Brutto rovescio, chiarire il quadro tattico

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Il Genoa vero non è quello apparo scintillante contro l’arrendevole Crotone e neppure quello clamorosamente “cappottato” al San Paolo.
Mister Maran non ha perso occasione di rimarcare i momenti agitati trascorsi alla vigilia dell’ultima sfida, con tanto di positività al virus, tamponi in serie per tutti i tesserati e partenza procrastinata per la Campania, ma da qui a giustificare il punteggio tennistico incassato ce ne passa.

Ben vengano certi rovesci, ancorché pingui nella connotazione numerica, se la società saprà, nei prossimi giorni, farne tesoro ed agire di conseguenza prima che i buoi siano definitivamente scappati. Servono rinforzi che si sarebbero dovuti già offrire all’allenatore, ma è indispensabile anche un chiarimento con lo stesso Maran riguardo al quadro tattico definitivo. Tutti abbiamo esaltato, nelle scorse settimane, la duttilità mentale del trainer trentino, lontano anni luce dalle rigidità dei cosiddetti taleban, ma più di tanto non gli si può forzare la mano. Maran, nella sua lunga carriera, ha sempre optato per la difesa a quattro, mutando semmai la struttura di centrocampo ed attacco e per la primissima volta si trova ad impostare una squadra con la “tre”. Su questo tema sorge spontaneo un interrogativo: il modulo è stato farina del suo sacco, sulla base delle caratteristiche dei giocatori, o la società in qualche modo ha esercitato una pressione per fargli imboccare quella strada? Di sicuro in questo vestito tattico mister Rolando non si sente a proprio agio: da qui certe discrasie che concernono prettamente la fase difensiva, apparsa tutt’altro che convincente già nel match di apertura ed allarmante una settimana più tardi.

Il problema di fondo si rispecchia in diverse situazioni. Ad esempio, il baby Pellegrini, giunto di fresco dalla Juventus (che a sorpresa gli ha preferito uno sconosciuto proveniente dalla C…) ha fatto faville con Maran a Cagliari, ma in una difesa a quattro: nella “tre”, a Fuorigrotta, non è affatto piaciuto.

Altro problema: i buchi in un reparto mediano individualmente provvisto (grazie all’ottimo mercato condotto da Faggiano) ma assortito malamente. Se si affrontano squadre di prima fascia come il Napoli con una mezza punta come Zajc a centrocampo, è inevitabilmente che si vada in barca. Nell’attesa sempre meno fiduciosa di Sturaro – da mesi opite fisso dei centri di riabilitazione fisica – sarebbe servito perlomeno un mediano di rottura come Behrami, il cui inserimento è parso tardivo, a situazione ormai compromessa. Senza copertura in mezzo, i tre difensori schierati si sono subito trovati in angustie.

Pur in un settore numericamente folto, un elemento “di gamba” manca, e temiamo continui a mancare anche al gong del mercato. D’altronde, sono ben altre le priorità per ovviare a lacune ampie come voragini. La difesa, innanzitutto, andrebbe puntellata con due rinforzi, ricordando che la scorsa primavera, prima del lockdown, Romero e Soumaoro (prima del pasticciaccio contrattuale con il suo procuratore) erano titolari inamovibili ed ora sono migrati verso altri lidi senza essere stati minimamente sostituiti. Nell’attuale terza linea fanno difetto robustezza (il classico marcantonio dalle spalle larghe) e velocità (così da poter pressare alto): siamo certi che l’arrivo non improbabile di Ranocchia, panchinaro fisso (seppur dell’Inter) nelle ultime annate, sia la panacea? Permetteteci di dubitarne.

Eppoi la prima linea. Anche qui mancano due elementi: una seconda punta e soprattutto il bomber da almeno dieci gol. Impossibile scovarli – specialmente il secondo – senza un sacrificio economico, immediato o procrastinato che sia. Ora come ora, Maran può disporre di Destro (inaffidabile quanto a costanza di rendimento e da rivedere contro difese organizzate), Pandev (37 anni compiuti), Pjaca (tecnica da fuoriclasse abbinata ad un’autonomia atletica alquanto scarsa). Aggiungiamoci un paio di giovincelli appena approdati in rossoblù e tutti da valutare. Con un gruppetto del genere non si potrebbe affrontare neppure la serie B.

Infine, il secondo portiere. Perin – date le vicissitudini di ordine chirurgico già passate – era e resta un soggetto a rischio a prescindere dal Covid. Ebbene, il suo sostituto designato è un ex campione del ruolo già bocciato inesorabilmente alla Lazio e ormai abituato ad osservare le partite da bordo campo. Farà anche “spogliatoio”, tanto per evidenziare una sua indubbia dote, ma in una squadra di serie A serve un dodicesimo che pari, non un “compagnone”.

Sono parecchi, dunque, gli interventi da compiere per uscire dal limbo, e il tempo comincia a scarseggiare. Di certo non basterà l’apprezzabile maquillage compiuto a centrocampo per immergere finalmente l’ambiente genoano nel mare della tranquillità.

Pierluigi Gambino

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