Una lezione di cui far tesoro

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Quando incassi tre gol, un quarto ti è salvato dalla traversa e il tuo portiere è il migliore in campo, è arduo contestare il risultato. La Sampdoria, all’Alliance Stadium, è esistita solo in qualche scampolo di secondo tempo, nel quale ha costruito un paio di occasioni ghiotte, ma per il resto è rimasta in balìa di una Juventus infarcita di rincalzi e senza un centravanti.

Proprio le assenze nelle file bianconere avrebbero dovuto instillare coraggio in mister Ranieri, il quale – di converso – ha schierato inizialmente l’undici più prudente del mondo, correggendo l’assetto solo nella ripresa. Beninteso, la la Samp avrebbe perso ugualmente, ma si deve parlare di mezza partita regalata, in cui i blucerchiati hanno solto passivamente il ruolo di sparring partners. Non si poteva ovviamente competere in fatto di tecnica, ma con uno schieramento equilibrato e collaudato le chances di scamparla sarebbero state assai più elevate. L’unico vantaggio rispetto alle altre compagni di A era l’affiatamento in una struttura tattica già collaudata: a che pro stravolgerla?

Come si può rinunciare in un sol colpo a Ranieri e Quagliarella – la fantasia e l’esperienza al potere – per affidare integralmente le chiavi dell’attacco al solo Bonazzoli, che è sì centravanti ma di manovra e non ha il fisico per quel tipo di ruolo? Non si poteva evitare il peggio con una grande “ammucchiata” al limite della propria area col solo scopo di chiudere ogni pertugio.

Si dirà: nella ripresa, con gli uomini teoricamente giusti in campo la Samp ne ha beccati non uno ma due, ma ormai la “frittata” era compiuta e la rimonta è subito parsa proibitiva.

Ribadito che stavolta il Baronetto non ha convinto granché nelle scelte, è indubbio che la squadra sia mancata anche nelle qualità caratteriali adatte alla bisogna. Sia chiaro, la Samp, in questi ultimi anni, è parsa raramente una squadra sanguigna e grintosa, ma certe prestazioni caratterialmente vuote di contenuto restano ugualmente intollerabili al di là degli uomini schierati. Vero, è partito Linetty, uno dei rari elementi combattivi, ed Ekdal, acciaccato e lontano da una forma accettabile, è parso subito in ritardo di condizione, ma non bastano queste due considerazioni a giustificare l’impasse di una formazione così assente.

Un pessimo avvio, non tanto come punteggio, quanto nell’atteggiamento. Ma, alla luce di certe prestazioni singole, è doveroso aprire il libro del mercato, che per la Samp, almeno in entrata, è solo una serie di fogli bianchi. Basterà l’annunciato arrivo di Keita Baldè a colmare le lacune esistenti? Intanto, Ranieri ha ammesso di dover ancora capire come impiegarlo. Come attaccante regalerebbe velocità e anche fantasia al reparto, ma senza migliorarne la fisicità. Come esterno, accrescerebbe di gran lunga l’incisività offensiva, magari con qualche rischio in più negli equilibri tattici. Ben venga, comunque, un rinforzo del genere (sperando che Sir Claudio lo rivitalizzi), ma servono altri innesti: un sostituto di Linetty, probabilmente un secondo “regista” (per ovviare agli acciacchi sempre più frequenti di Ekdal) e, soprattutto, un esterno difensivo di destra, così da spedire in panchina o in altri club il sempre più deludente Bereszynski, primo artefice del raddoppio juventino con una svirgolata che neppur nei dilettanti…

A sentire i critici nazionali, la Samp rientrerebbe nel ristretto lotto delle pericolanti. Un pessimismo che la gran parte dei tifosi – indispettiti dalle strategie del Viperetta – sposano in pieno. Giusto rinviare i giudizi di qualche settimana, ma è doveroso intervenire e far sì che la batosta rimediata in Piemonte sia una lezione da sfruttare.

Pierluigi Gambino

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