Olanda-Polonia 45 anni dopo

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Anche la Rai fece arrivare nelle case degli italiani le immagini di Polonia-Olanda. Parliamo di 45 anni fa, era il 10 settembre 1975, nell’ambito delle qualificazioni alla fase finale degli  Europei di calcio dell’anno dopo si affrontavano le due nazionali che poco più di un anno prima avrebbero dovuto essere le due finaliste ai mondiali in Germania, con i biancorossi dell’Est superati al termine di un’entusiasmante semifinale dai padroni di casa teutonici. Olanda e Polonia esprimevano in quel momento quanto di meglio si potesse vedere, con Italia e Brasile in una fase di involuzione e ricostruzione e quel giorno si affrontarono a Chorzow, città industriale del Sud nella Slesia, che viveva di carbone, lo stadio era gremito da oltre settantamila spettatori  per quella fondamentale partita, con Olanda e Polonia che erano state inserite nello stesso girone di qualificazione, insieme alla Finlandia ed all’Italia che Fulvio Bernardini cercava di ricostruire dopo il naufragio tedesco dell’anno precedente.

Non ci fu partita, finì 4-1 per i padroni di casa, con tutto il tridente a segno, Lato, Gadocha e Szarmach con una doppietta e la rete finale di René Van de Kerkhof a rendere solo leggermente meno amara la batosta patita dall’”Arancia meccanica” di sua maestà Johann Cruijff, il “profeta del gol”. Nove undicesimi di quella squadra erano i reduci del mondiale dell’anno prima, tra i pali quel gigante di Tomaszewski che fu il protagonista assoluto a Wembley nel 1973, quando grazie alle sue parate la Polonia eliminò l’Inghilterra dai mondiali del 1974. Una squadra sapientemente assemblata da Kazimierz Gorski, esplosa a sorpresa con la vittoria olimpica del 1972 contro la favoritissima Ungheria: davanti al portiere difensori arcigni come Szymanovski, Gorgon ed un giovane Zmuda, a centrocampo il moto perpetuo di Kasperczak e Maszczyk con un altro Casimiro a dettare i tempi ed andare a rete, quel Deyna miglior calciatore polacco della storia e giudicato miglior giocatore nel Mondiale 74, che concluse la sua troppo breve vita terrena schiantandosi a 42 anni contro un muro a San Diego, in California, dove aveva concluso la sua carriera e dove si era abbandonato al vizio dell’alcool. Il tecnico si affidò in avanti ad un terzetto complementare, a destra il classico ed esperto Gadocha,  tutto finte e scatti, a sinistra Lato, opportunista e goleador del Mondiale 74 e come centravanti Szarmach, che sostituì Lubanski, il miglior goleador del calcio polacco, messo ko da un’entrata assassina dell’inglese Ball in un Polonia-Inghilterra del giugno 1973.

Era l’Olanda di Suurbier e Krol, di Van Hanegem e Jansen, di Neeskens e Cruijff, ma quel pomeriggio le immagini che arrivarono in bianconero da quella lontana città carbonifera dell’Est europeo, con il sottofondo sonoro continuo tipico di quando gli avvenimenti si svolgevano in quelle zone, certificarono la grandezza di una squadra che un mese dopo venne sconfitta per 3-0 allo stadio Olimpico di Amsterdam e perse la qualificazione alla fase finale per differenza reti. Ma quella Polonia resterà nella storia del calcio, pur avendo vinto solo un titolo olimpico, per la capacità del tecnico Gorski di aver saputo assemblare una squadra che accoppiava fisicità a tecnica e che, a differenza di altre nazionali più blasonate, era un gruppo compatto e solido , un gruppo che Bearzot prese ad esempio per plasmare l’Italia che, dalle ceneri di Germania 74, seppe risorgere, prima con il Mundial argentino, dove esprimemmo il miglior calcio del torneo e poi, quattro anni più tardi, con il trionfo a Madrid nel luglio 1982.

Marco Ferrera

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