Il Genoa del futuro avrà il sorriso di Maran?

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Dunque il Joker ha deciso di staccarsi da un mondo che evidentemente lo ha stufato. A sentire le sue parole, al più presto di farà da parte, scegliendo un addetto ai lavori che gestisca il Genoa al suo posto: sulla carta una novità rivoluzionaria, ma all’atto pratico occorrerà verificare quanta libertà operativa sarà concessa al nuovo timoniere. Senza contare che toccherà sempre al proprietario stabilire il budget: particolare di non poco conto quando occorre rifare di sana pianta un organico in grado di affrontare senza scossoni la massima serie.

Chiunque avrà l’onere e l’onore dei gestire il Genoa dovrà fare i conti con un indifferibile cambiamento di strategia. Basta con i prestiti da club importanti, con i vecchietti a fine carriera, con i giocatori ricchi di problemi fisici. Certo, bisogna che la proprietà fornisca ai suoi rappresentanti i mezzi economici indispensabili per la ripartenza: guai ad invitarli semplicemente ad arrangiarsi. Per anni, Preziosi ha furoreggiato acquistando giovani di valore per poi rivenderli, ma da quando ha ripudiato questa linea di condotta, il Genoa è precipitato in zona retrocessione, con un crollo verticale nella qualità della rosa. E le ultime, sofferte salvezze sono state favorite principalmente dall’estrema modestia di tre avversari per stagione, più che dai meriti di casa rossoblù.

A quanto risulta, in spregio a questa dichiarata volontà di estraniarsi (alla quale in pochi prestano fede, conoscendo il personaggio), Preziosi ha già iniziato a guardarsi attorno per identificare un altro allenatore, l’ennesimo su cui poggiare la ricostruzione rossoblù.

Tutto può succedere, ma le quotazioni di Nicola, nonostante il suo personale ruolino di marcia da nono posto assoluto, sono in netto calo. La sensazione è che il torinese sia stato considerato un tecnico adatto a sollevare la squadra dalla melma ma non in grado di firmare un progetto inedito. I suoi meriti nell’operazione salvezza sono indiscussi, ma non è mancata qualche caduta di rendimento: i 5 gol incassati a Reggio emilia ed anche qualche scelta di formazione. Tanto per fare un esempio, domenica scorsa qualsiasi mister lucido e minimamente navigato avrebbe tolto dal campo il già ammonito Romero (recidivo in scorrettezze) prima che lo facesse, d’imperio, l’arbitro, lasciando così in dieci uomini il Genoa. Un errore da matita rossa che soltanto la benevolenza di un Verona ormai scarico agonisticamente ha lasciato passare.

Buona parte dei tifosi spinge per la riconferma di Nicola, ma è anche giusto che la società non si faccia influenzare più di tanto: l’importante sarà operare una scelta consapevole e convinta, evitando però di ricadere nel fatale sbaglio già reiterato di affidarsi ad allenatori alle prime armi, magari validi potenzialmente ma immaturi. Il nome più ricorrente è quello di Maran, che prima dell’esonero aveva a lungo guidato con ottimi risultati il Chievo. Di sicuro, la scelta del mister è prioritaria e va perfezionata al più presto.

Quanto alla rosa, sarà inevitabile attaccare gran parte deli attuali petali. Parecchi partiranno naturalmente, per fine prestito o per esaurimento del contratto, altri dovranno essere lasciati liberi per ragioni angrafiche: passi il massiccio ricorso agli Over 34 pur di ottenere la salvezza, ma per una ricostruzione sarà d’uopo guardare altrove e liberarsi di gran parte di loro, cosiccome di quei giocatori che, condizionati da gravi infortuni subìti, non risultano affidabili a livello fisico.

Insomma, è alle porte, almeno in teoria, una rifondazione, che potrebbbe partire da quegli elementi rivalutati recentemente da Nicola: Jagello e Lerager (utilissimi nella corsa alla salvezza), forse Ankersen, tutti reduci da mesi e mesi di panchina se non di tribuna.Sarà poi da valutare la posizione altri individui che potrebbero legarsi definitivamente al Genoa come Perin e Sanabria, a patto che la società decida di investire sul loro cartellino.

A livello tecnico, la prima mossa da compiere sarà il reperimento di un centravanti con la “C” maiuscola: dei vari Pinamonti, Favilli e Destro, il popolo genoano non vuole vedere più neppure l’ombra.

Pierluigi Gambino

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