Samp brava a crederci più del Lecce

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No, stavolta non contava la prestazione, ma esclusivamente il risultato. La Samp ha espugnato Lecce, scavando un fossato probabilmente decisivo tra se stessa e i pugliesi, sempre più candidati alla discesa agli inferi. La classifica ora sorride, anche se nelle restanti nove partite occorrerà non rilassarsi. Ma se domenica prossima i blucerchiati riuscissero a sfruttare appieno anche il turno casalingo contro la Spal, ecco che i tremori sparirebbero definitivamente. D’altra parte, Ranieri è conscio da mesi dei limiti dell’organico a disposizione e non chiedeva altro che restare sempre fuori dal precipizio. Missione compiuta.

In Salento era troppo alta la posta in palio per pretendere una squadra scintillante e lucida dal principio alla fine. Bastava produrre qualcosa in più degli avversari, e così avvenuto, e pazienza se la differenza conclusiva non si è materializzata in un gioco migliore ma in un grado di ingenuità inferiore.

Le due squadre da tempo accusano problemi in zona gol. Era quasi inevitabile che fossero le massime punizioni a decidere i match. Tre falli assurdi, in particolare i primi due, ma da punire chiaramente. Bravo e fortunato Jankto nel farsi atterrare da Tachtsidis, che avrebbe dovuto e potuto evitare l’impatto falloso. Thorsby ha restituito il maltolto ai pugliesi con un intervento su Saponara che sarà anche stato sul pallone, ma era col piede a martello: un raptus imperdonabile in una partita così importante.

L’ultima massima punizione è stata una finezza di un arbitro esperto come Rizzoli, tra i migliori dello Stivale: quanti suoi colleghi avrebbero rilevato il colpetto di Paz sul ginocchio di de Paoli in piena area? Certo, una decisione sul filo, ma come contestarla?

Semmai, sempre in tema di condotta autolesionistica, occorre rilevare la censurabile reazione di Bonazzoli in apertura di gara sul fallo subito da parte di Donati. Rizzoli non se n’è avveduto, salvando l’attaccante blucerchiato, ma urlare allo scandalo dopo che qualche giorno prima la Samp aveva subito torto peggiore sotto forma di mancato rigore (ed espulsione) del bolognese Danilo suonerebbe ingiusto.

Escludendo gli episodi dei rigori, la Samp qualcosa più del Lecce ha messo in mostra. Nulla di trascendentale, ma quanto basta per considerare legittimo il successo. La banda del Viperetta ha commesso meno errori tecnici, è parsa più pericolosa in contropiede, ha dato segno di maggiore compattezza, meritando alfine i tre punti, pur soffertissimi. Da rilevare, nel quadro di una prova tecnicamente non trascendentale, la conferma della resurrezione di Audero (sempre puntuale ed attento in ogni intervento), la sontuosa recita di un Colley atleticamente strabordante e concentratissimo, il primo tempo convincente del terzino sinistro Augello, l’impatto felice di Gabbiadini come subentrante. Ma – escludendo quel gesto suicida di Thorsby – nessun doriano è sceso sotto la sufficienza.

Una lode va pure spesa per mister Ranieri, che ha riscattato qualche decisione discutibile contro il Bologna azzeccando la formazione di partenza e, soprattutto, inviando sotto la doccia, nell’intervallo, Bonazzoli, che – dopo il fattaccio iniziale – poteva finire nel mirino dell’arbitro. Un tecnico esperto come il testaccino sa come comportarsi in certe spinose circostanze.

I puristi potrebbero sostenere che nell’ultima fase di match i blucerchiati potevano congelare il risultato tenendo palla piuttosto che limitarsi ai contropiede, ma la paura di vincere, quando ci si gioca una stagione, avrebbe condizionato qualsiasi formazione e, d’altronde, era doveroso nn sbilanciarsi di fronte ad un Lecce ricco di orgoglio, agonisticamente in palla e sorretto dalla forza della disperazione.

Pierluigi Gambino

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