Condizione atletica in crescita, troppi limiti nella manovra

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Per una volta, la rivalità di contrada deve affondare in un mare di sollievo. La sconfitta del Lecce è un unguento che lenisce le recenti ferite e consente di credere nella guarigione definitiva, vale a dire la salvezza. Il timore era di ritrovarsi d’acchito al terz’ultimo posto ed invece la Samp ha affondato nelle miserie dei giallorossi di Puglia, tenendo a galla pure i “cugini”, i quali hanno forse capito che la loro debolezza è pur sempre inferiore a quella dei salentini. In tempi di carestia, bisogna accontentarsi, senza fare gli schizzinosi.

Così il Genoa può preparare il viaggio in Friuli con qualche affanno di meno: Intanto, può archiviare il capitolo proibitivo targato Juventus con qualche fresco motivo di speranza. Rispetto alla gara di Brescia, forse condizionata dal caldo torrido, il passo avanti a livello atletico è stato notevole, anche se la brillantezza necessaria fa ancora difetto a parecchi pilastri, che faticano ad avvicinarsi alla forma fisica pre Covid.

Globalmente, ad onta dei tre gol incassati e delle paratone di Perin, l’assetto difensivo è cresciuto e gli errori sono stati ridotti alla lieve ma decisiva smagliatura collettiva in occasione del vantaggio.  Madama, per abbattere il muro genoano, ha dovuto ricorrere a tre “perle” dei suoi fuoriclasse e solo dopo aver colpito lungamente ai fianche l’antagonista ne ha avuto ragione.

I problemi reali in casa Genoa riguardano piuttosto l’impostazione della manovra e la concretizzazione, come dimostrato da un dato: il primo tiro vero e proprio verso la porta juventina è stato scoccato alla mezz’ora della ripresa, a risultato ampiamente acquisito. Vero che di fronte ad una compgine così dotata ed organizzata, costruire trame decenti è un’impresaccia, ma per vincere le gare da vincere (bisticcio dialettico voluto) occorre ben altra fluidità di manovra. Ogni tanto si deve rinunciare al lancio lungo verso punte neppure specialiste nell’azione di appoggio e provare con il giropalla: soluzione improba quando la tecnica individuale è carente, ma quando si incontreranno Lecce e Spal a Marassi ed anche in occasione del derby – tutte gare abbordabili, sulla carta – si dovrà ogni tabto imporre il proprio gioco.

A questo proposito, una cartina al tornasole sarà già il mathc di Udine, dove mancherà per squalifica Schone, discutibile finché si vuole per la sua scarsa autoomia fisica e non certo in condizioni smaglianti, ma pur sempre il solo che sappia dirigere il traffico con un briciolo di raziocinio e precisione balistica. D’altronde, le alternative non esaltano: Behrami e Sturaro sono fiori di mediani e nulla più, il rilanciato Lerager (comunque tra i più dotati nel tocco di palla) e Cassata mezze ali pure, peraltro prive del cambio passo, e sulle fasce laterali si alternano elementi che nella metà campo avversaria non fanno mai la differenza.

Alle manchevolezze della mediana si deve aggiungere il cronico limite di una prima linea numericamente pletorica, ma ahinoi povera di pericolosità. Riagganciandosi doverosamente al Genoa di febbraio e marzo, dobbiamo augurarci che Sanabria, il 37enne Pandev e il redivivo Iago Falque, gli unici giocatori di classe ma anche vittime di costanti acciacchi, inventino di sana pianta i gol della salvezza, sopperendo così agli stenti dei bomber teoricamente deputati alla segnatura: Favilli (il più bravo nel sacrificarsi per la squadra, ma anche il meno spietato in area), Destro (un potenziale campioncino mai uscito dalla crisalide a quasi trent’anni) e dello stesso Pinamonti, se non altro corroborato nel morale dal pur platonico sigillo apposto di fronte alla Vecchia Signora.

Pierluigi Gambino

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