Troppe defaillance. Bene la rimonta ma a Brescia 2 punti persi

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Che il Covid passasse sul campionato come acqua di fonte non lo immaginava nessuno. Era scontato un certo sommovimento nei valori e nelle prestazioni, ma non si pensava che tra le formazioni più arrancanti dopo la ripresa ci sarebbe stato il Genoa. Pagato a caro pezzo il riavvio contro il Parma, era auspicabile una metamorfosi a Brescia, in una partita da non falire assolutamente, ma il responso del campo è stato desolante, e se la rimonta centrata da 0-2 a 2-2 consente di non disperare, dall’altro lato – pensando all’inizio di partita da incubi – sono fioriti rimpianti a josa.

Si deve parlare di due punti persi più che di uno guadagnato: c’è il forte timore, infatti, che le avversarie dirette contro le “rondinelle” ultime in classifica e imbottite di diciottenni finiranno per fare il pieno.

Cosa sta succedendo al Grifo, davvero irriconoscibile rispetto alle sue ultime versioni marzoline? Siccome i giocatori sono gli stessi – anzi, c’è uno Jago Falque in più – non si può che parlare di un netto calo atletico, figlio di una preparazione sommaria, avviata più tardi rispetto alla concorrenza. E se la lunga sosta può incidere in giocatori di 25 anni, figuriamoci quando le primavere all’anagrafe sono ben oltre le 30. La rimonta di bebbraio era stata principalmente propiziata dai vari Pandev, Schone, Criscito, Behrami, Masiello, Zapata tutti avanti con l’età: ebbene, nessuno di loro può reggere al ritmo di tre gare a settimana, e senza il loro pieno apporto, i restanti petali della pletorica rosa genoana si smarriscono. A ciò si aggiungano le inattese amnesie di altri punti di forza come Soumaoro, Romero (utilissimo in avanti ma pessino nella propria area), Sturaro, Biraschi e le conferme inquietanti della scarisssima pericolosità in zona gol di centravanti come Favilli, Pinamonti e Destro, incapaci di segnare su azione ed anche di contribuire con un accettabile gioco di sponda per i compagni.

I conti non tornano, insomma, e il calendario – a parte il vantaggio indubbio di affrontare a Marassi il vero antagonista stagionale, il Lecce – non consente sonni troppo tranquilli. Sono troppi i giocatori obnubilati da uno stato di forma insufficiente, che impedisce di ricercare sempre la soluzione più semplice ed efficace. A Brescia per lunga pezza la squadra rossoblù si è affidata esclusivamente a lanci lunghi, a scavalcare il centrocampo, per attaccanti che non sono mai stati abilissimi a tenere palla e a favorire gli inserimenti dei compagni.

Sotto l’aspetto della trama, specialmente quando Schone è in panca, nessuna squadra di serie A appare qualitativamente così scadente e non sempre può bastare l’undubbia personalità dei numerosi veterani a garantire un futuro decente. E se è vero che, fatto salvo qualche inamovibile, tutti i giocatori del Genoa possono essere rimpiazzati da pari livello, è vero che l’alternanza fra calciatori mediocri non risolve il problema di fondo. Così la sola via d’uscita è un ritorno il più rapido possibile ad una condizione decorosa, quella che quattro mesi fa era stata alla base del riscatto dall’ultimo posto in solitudine alla zona salvezza.

Ed ora, via all’improba “mission Juve”. Quella bianconera è una copia opacissima della squadra di qualche mese fa, ma il Genoa attuale non sembra in grado di approfittarne. Bisogna però provarci, prestando mille attenzioni a non perdere – oltre alla partita – qualche giocatore per infortunio o squalifica. Al resto si spera che provveda la Sampdoria, impegnata proprio in casa del Lecce: una sua malaugurata sconfitta imguaierebbe non solo i blucerchiati ma anche i “cugini” rossoblù.

Pierluigi Gambino

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