Genoa choc, il Parma lo punisce con una quaterna

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Il risveglio dopo il lungo torpore da pandemia è stato choccante. La speranza è che il Genoa abbia semplicemente pagato il dazio dell’ambientamento, accresciuto dalla ben differente condizione psico-fisica di un avversario che, auspice il recupero col Toro, aveva già ripreso contatto con il campo di gioco e con l’agonismo.

Certo, il divario tra il Parma e il Grifone è stato abissale lungo tutto il primo tempo e comunque rilevabile anche nella ripresa, quando gli emiliani, limitandosi a controllare la partita e a cedere la superiorità territoriale, sono ugualmente riusciti a colpire altre due volte. Forse il 4-1 è umiliante per Schone e compagni, ma due golletti di scarto di stavano tutti.

Tenendo fede alla premessa di cui sopra, i rossoblù, terminato l’acclimatamento, dovrebbero presentarsi con ben altra brillantezza sabato pomeriggio al Rigamonti di Brescia per un impegno che è improvvisamente diventato delicatissimo e di capitale importanza.

Solo il campo dirà se in quest’esordio così fallimentare abbia solo inciso la disabitudine a certi ritmi, ma un timore si fa largo, a disturbarci le notti: che il Genoa stia scontando le due-tre settimane in meno di preparazione decise da una società che ha tergiversato sino all’ultimo prima di concedere il via libera agli allenamenti? Le malelingue sostengono che il presidente si sia comportato così per pagare il meno possibile, e magari con un un po’ di ritardo, i propri giocatori, ma ricercare adesso un colpevole rappresenta un esercizio sterile.

Di sicuro trovare altre spiegazioni al passo indietro compiuto non ha qualche ma da tutti i calciatori scesi in campo è impresa ardua. Guai, però, se l’impasse dovesse durare nel tempo: significherebbe mettere a rischio la conquista più preziosa, vanificando inoltre tutto quanto di eccellente era stato proposto nell’ultimo mese pre-interruzione.

Bisogna al più presto ritrovare fiducia e smalto, e forse – anche alla luce dei successi recenti di Bologna e San Siro – dover giocare in trasferta (tantopiù senza pubblico avverso sugli spalti) potrebbe perfino rappresentare un vantaggio. Certo, resta la preoccupazione per il crollo di un assetto difensivo che – complici gli innesti di Soumaoro e Masiello – era diventato un punto di forza. Le costanti distrazioni di Romero inducono a riflettere se non sia il caso di riportare in terza linea Biraschi, ma anche dai due rinforzi invernali è lecito attendersi ben altro rendimento.

Il centrocampo va indubbiamente registrato e deve tornare alle cadenze di marzo: data la sua carenza di fisicità, non potrebbe opporsi altrimenti ad avversari più strutturati. Capaci di dominare nel gioco aereo.

Il discorso dell’attacco è trito e ritrito. Il mancato impiego di Sanabria, in palla tre mesi fa, ha indebolito il reparto, sottoposto a gara incorso ad un tourbillon di cambi che – se eccettuiamo il discreto approccio di Iago Falque, tra l’altro dimostratosi rigorista precisissimo – ha ribadito le vecchie remore riguardo all’incisività dei vari Favilli, Pinamonti e Destro, che in tre non ne fanno uno decente.

Attendiamo dunque con curiosità la controprova, ben comprendendo che una squadra così leggera in mezzo al campo e in avanti può salvarsi solo se innesta un’altra marcia. Nicola sta senz’altro meditando un’altra mini-rivoluzione (con capitan Criscito forzatamente in bacino di carenaggio), ma non illudiamoci più di tanto: l’organico genoano è tra i più nutriti della categoria, ma alla quantità non corrisponde affatto una pari qualità.

Fortunatamente, agli antichi limiti del Lecce, primaria avversaria sul fronte più caldo, di per sé offre mille appigli all’ottimismo, ma basarsi principalmente sui difetti altrui non è affatto consigliabile.

Pierluigi Gambino 

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