Da inesistente a dignitosa: le due facce della Samp contro l’Inter

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Db Temu' (Bs) 20/07/2019 - amichevole / Sampdoria-Real Vicenza / foto Daniele Buffa/Image Sport nella foto: Morten Thorsby

Era inevitabile, per un gruppo colpito profondamente dal Covid, pagare il pegno di un iniziale riambientamento. Tanto valeva scontare l’handicap contro una grande, senza bruciarsi alcuna chance di fronte a formazioni più abbordabili, quelle da provare a battere.
Evidentemente, dopo la lunga sosta, serviva riprende confidenza con il campionato, sicché si può spiegare almeno in parte il pessimo primo tempo giocato a San Siro, come dimostrato dal dato del possesso palla: 80 per cento a favore dell’Inter. Sino al via del secondo tempo, in pratica, i blucerchiati non sono scesi in campo, esaltando vieppiù le qualità di un’antagonista già ispirata di suo, forse il team attualmente più in forma della serie A. Tanto di cappello alla Beneamata – perlomeno a quella del primo tempo – ma la Samp ha fatto di tutto per renderle il compito agevole. Contro certi campioni, occorre restare compatti fra i reparti, chiusi a doppia mandata, in grado di far sudare l’eventuale vantaggio. Invece nelle due azioni vincenti e in qualche altra circostanza i nerazzurri hanno… giocato alla playstation, costruendo azioni apparentemente irresistibili a petto delle belle statuine di casa Ranieri, incapaci di opporre un minimo di resistenza.

Una Samp sulle ginocchia, incapace persino di bloccare le offensive meneghine con qualche intervento deciso e qualche fallo. Un atteggiamento che ci può stare trattandosi del match d’esordio, ma guai a ripeterlo in sfide più importanti. Se non altro, l’intemerata di mister Claudio a metà gara ha risvegliato l’orgoglio sopito dei suoi, facendo loro prendere coscienza della situazione. Così è sgorgato un secondo tempo dignitoso, sfociato nel gol della speranza: vero che l’Inter è crollata di schianto, ma in questa metamorfosi ha inciso parecchio il nuovo spirito dei blucerchiati.

L’onore è salvo e quella ripresa giocata alla garibaldina rappresenta un messaggio di speranza in un futuro meno travagliato. Restano però limiti tecnici preoccupanti in ogni reparto, ma particolarmente in zona gol, pur tenendo conto che il giovane Lagumina, inserito a sorpresa nell’undici base, non ha affatto sfigurato, Ma questa Samp così povera di telento non potrà mai permettersi – neppure contro rivali più abbordabili – di rinunciare in un sol colpo a Quagliarella, Gabbiadini ed Ekdal. E se il forfait del capitano – dovuto ad un guaio muscolare – era stato già metabolizzato, il mancato impiego del suo abituale compagno di reparto e dell’unico “regista” di classe assoluta in organico h acceso la spia dell’allarme rosso. E’ probabile che la pandemia abbia infiacchito entrambi, ma se la loro ascesa ad una condizione accettabile dovesse ritardare, si addenserebbero sul cielo sampdoriano nuvoloni gonfi di pioggia. I loro sostituti, infatti, potranno anche meritare qualche applauso, ma non hanno qualità sufficienti per tranquillizzare tecnico, dirigenti e tifosi.

Se non altro, resta come ultimo ricordo del viaggio nel tempio milanese quel secondo tempo agonisticamente accettabile: la base di partenza per non abbattersi e fronteggiare i prossimi impegni con la necessaria fiducia. Certo, la trasferta di mercoledì nella tana della Roma è un altro scoglio di dimensioni ciclopiche, ma anche una Samp raffazzonata ha il dovere di giocarsi le proprie carte con sufficiente convinzione, partendo dal presupposto che altri saranno gli appuntamenti da non fallire assolutamente.

Pierluigi Gambino

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