Genoa-Parma: vietato sbagliare!

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Gara da vincere a tutti i costi questa col Parma? No, anche se tutti i capitoli di campionato ancora da scrivere assumono una certa importanza. Il Grifo non è più in condizioni disperate e può permettersi di affrontare questa prima sfida post Covid senza particolari assilli di classifica. Sarà curioso verificare l’atteggiamento dei crociati, che da mesi hanno centrato l’obiettivo minimo stagionale ed ora debbono mostrarsi – anche a livello nervoso – competitivi per una poltrona europea.

Il vantaggio del fattore campo è relativo, quasi inesistente, data la mancanza del pubblico: tantomeno contro una squadra che sinora ha ottnuto copiosi risultati in trasferta. Piuttosto, può essere favorevole il fatto che gli emiliani siano scesi in campo tre giorni prima nel recupero in casa del Toro: tempo forse insufficiente per assorbire le scorie della fatica iniziale dopo mesi di sosta forzata.

Altri sono però i fattori sui quali il Genoa deve puntare. In primis il morale alle stelle dopo l’impresa corsara di San Siro, figlia non della casualità ma di una metamrfosi ormai completata da “brutto anattocolo” prima della rivoluzione di gennaio a cigno dalle piume candide, come apparso nelle ultime esibizioni.

Questa ritrovata fiducia però, se da una parte deve rappresentare una forza, dall’altra non deve indurre ad interpretazioni tattiche troppo audaci. Sì perché il Parma sarebbe prontissimo ad approfittare di eventuali sbilanciamenti dell’antagonista: è la sua riconosciuta qualità.

D’altronde la compagine di D’Aversa – priva da tempo immemore del quotato Inglese, l’unico autentico centravanti in organico – punta da sempre alla velcità di Kulusewski e di Gervinho negli spazi larghi: due frecce a volte imprendibili anche per difensori centometristi. I crociati concedono spesso la superiorità territoriale  il comando delle operazioni all’antagonista per attirarlo in una trappola mortale: sta a Nicola impostare il suo Genoa secondo un assetto equilibrato che non frustri le intenzioni di vittoria limitando nel contempo i rischi difensivi.

Il tecnico rossoblù ha il vantaggio di poter sfruttare un gruppetto di una quindicina di elementi pressoché interscambiabili. A destra il redivivo Ghiglione offre una versione offensiva alla manovra, magari pagando qualcosina in fase di interdizione. Più bloccato è sicuro è l’undici genoano co Biraschi sulla destra e Romero nel terzetto di centrali difensivi.

Comunque si tratta di una scelta ardua, al pari di quella che si pone in mezzo al centrocampo, altra zona in abbondanza. Cassata ha saputo trasformare critiche feroci in consensi convinti, sino a dventare decisivo come a Milano: ovvio che reclami una maglia da titolare, giocandosi una possibile stffetta con Sturaro o Behrami, due puntelli condizionati però da una certa fragilità fisica.

Lo svizzero, sontuoso rinforzo invernale, ha già spento 35 candeline e sarà d’uopo centellarlo al pari di un compagno ancor meno giovane, il sempiterno Pandev, attorno al quale è doveroso porsi un interrogativo capitale: meglio inserilo tra i titolari di partenza – come successo a Milano  – o tenerlo in ghiacciaia per chiedergli di cambiare connotati al match in corso d’opera? Di sicuro non gli mancano i sostituti, a partire da Iago Falque, finalmente pronto ad offrire un contributo tangibile alla causa. E se – Dio non voglia – occorresse risalire la china, ecco “tre centravanti tre” (Favili, Pinamonti e Destro, tutti attesi a riscattarsi dopo oltre mezza anata da dimenticare) in grado, sulla carta, di aggiungere chili, centimetri e cinismo in area ospite.

La “saga” dei ballottaggi, che ci accompagnerà lungo questo restante pezzo di stagione, rappresenta un punto a favore per il Genoa, che potrà così sfruttare appieno la fresca opportunità dei cinque cambi a partita.

Pierluigi Gambino

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