Scanziani fa le carte al campionato. “Mancanza tifosi grande problema soprattutto per le genovesi”

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Sandro Scanziani, capitano del primo trofeo conquistato dalla Sampdoria nel 1985, con il trionfo in Coppa Italia e poi protagonista a fine carriera anche con la maglia del Genoa, esamina la ripartenza del calcio, con le due semifinali di Coppa Italia.

“Ho seguito con attenzione le due partite ed ho visto un calcio diverso, soprattutto sotto l’aspetto atletico ed agonistico, la mancata preparazione e l’assenza di incontri amichevoli hanno sicuramente influito. Se escludiamo i primi venti minuti della partita della Juventus, in cui i bianconeri sembravano padroni del campo, si è giocato spesso sotto ritmo . Qualcosa di meglio si è visto tra Napoli ed Inter ma ripeto è ancora un calcio lontano da quello pre-covid”

Tante le novità, dal punto di vista tecnico la possibilità di poter effettuare cinque sostituzioni potrà influire a gioco lungo?

“Solo la Juventus ha la possibilità di poter cambiare cinque undicesimi senza alterare la qualità della squadra – dice l’ex rossoblucerchiato – sicuramente si tratta di una situazione nuova ma comunque positiva, considerato che si giocheranno dodici-tredici partite in poco più di quaranta giorni e gli allenatori avranno la possibilità di far maggiormente ruotare i propri giocatori. Si andrà in campo anche con temperature elevate e ci sarà il rischio di incorrere in numerosi problemi muscolari, collegati al fatto che non si è potuta effettuare la classica preparazione estiva.

Un altro fattore da considerare sarà la mancanza dei tifosi, è vero che sarà un problema generale ma squadre che tradizionalmente, come ad esempio le genovesi, vengono trascinate dal loro pubblico dovranno saper trovare le giuste motivazioni per arrivare a quei risultati necessari per raggiungere la salvezza, dovranno essere bravi gli allenatori a tenere alta la tensione che giocoforza cala quando scendi in campo senza l’apporto della folla”

E subito la sua Samp sarà impegnata nel recupero a San Siro contro l’Inter…

“Che oltre ad essere più forte avrà anche il vantaggio di aver già giocato una partita vera contro il Napoli… non sarà facile per la formazione di Ranieri, contro una squadra che con i tre punti potrebbe accorciare nei confronti del duo di testa, che vedo comunque favorito rispetto agli uomini di Conte”.

Lei dopo gli esordi a Como ed alcune stagioni nell’Inter, con la conquista di una Coppa Italia, approdò ad Ascoli, dove fu protagonista di una stagione memorabile culminata nel 1980 con il quinto posto…

“Nelle Marche ebbi la fortuna di essere allenato da G.B. Fabbri, l’allenatore migliore che abbia mai avuto e che ritrovai dopo la mia prima esperienza da calciatore con il Livorno. Seppe creare un grande gruppo che si tolse molte soddisfazioni, poi arrivò Mazzone con il quale non ebbi un grande feeling, soprattutto dal punto di vista umano… Racconto due episodi emblematici: la domenica mattina, come ero solito fare, mi recavo a messa e quel giorno il tecnico entrò in chiesa a metà funzione obbligandomi ad uscire, per andare a fare una passeggiata con i compagni… In occasione di una trasferta dell’Ascoli a Como chiesi di poter rientrare il giorno dopo per andare a casa da mia moglie, che non stava in quel periodo molto bene di salute e che abitava proprio nella città lariana ed il tecnico non me lo permise…. Allora decisi di lasciare le Marche ed approdai alla Sampdoria, scesi di categoria ma trovai un presidente come Paolo Mantovani: il presidente con la P maiuscola, una persona straordinaria che seppe costruire una squadra fortissima e con giocatori di grande spessore sia tecnico che umano , con autentici fuoriclasse come Trevor Francis, che ebbe l’unico problema di essere fragile fisicamente, anche perché veniva sistematicamente tartassato dagli avversari, fatto che nel calcio moderno non avverrebbe, visto che ora gli attaccanti sono maggiormente tutelati.

Dopo la promozione partimmo fortissimo, con tre vittorie consecutive contro corazzate come Juventus, Inter e Roma, quando da neopromossi tutti pronosticavano tre sconfitte in avvio… “

E poi successivamente arrivò la vittoria in Coppa Italia ma lei la stagione dopo dovette lasciare il club blucerchiato…

“Ci fu un momento in cui ero stato richiesto dalla Roma dove avrei potuto guadagnare quasi il doppio ma ero troppo legato a quei colori e a quell’ambiente per lasciarlo, anche se con Bersellini avevo avuto qualche dissidio… verso fine stagione Mantovani mi lasciò poi libero di accasarmi, visto che non rientravo nei piani del nuovo tecnico Boskov, che avrebbe rilevato Bersellini…  Il direttore sportivo a Firenze era Claudio Nassi che avevo avuto in avvio a Genova e mi voleva portare a Firenze, dove l’allenatore era Agroppi. Nella penultima partita di quella stagione in blucerchiato mi infortunai, feci le visite mediche a Firenze con il contratto già firmato… Peccato che in Toscana Nassi era andato via ed era arrivato come allenatore proprio Bersellini, che non mi gradiva… allora passai sull’altra sponda del Bisagno e firmai con il Genoa e con la maglia rossoblù disputai due stagioni, in cui riuscii a contribuire alla salvezza della squadra dalla caduta in serie C”.

Marco Ferrera

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