L’ora della verità

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Auguriamoci davvero che il campionato, dopo essere ripartito, si concluda regolarmente, con la disputa di tutte le partite in calendario. Sì perché i cosiddetti piani alternativi susciterebbero discussioni a non finire. Passi la cristallizzazione della classifica al momento dello stop, soluzione accettabile nel caso di un numero identico di partite disputate (da qui la necessità di recuperare al più presto i match ancora in sospeso, pur considerando l’insidia dello spezzatino, cui dovremo abituarci dal 20 giugno), ma la recente trovata dell’algoritmo per stabilire la classifica finale, pur con l’intento apprezzabile di eliminare le storture del calendario, appare agli occhi di tutti un’altra scempiaggine, quasi quella insostenibile dei playoff.

Uno degli elementi fondanti dell’algortimo è rappresentato dagli incontri in casa e in trasferta ancora da disputare: come se il fattore campo, in assenza di tifosi sugli spalti, fosse ancora un fattore fondamentale. Vero che lo stadio di casa garantisce a chi lo frequenta abitualmente (in specie ai portieri) il vantaggio dei punti di riferimento, ma non esageriamo su quest’aspetto. Di sicuro il Genoa, atteso da un numero preponderante di sfide marassine (derby compreso, da giocare in trasferta) sarebbe favorito: tantopiù che dovrà ospitare al Ferraris l’avversario diretto Lecce. Per la ragione opposta la Samp risulterebbe svantaggiata.

A proposito dei tifosi da stadio, ci procura l’orticaria il progetto di aprire gli spalti ad una ridotta percentuale di spettatori. L’ipotizzata l’alternanza tra gli abbonati provocherebbe problemi organizzativi e discussioni a più non posso.

Formula a parte, due notazioni tecniche. Sperando che l’Inter sbanchi il San Paolo e si qualifichi per la finale di Coppa Italia, i blucerchiati potrebbero sfruttare la stanchezza dei nerazzurri in occasione del recupero, col quale torneranno in campo. Eppoi, all’insegna dell’antisportivo “mors sua, vita mea”, i rossoblucerchiati non avranno accolto con dispiacere il grave infortunio a Baselli, punto fermo di un Torino che prima della sosta stava annaspando ed è piombato a brevissima distanza dal baratro.

Al di là della classifica e del valore dei giocatori, occorre anche qualche puntualizzazione sul fronte societario. Una riguarda principalmente il Genoa e si lega alla pletora di calciatori in prestito o in scadenza. E da escludersi, ovviamente,che qualcuno di loro smetta di giocare per i rossoblù il 30 giugno, cioé alla vecchia data di fine rapporto, data la proroga del termine della stagione, ma sarà d’uopo chiarire le singole situazioni in tempi brevi, così da non attentare alla serenità degli atleti stessi, impegnati loro malgrado in un ingente supplemento di lavoro.

D’altronde, mantenere il posto in serie A risulterà vitale sia per il Grifo, sia per la Samp, che in caso di malaugurata bocciatura sarebbero a rischio di sopravvivenza, anche tenendo conto del ridimensionamento generale dovuto al Covid 19. Ferrero si è visto rosicchiare nell’ultima gestione, altamente passiva, quasi tutto il gruzzoletto precedentemente accumulato e – pur senza contare i fronti giudiziari aperti sotto il profilo personale – non potrebbe sopportare un altro peggioramento dei conti societari.

Preziosi, dal canto suo, ha lievemente limato l’annoso passivo, ma lo sbilanciamento economico – principalmente con il fisco – resta ragguardevole e basta per indicare ancora il Genoa come il club più traballante tra quelli non di prima fascia (Milan, Inter e soprattutto Roma).

Vero che l’appeal delle compagini genovesi resta elevato (per prestigio, tradizione, bacino d’utenza), ma i due patron cerchino di non sottovalutare l’impatto – anche d’immagine – che provinciali senza storia ma con i bilanci cristallini come – ad esempio – il Lecce possono esercitare nelle alte sfere del nostro calcio.

Pierluigi Gambino

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