“La morte è la curva della strada”: l’ultimo saluto a Gigi Simoni

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Se ne è andato Gigi Simoni, era stato colpito da un ictus un anno fa e ci ha lasciati da gentiluomo, come era in campo e nella vita. La sua storia d’amore con il Genoa, una delle squadre della sua esistenza, iniziò nel 1971, in quel Genoa arrivato dalla serie C e guidato da “Sandokan” Silvestri, che pose le basi per il campionato dell’anno seguente, quando nel giugno 1973 la partita contro il Lecco decisa da Sidio Corradi decretò il ritorno nella massima serie. E di quel Genoa Simoni era uno dei pezzi pregiati, lui che aveva iniziato nel Mantova e che, dopo una breve parentesi al Napoli, lo portò a vestire le maglie del Torino e della Juventus. Fu con i granata che si attirò l’interesse dei cugini, con una stagione di grande livello in cui lui e Gigi Meroni, appena arrivato dal Genoa, diedero spettacolo come ali d’attacco, con Gigi che realizzò il suo record di marcature in una stagione andando a segno dieci volte.

Ma torniamo a quel Genoa, in cui Simoni indossava la maglia numero dieci e non aveva perso il vizio del gol, lui giocatore classico ed elegante, capace di realizzare nove reti nella stagione della promozione, in quel Genoa che davanti all’estroso portiere “Bibi” Spalazzi poteva contare sul terzino goleador Manera, sulla grinta di “Custer” Garbarini, sulle geometrie del mediano Maselli , sui guizzi all’ala di Perotti, detto “Perottino” per il fisico minuto, sul dinamismo di Bittolo e sulle reti di Bordon e Corradi, il biondo idolo della Nord, con la generosità ed il fiuto del gol che lo resero decisivo in quella cavalcata. Ma Simoni era l’uomo di maggior classe e fu determinante per quella formazione guidata da un altro signore dalla panchina, Arturo Silvestri. Era quello un altro calcio, quello della partita la domenica alle due e mezza, con la pubblicità di Athos e Mauri Sport dagli altoparlanti dello stadio, del caffè Borghetti e dei cuscini di paglia che a fine partita venivano lanciati sul prato verde…

Da giovane allenatore Simoni lega il suo nome ad altre due promozioni: quella della stagione 1975-76, con l’esplosione della coppia del gol formata da Roberto Pruzzo e Fabio Bonci (33 reti in due) in una squadra costruita da Renzo Fossati assemblando anziani di grande esperienza e con trascorsi in nazionale come Rosato e Rizzo e giovani dalle grandi potenzialità come Bruno Conti ed il terzino arrembante Mosti, con Arcoleo e Castronaro metronomi del centrocampo  e quella del 1980-81, quando il Grifone fu promosso insieme a Milan e Cesena al termine di un’avvincente stagione, con Lazio e Sampdoria che dovettero rimandare la loro risalita, con i rossoblu autori di una grande rimonta nel girone di ritorno, con Silvano Martina paratutto tra i pali, un giovane Sebino Nela, il terzino con due gambe che sembravano due tronchi d’albero, che pose le basi per una carriera ai vertici del calcio italiano,il compianto e mai dimenticato  Fabrizio “Picchia” Gorin che con capitan Claudio Onofri, leader e trascinatore, formava una coppia affiatatissima in campo e fuori, e poi Odorizzi, “il trattore di Cles”, macinatore di chilometri e la classe cristallina di Claudio Sala, “il profeta del gol”, quasi al capolinea di una straordinaria carriera e capace di innescare due punte complementari come Roberto Russo ed il brevilineo e guizzante Boito.

Addio Gigi, emiliano di Crevalcore ma con tanto rossoblù nel tuo intimo, ti vogliamo ricordare con la tua maglia rossoblù numero dieci e con le parole di Fernando Pessoa… La morte è la curva della strada, morire è solo non essere visto… ma resterai per sempre nel ricordo di chi ti ha conosciuto come uomo ed apprezzato come atleta.

Marco Ferrera

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