Sampdoria-Napoli 10 anni dopo: Pazzini corona la cavalcata verso la Champions League

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Quel 16 maggio di dieci anni fa il Ferraris si presentava pavesato e vestito a festa: la Sampdoria di Duccio Garrone, di Beppe Marotta, di Gigi Del Neri, di Cassano, Pazzini, Storari, capitan Palombo e di tanti altri ospitava il Napoli guidato dall’ex Mazzarri e con in campo Maggio e Quagliarella, ex idoli della Sud ed era necessario vincere, con il Palermo distante solo un punto ed impegnato contro l’Atalanta. Ribolliva il catino, il pensiero andava a diciannove anni prima, quando la creatura plasmata da Paolo Mantovani e condotta da Vujadin Boskov coronava il sogno del tricolore, schiantando il Lecce per tre a zero.

Una stagione lunga , piena di gioie e di delusioni, sviluppatasi oltre ogni più rosea aspettativa, con la Samp capace di mettersi alle spalle formazioni più accreditate come il Napoli e la Juventus, dietro solo ad Inter, Roma e Milan, iniziata con quattro vittorie consecutive e poi a ritmo scudetto fino alla nona giornata, quando la sconfitta per 5-1 nella Torino bianconera introdusse un periodo difficile, con soli sette punti ottenuti in undici partite. Sembrava la fine di un sogno per un campionato di vertice, a gennaio Cassano era ormai sulla via di Firenze quando Garrone pose il veto alla sua partenza a giochi ormai fatti.

Il 24 gennaio si giocò ad Udine e Del Neri rischiò tutto, per dare una sterzata ad un ambiente sull’orlo di una crisi di nervi: fuori Fantantonio e Pozzi in campo a far coppia con Pazzini. Ed arrivò una vittoria decisiva che fece scattare una scintilla nelle teste di tutti, con la Samp che dal 13 settembre non era più tornata con i tre punti da una trasferta, Palombo e compagni inanellarono cinque vittorie ed un pari ( a Milano contro l’Inter nella famosa partita delle manette di Mourinho), poi a Bologna Pozzi si infortunò e Cassano tornò in campo, dopo i lavaggi di testa quotidiani del mister di Aquileia. Ed il talento di Bari vecchia diventò decisivo nel rush finale, con le reti contro Juventus, Bari, Genoa, Chievo, Milan, con assist a getto continuo per il “Pazzo” che in quel finale di stagione diventò una sentenza, con la magica notte di Roma, quando i giallorossi di Ranieri, in lotta per il titolo contro l’Inter, vennero sconfitti in rimonta sul proprio campo inchiodati da una doppietta del centravanti di Pescia, con Cassano ad inventare, rifinire e divertire, facendo rivivere al popolo giallorosso gli incubi della torcida verde-oro al Maracanà nei mondiali del 1950, quando tutto era apparecchiato per la festa dei padroni di casa e l’Uruguay fece piombare nel dramma sportivo un’intera nazione.

Ma ritorniamo a quel pomeriggio di sole accecante, come solo Genova sa offrire in certe giornate terse primaverili ed alle tensioni vissute, in campo e sugli spalti: i partenopei non vennero a fare da agnello sacrificale e nel primo tempo ci volle tutta la bravura di Storari, numero uno decisivo in quella stagione, per dire no ai tentativi di Denis , Maggio e Quagliarella, i blucerchiati faticavano e sentivano addosso quella tensione che si acuì quando dopo un quarto d’ora arrivò la notizia del vantaggio del Palermo sull’Atalanta. A quel punto la classifica recitava 65 punti per entrambe ma con rosanero avanti per differenza reti….

In tanti temevano la beffa finale che avrebbe fatto fallire il quarto posto ed il sogno Champions, in avvio di ripresa la notizia del pari orobico scatenò il pubblico e la squadra sembrò sbloccarsi, attraversata come da una scossa elettrica: Reto Ziegler, biondo esterno difensivo sinistro, disegnò da destra , sotto i distinti, una punizione che andò a planare all’altezza dell’area piccola, il ragazzo con la maglia numero dieci di Pescia non fallì l’appuntamento con la storia e con una prepotente zuccata marcò il diciannovesimo sigillo della sua fantastica annata, diciannove, come le reti che un certo Gianluca Vialli realizzò in quella fantastica stagione di diciannove anni prima…

E poi fu resistenza, sofferenza, con il cronometro troppo lento, con Storari ancora decisivo su Quagliarella e Dossena e con Lucchini che a tre minuti dalla fine attentò alle coronarie di tutti con un retropassaggio di testa all’indietro con Storari fuori dai pali e quando il portiere recuperò posizione e sfera evitando una beffa incredibile si levò alle sue spalle un boato di sollievo degno di un gol.

E fu trionfo, con Garrone sotto la gradinata pazzo di gioia come un bambino, con Cassano , in panchina da pochi minuti sostituito nel finale, che al triplice fischio di Rizzoli da Bologna fece un gavettone gigante a Del Neri, con i giocatori con la maglietta celebrativa a raccogliere cori e canti con le note dell’Inno alla gioia della Champions che risuonavano mischiate a quelle ormai familiari cantate da Rino Gaetano qualche decennio prima e diventate il vero inno doriano e poi il bagno di folla nelle vie cittadine, con il pullman scoperto circondato dalla gente fasciata di blucerchiato.

Tredici vittorie e sei pareggi a Marassi, con sole dieci reti subite tra le mura amiche, miglior difesa dei campionati europei , quello fu il miracolo sportivo della coppia Marotta-Del Neri che lasceranno insieme a Paratici per viaggiare alla volta della Torino bianconera e pochi minuti dopo quella fantastica giornata cominciò la parabola che da lì  a dodici mesi portò la Samp, che nel corso dell’anno vendette Cassano e Pazzini , ad una clamorosa retrocessione in serie B…. ma questa è un’altra storia.

E per chiudere ricordiamoli gli eroi di quel pomeriggio di dieci anni fa:  Storari, Zauri, Gastaldello, Lucchini, Ziegler (Cacciatore), Semioli (Guberti), Tissone, Palombo, Mannini, Pazzini, Cassano (Pozzi).

Marco Ferrera

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