Goteborg 30 anni dopo: il 9 maggio 1990 Samp-Anderlecht 2-0

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Dodici mesi prima, nel vetusto catino di Berna, il Barcellona aveva impedito con un secco 2-0 agli incerottati doriani di mettere le mani sulla loro prima coppa europea, dopo le tre finali di Coppa Italia vinte nelle ultime stagioni. Ma quel nove maggio di trent’anni fa (sembra ieri…) la creatura plasmata dai due Paolo (Mantovani il presidente e Borea il d.s.) e fatta crescere da zio Vuja (mister Boskov) conquistò quella Coppa delle Coppe tanto agognata ed alla fine conquistata con grande merito.

Gli ottomila cuori blucerchiati volati in Svezia a Goteborg e le migliaia rimasti in Liguria poterono alla fine celebrare un successo che proiettò definitivamente il Doria tra le grandi d’Europa, al termine di una competizione che aveva visto Pellegrini e compagni superare in successione i norvegesi del Brann Bergen, i tedeschi del Borussia Dortmund, gli svizzeri del Grassoppers ed i francesi del Monaco, in una semifinale in cui diede spettacolo la sfida tra Vierchowod ed un giovane Weah, con lo “zar” che nel match di ritorno al “Ferraris” realizzò in avvio la rete del vantaggio prima del raddoppio di Lombardo, un risultato che dopo il 2-2 in terra francese proiettò la Samp alla finale contro l’Anderlecht, condotto da quel De Mos che la stagione precedente era tecnico del Malines, battuto in semifinale l’anno prima dalla Samp, con quel 3-0 nello stadio dimezzato ed in pomeriggio di tregenda nel catino in riva al Bisagno, con il crescendo rossiniano delle tre reti nel fango dell’ultimo quarto d’ora, firmate da Cerezo, Dossena e Salsano.

Una partita ostica, con la Samp che tiene il pallino in mano ma non riesce a sfondare la difesa eretta davanti a De Wilde, portiere belga, con Boskov che nella ripresa sostituisce Invernizzi inserendo Lombardo per aumentare il peso offensivo ma il match non si sblocca, con il punteggio che rimane inchiodato allo zero a zero quando Galler fischia la fine dei novanta minuti.

Si va ai supplementari ed entra in scena il jolly che Boskov aveva in panchina, che già aveva risolto un paio d’anni prima la Coppa Italia contro il Torino, “trottolino” Salsano, “Salsanin” come lo chiamavano in molti, lo scugnizzo di Cava dei Tirreni rileva l’acciaccato Katanec quando l’extra time è appena iniziato, le lancette arrivano al minuto 104 quando proprio Faustino dal limite , dopo percussione da destra di Mancini, scocca il destro, De Wilde tocca, la sfera si infrange sul palo, sta per ritornare tra le braccia del portiere bianco-malva che non ha una presa felicissima, c’è Vialli come un falco, strappa letteralmente il cuoio prima che il portiere se ne impossessi e scarica pallone, rabbia e felicità nella rete avversaria: Samp finalmente in vantaggio all’ultimo minuto del primo tempo supplementare dopo tante occasioni da rete buttate o sventate.

E poi inizia il secondo supplementare, Lombardo che sfugge sulla destra e serve Salsano che fa viaggiare Mancini, Roberto disegna un cross che è un arcobaleno per la testa di Gianluca che firma la doppietta ed il trionfo blucerchiato, con capitan Luca Pellegrini, il primo acquisto di Paolo Mantovani dieci anni prima in serie B, che alza al cielo svedese la Coppa delle Coppe, con i tifosi impazziti ad accompagnare il giro d’onore nel catino svedese e con decine di migliaia di tifosi a trasformare le strade cittadine in un overdose di felicità.

Marco Ferrera

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