La vittoria delle motivazioni

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E’ anche questione di dna. Dai tempi di Colantuoni presidente, la Sampdoria ci ha abituati a clamorose, repentine resurrezioni quando l’acqua sta ormai salendo all’altezza della bocca e la respirazione diventa affannosa. Sarebbe bastato il pareggio col Verona per far precipitare i blucerchiati agl’inferi, ma un gomito provvidenziale di un avversario – con annesso sacrosanto rigore – ha riportato la banda di Ranieri agli onori del mondo. Il colpo di fortuna registrato nei minuti conclusivi va, peraltro, ad annullare un doppio handicap iniziale di tutto rispetto: la doppia assenza degli squalificati Murru e Ramirez, che nella normalità del campionato, sarebbe stata scontata a San Siro contro l’Inter, e l’assenza del dodicesimo uomo, la gradinata Sud e… dintorni.

Parliamoci chiaro: domenica mattina neppure i supporters più ottimisti avrebbero firmato sul successo doriano e anche questi, superata la metà della ripresa, sullo 0-1, avevano probabilmente perso ogni speranza di successo, augurandosi al massimo, in uno slancio di irragionevole fiducia, di agguantare il pareggio, pur sempre meglio di una sconfitta.

Alla fine,il combinato disposto di più eventi ha prodotto l’inversione del risultato. Vogliamo forse disconoscere i meriti di mister Ranieri, che in corsa ha raddrizzato la situazione ripudiando gli inconsistenti Vieira (raramente utile, per caratteristiche, quando si deve costruire gioco e segnare piuttosto che fare argine) e Gabbiadini (in preda all’ennesimo attacco di abulìa), ha ravvivato manovra e partita inserendo un attaccante motivato come Bonazzoli ed un Linetty acciaccato finché si vuole, ma indomito e tatticamente avveduto? Mosse della disperazione, che hanno sortito un risultato persin superiore alle attese.

Certo, negare che gli scaligeri, dopo aver esercitato una superiorità piuttosto netta per tre quarti di gara, allentassero le marcature e si consegnassero agli avversari, sarebbe irrispettoso. Alla lunga, in certi confronti, decidono quasi sempre le motivazioni. Mentre la Samp si giocava la vita, la compagine gialloblù, anch’essa incompleta, era priva della rabbia agonistica evidenziata nel girone di andata. Come logica conseguenza, qualche marcatura si allentata, ed era doveroso per i blucerchiati approfittarne. Quagliarella, dopo mesi di buio, ha rispolverato un colpo di classe autentica: girate così precise e puntuali sono il segno di un talento imperituro e non certo il frutto di casualità. Quanti attaccanti – anche quelli rinomati – avrebbero spedito lontano dai pali quel pallone giuntogli al limite dell’area?

Dunque, è stata una domenica di sollievo per la Samp, che non solo si è tenuta fuori dal baratro, ma ha avvicinato altre formazioni non più così certe si sfangarla. Guai ad abbassare la guardia nel prosieguo di stagione, ma alla vigilia di una sosta probabilmente prolungata della serie A, era fondamentale mantenere le posizioni. Comunque finisca quest’annata bisestile anche nel calcio, i blucerchiati non necessiterebbero di sanatorie federali per evitare la retrocessione. In tempi di carestia, bastano certe risultanze per sentirsi con la pancia piena.

Pierluigi Gambino

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