Viviana Bottaro a 360 gradi: tutto sull’azzurra genovese qualificata per Tokyo 2020

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A volte lo sport regala grandissime emozioni anche senza scendere nell’arena: che gioia vedere finalmente il Karate alle Olimpiadi! Che ritardo, però: per davvero troppo tempo sono stati negati agli appassionati e, soprattutto, agli atleti i brividi e gli onori a cinque cerchi. Il tempismo è però perfetto per Viviana Bottaro: la karateka genovese si è qualificata ai primi Giochi della disciplina con largo anticipo, tra le prime 4 al mondo, in un momento di grande maturità, dentro e fuori il Tatami

  • Viviana Bottaro

    Viviana, hai ottenuto la qualificazione olimpica. È il coronamento di un sogno?
    «Per me significa tanto, ma significa tanto anche per il Karate. È una disciplina molto praticata, molto presente nella Fijkam, una delle arti marziali più praticate in Italia e al Mondo, è sempre stata un’ingiustizia non ci siano mai state possibilità olimpiche a causa di ragioni politiche che non capirò mai»

    Ora però questa possibilità è stata concessa, e tu l’hai sfruttata alla grande.
    «Io rappresenterò l’Italia nella mia categoria. È una cosa meravigliosa per me ma anche per tutto il mondo del Karate italiano, per tutti i campioni del passato che non hanno potuto intraprendere un percorso olimpico»

  • È un sogno nel sogno.
    «Ci hanno detto nel 2016 che finalmente il Karate sarebbe uscito per la prima volta come sport olimpico a Tokyo 2020, e l’Italia ha selezionato me come rappresentante, come titolare della mia categoria, e abbiamo iniziato questo meraviglioso percorso»
  • Viviana Bottaro

    Quando è partito il percorso delle qualificazioni?
    «Due anni fa, nel 2018 e si conclude in realtà fra un mese e mezzo, il 31 marzo. Allora si concluderebbe la qualificazione per ranking, io mi sono qualificata con un po’ d’anticipo perché in questi anni sono andate talmente bene le gare internazionali nelle tappe di tutto il mondo, ho accumulato un punteggio tale, che sono già qualificata rispetto ai termini, quindi è andata molto, molto bene»

  • Ti aspettavi un risultato così grandioso?
    «Insomma, all’inizio non ci credevo tantissimo, nel senso: sapevo che avrei potuto fare un bel percorso, ma se mi avessero detto che a inizio anno 2018 sarebbe andata così bene non ci avrei creduto, vedevo la qualificazione la qualificazione molto lontana e molto difficile. All’inizio è stata dura, mi sono anche messa in dubbio, mi chiedevo se stavo facendo le cose giuste, insomma tutti i vari dubbi che un’atleta può avere»
  • Poi cosa è successo?
    «Si è sbloccata una situazione…una volta ho cominciato a vincere di qua, a vincere di là, a battere una giapponese, a battere l’altra, e insomma mi son fatta strada in questo percorso. ho iniziato ad avere grande credibilità per gli arbitri internazionali, e quest’anno e mezzo di gare sono andate veramente bene, oltre le aspettative, ho fatto un sacco di finali, un sacco di podi, ho accumulato un sacco di punti, e oggi mi ritrovo qualificata, quindi sinceramente è andata oltre le aspettative»
  • Un crescendo rossiniano.
    «Sono molto orgogliosa. Non me lo dico mai perché sono molto critica con me stessa, molto perfezionista, non mi piaccio mai quando mi rivedo, sono un po’ fissata. Forse è anche questo mio carattere mi ha portato sin qua e a non mollare perché quando non sei mai contento cerchi sempre qualcosa, e ogni tanto è giusto anche fermarsi e dire: “Brava Viviana, sono fiera di te!”»
  • Devono avertelo detto spesso i tuoi Maestri
    «Sono soprattutto io che devo dirgli grazie, e soprattutto al mio Maestro Claudio Albertini. Son stata con lui da quando avevo 9-10 anni sino ai 26, alla fine della mia esperienza genovese, quando sono entrata a Roma nel gruppo sportivo delle Fiamme Gialle. Devo dire grazie a tutta la mia parentesi genovese, ma se oggi sono qua a parlare di Olimpiadi una grossa fetta di merito è anche di Claudio»
  • Cosa ti ha dato?
    «È stato bravo a portarmi ad alti livelli, nonostante le varie difficoltà che purtroppo a volte Genova offre, nel senso che già il Karate è uno sport minore…»
  • Non esistono sport minori!
    «Vero! Diciamo però che per vari motivi non è una realtà così forte come magari è invece in altre regioni. Claudio è stato bravo perché è riuscito in una realtà in cui mi allenavo alle 21, 3 volte a settimana in una piccola palestra, oppure la domenica mattina perché non c’erano i corsi e quindi potevamo approfittare, con tutte queste difficoltà logistiche, a portarmi ad altissimi livelli e a vincere un sacco di medaglie»
  • Un Super Maestro.
    «C’era una grande passione da parte sua e da parte mia, e avevamo creato qualcosa di grande. Volere è potere e se vuoi, quindi alla fine se vuoi puoi. Certo, non è stato facile.»
  • C’è stato solo il Karate nella tua vita?
    «No, anzi! Io ho fatto come una ragazza normalissima il mio percorso di studi, una volta diplomata mi sono iscritta a Scienze Motorie e mi sono laureata. Ovviamente con qualche anno di ritardo perché tutto l’anno ero sempre in giro per il mondo a fare gare! Però finivo alle 18 magari di stare in Università e alle 21 mi allenavo. Non è stato semplice, ma non ho mai avuto il dubbio di mollare neanche un attimo. Quando si crea un qualcosa di forte come si è creato con Claudio, non hai dubbi proprio sui tuoi obiettivi. Quindi un grazie veramente, di cuore»
  • Poi il grande salto da Genova a Roma.
    «L’anno di svolta è stato il 2013 quando la Polizia si è interessata a me, ha aperto un concorso, io ho vinto un concorso per titoli e sono entrata nella grande famiglia delle Fiamme Oro. Mi ricordo quel giorno, mi sono messa a piangere perché, ragazzi, non è da tutti fare della propria passione un lavoro, ed è la cosa più bella che ci possa essere! Ringrazierò le Fiamme Oro sempre. Mi sono trasferita a Roma e ho iniziato una nuova parentesi di vita agonistica, con un nuovo staff»
  • Cosa è cambiato?
    «Fare il Karate come lavoro è un’altra cosa, ovviamente. Da lì è partita una parentesi molto importante della mia carriera. Lo staff che mi ha seguito come tecnici sono Roberta Sodero e il mio direttore tecnico della polizia, Cinzia Colaiacomo, e come preparatore atletico, Massimo Montecchiani.  Con questo staff siamo riusciti a fare una buona programmazione, un buon lavoro, e lo stiamo svolgendo tutt’ora, sia in nazionale che in Fiamme Oro, perché in nazionale comunque ci sono le stesse persone, lo stesso staff»
  • Un percorso che ti ha portato sino alle Olimpiadi
     «Ovviamente ha un sapore diverso ottenere una così bella dopo una carriera così lunga, io sono entrata in nazionale quando avevo 17 anni, ora ne ho 32, quest’anno 33. Quindi diciamo mettere una ciliegina sulla torta alla mia carriera così importante, cioè una mega ciliegiona, secondo me è ancora più bello.  Un conto se ti vivi una cosa a 20 anni, che sicuramente è bellissimo anche a 20 anni, un’altra cosa con la consapevolezza e la maturità dei 30…arriva nel momento in cui mi sento più pronta, ecco!»
  • Senti che un’occasione così importante è arrivata proprio al momento giusto?
    «Oggi mi sento sicuramente all’altezza della situazione, ho una maturità tale e una stabilità nella vita che mi permette di essere serena. Sono ormai fidanzata da due anni e mezzo, convivo già da un pò con il mio fidanzato, era un atleta di Kumite sino all’anno scorso, nemmeno 84 chili, ora è diventato collaboratore tecnico della nazionale, quindi comunque nell’ambiente, mi supporta, sa cosa vuol dire fare l’atleta, ho una stabilità sentimentale di un certo tipo, la famiglia mia che sta a Genova che mi segue sempre e mi vuole bene, insomma tutte le cose sono al loro posto e mi consentono di avere una stabilità di base da poter intraprendere le cose sportive in un certo modo, quindi sono molto, molto felice.»
  • Un momento di grande serenità ed equilibrio dentro e fuori il Tatami
  • «Sì, è un momento di grande maturità dal punto di vista sportivo e non solo, il fatto che questa Olimpiade arrivi alla fine della carriera…beh, diciamo verso la fine, ha un sapore molto speciale. Ho 33 anni e ho bisogno di realizzarmi in altri contesti, come donna»
  • Anche prima di Tokyo, si può già fare qualche bilancio “da veterana”
    «Quando la gente mi parla: “Ma quanti sacrifici fai, ma è difficile”, sì, è difficile, il mondo agonistico è difficile, non è per tutti. Provoca molte sofferenze, molto stress, è vero. Però quando poi entro nell’arena durante una finale, con la gente che mi applaude, le emozioni di essere lì, proprio in quel momento lì, capisco perché faccio tutto questo»
  • Per le emozioni, le sensazioni che dà lo Sport?
    «L’essere umano vive di emozioni, e lo sport è un amplificatore di emozioni, nel bene e nel male.  Nel senso che vivi davvero delle emozioni forti, sia brutte che belle. E questo ti mantiene vivo. E a me piace per questo lo sport»
  • Vale ogni sacrificio?
    «Io in realtà mi sento molto fortunata e privilegiata, di rappresentare la mia nazione nel mondo, e di vivere queste sensazioni così forti, io non parlo mai di sacrifici. Io penso che le cose difficili nella vita sono altre, e non certo soffrire per lo sport. Sicuramente è molto stressante, non sto dicendo che è una passeggiata, ma io mi sento molto fortunata e ci tengo a dirlo»

Con la collaborazione di Federico Burlando

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