Svantaggio o vantaggio il rinvio di San Siro?

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Inevitabilmente la gestione della spinosa faccenda “Coronavirus” ha creato qualche malcontento e sarà fonte di involontarie ingiustizie. Sgombriamo il campo da equivoci: ci si avvia alla disputa di chissà quanti incontri a porte chiuse, perlomeno nelle regioni toccate dal virus, e si tratta dell’unica via d’uscita.
Semmai, si può contestare la mancata sospensione del campionato già da venerdì corso, data dell’anticipo Brescia-Napoli, così da mettersi a vento da probabili sviluppi legati all’epidemia e, soprattutto, da scongiurare una difformità di trattamento. Così non è successo ed è ovvio che in qualsiasi squadra ci si pongano mille interrogativi. Di sicuro i blucerchiati si sarebbero volentieri risparmiato a vuto il viaggio e il soggiorno alberghiero in terra lombarda.

In casa Samp viene scontato pensare che il rinvio sine die della sfida di San Sro contro l’Inter sia uno svantaggio: non tanto per l’assenza nelle file nerazzurre del formidabile portiere Handanovic e di qualche altro titolare, quanto per l’impossibilità di scontare le pesanti squalifiche di Ramirez e Murru in un match considerato proibitivo. Se si dovesse affrontare il Verona, formazione di tutto rispetto ma più abbordabile della Beneamata, senza rifinitore e terzino sinistro titolari, sarebbe un problemone, considerato che su questa partita si ripongono parecchie speranze di riprendere la marcia salvezza: una bella “tegola”, insomma.

Anche l’ipotesi sempre più probabile di proseguire il campionato senza più tifosi sugli spalti rappresenta, sulla carta, un handicap per la Sampdoria. Vero che il rimedio a turno toccherebbe chiunque, ma è innegabile che la squadra blucerchiata non sia di forte personalità e necessiti più di altre di un vigoroso sostegno dalle gradinate. In quest’ottica si pensa al prossimo incontro ma ancor più al derby “casalingo”, non lontanissimo nel tempo.
Se non altro, gli eventuali svantaggi dovuti al Cpronarvirus sarebbero frutto di casualità e non di cattiva fede, ma è limpido che, nella situazione psicologica indubbiamente delicata in cui versa la compagine di Ranieri qualsiasi nuovo problema venga affrontato con particolare inquietudine.

In attesa di sapere se il recupero con l’Inter sarà realmente programmato addirittura a maggio, nel clan doriano si è accolto certamente con sollievo il “cappotto” subito da Spal, Brescia, Genoa e Lecce, avversarie dirette per il quart’ultimo posto. In tempi grami, è impossibile d’altronde guardare solo in casa propria.

Ranieri, intanto, prosegue un lavoro i cui risvolti psicologici appaiono più importanti di quelli tecnico-tattici. Le sue innovazioni nel modulo avevano portato frutti copiosi e sancito l’inversione di tendenza rispetto alla scagurata “era Di Francesco”, ma i benefici effetti del cambio forse non potevano durare in eterno. Esaurito il periodo del rilancio, ecco riaffiorare le antiche insicurezze, che hanno cagionato pessimi approcci alle gare, qualche crisetta di fiducia e soprattutto la mancanza di punti di riferimento in campo. Se escludiamo Ekdal, unico equilibratore del gioco, la Samp assomiglia ad un’accolita di “sbandati” in preda agli eventi: incerta i difesa e nel portiere, traballante e superficiale a centrocampo, evanescente in attacco. Quando Ramirez, l’unico èiede di porco atto ad aprire le difese avversarie, incappa in una giornata dispari, cala il buio più profondo.

A corroborare la speranza, il dato non trascurabile degli scontri diretti già in archivio: doppia vittoria sul Toro, successi a Ferrara, con Lecce e Brescia in casa e nel derby. In caso di arrivo alla pari, ecco un jolly fondamentale da calare. Ma occorre ben altro per tuffarsi nel mare della tranquillità.

Pierluigi Gambino

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