Meno passaggi e più verticalizzazioni: ricetta post Lazio

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Parlare di calcio giocato in tempi di Coronavirus è un attentato alla logica e potrebbe essere letto come un’offesa, ma non resistiamo alla tentazione, basandoci sul fatto che, di riffe o di raffe, qualche match di serie A è stato uguamente portato a termine. Di sicuro nessuno s’illude che il prosieguo di stagione, con tutte le problematiche legate all’epidemia, possa brillare per regolarità, ma non si profilano alternative sul tema.

Il Genoa è sceso in campo contro la formazione più ispirata del momento ed ha rimediato zero punti e una cascata di applausi. Premesso che qualsiasi tifoso genoano avrebbe di gran lunga preferito una pessima prestazione corroborata da un risultato favorevole, è doveroso distillare da un match sulla carta proibitivo tutto il succo di bontà in esso contenuto.

Parliamoci chiaro: il Genoa di fine dicembre-inizio gennaio sarebbe probabilmente andato incontro ad una goleada al passivo, mentre il nuovo Grifone, quello sottoposto a profondo maquillage – in rosa e sulla panchina – ha saputo procurare sino al 95′ turbolenze intestinali agli euforici supporters laziali e costante tremarella agli undici biancocelesti impegnati sulla pelouse marassina.

Vero, i battimani non fanno classifica ma aiutano ad osservare il futuro con lenti rosa, specialmente se l’impressione tratta dalla gara al Ferraris si sposa con il sonoro 0-4 incassato all’Olimpico dal Lecce, che era e resta il punto di riferimento in prospettiva salvezza. Chiaramente, sarebbe ottima cosa giungere alla sfida diretta, programmata in terra ligure, con non più di tre punti di distacco: impresa non impossibile, anche considerando il ciclo dei prossimi impegni che attendono i salentini.

Nicola, perfezionista nato, non ama guardare in casa d’altri e, pur sollevato dai consensi piovuti sui suoi ragazzi, preferisce puntare sui difetti e sulle manhevolezze da cancellare o, almeno, attenuare. Partiamo dalla difesa, che dopo eccellenti prestazioni ha mostrato qualche crepa: gli incontri futuri diranno se siano derivati solo dalle qualità di un avversario fortissimo. Nulla di preoccupante, comunque.

Indubbia la crescita di un centrocampo che non ha risentito neppure dell’assenza di puntello come Sturaro, sostituito alla grande da Cassata, il quale per mesi è stato (giustamente) il bersaglio di critiche assortite e si sta progressivamente riscattando a suon di prove convincenti, l’ultima delle quali impreziosita da un eurogol. Accanto a lui, Behrami e Schone ha tenuto bordone ad avversari che hanno ben pochi uguali nn solo in serie A, ma nell’intero panorama continentale.

Qualche problema in più si registra sulle fasce. Criscito è importante per esperienza e carisma, ma chiedergli di coprire settanta metri e di scaricare in area cross invitanti è forse eccessivo. Sull’altro versante Ankersen, sostituto dell’infortunato Ghiglione, si è confermato punto deboluccio sia in fase difensiva, sia – soprattutto – quando si tratta di assumere qualche iniziativa e di provare la via del cross. Il problema è di ardua risoluzione, anche considerando che Nicola non è per nulla attratto (probablmente a ragione) dal dirottamento sull’esterno di Biraschi, elemento arcigno ma non certo dotato di piedi morbidi.

Ultima pecca, l’attacco. Anche stavolta in uno dei due gol c’è stato lo zampino del sempiterno Pandev, capace di guadagnarsi un rigore e di sopperire in parte alla giornata dispari di Sanabria, ormai diventato titolare. I due sono pregevoli seconde punte, ma una squadra che si rispetti dovrebbe disporre di un centravanti capace di buttarla dentro. Favilli, se non altro, ha timbrato un palo muovendosi egregiamente per quasi mezza partita, ma senza risolvere il problema esistenziale del gol.

Assente Pinamonti, peraltro reduce da un lunghissimo digiuno, si sono rivisti nel disperato e convulso forcing finale personaggi da lungo attesi ma non ancora presentabili quanto a condizione: il jolly offensivo Iago Falque e la punta d’area Destro. I due verrano sperabilmente utili nell’ultima fase di campionato, ma per ora contribuiscono ad isterilire una manovra d’attacco precaria (come detto) sugli esterni e povera di sbocchi nei sedici metri. Nicola esige meno passaggi inutili, più palloni in area e maggiori verticalizzazioni: è il nuovo “step”, da compiere a breve giro di posta, visto che – pur perfettibile – la fase di copertura è stata assestata a dovere.

Pierluigi Gambino

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