Una sconfitta da allarme rosso

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La spia dell’allarme rosso in casa Samp non è solo accesa ma accecante. Il combinato disposto emers nell’ultimo weekend – risultati dele avversarie, passivo umiliante di frronte alla Fiorentina – ha reso la situazione blucerchiata di una criticità mai registrata negli ultimi anni. L’avvento di Claudio Ranieri aveva risolto parecchi dei problemi esistenti ma non poteva cancellarli tutti, specialmente dopo un mercato invernale concluso non con l’agognato potenziamento ma con un organico pur lievemente indebolito.

Beninteso, se il campionato fosse finito ieri, la Samp avrebbe brindato alla salvezza, ma al redde rationem manca ancora… un’eternità e il trend imboccato non promette nulla di biono, con il Lecce che ha messo la freccia e i “cugini” rossoblù che alitano nel collo e meditano il sorpasso.

A questo punto, il timore è che l’impresa di Torino sia stata originata più dalle manchevolezze dei granata che dai meriti blucerchiati, ed è indubbio che le ultime prestazioni – fatta salva quella in Piemonte – siano state disastrose.

Contro la Fiorentina, se eccettiiamo i due legni timbrati dagli ospiti a punteggio ormai acquisito, la sorte ha remato ostinatamente contro i blucerchiati, ma chiamare in causa questo fattore sarebbe come nascondere la polvere sotto il tappeto. Non è colpa del destino se i blucerchiati hanno confezionato un autogol da “oggi le comiche”, letteralmente regalato un rigore ndandosi poi a… cercare un secondo penalty a sfavore con un intervento evitabilissimo.

Anche stavolta l’avvio di gara è stato da incubi: una costante che si trascina da tempo e finisce per condizionare il prosieguo della gara. A ben vedere, anche a Torino i blueerchiati erano entrati in gara solo ad intervallo consumato, dopo essersi a lungo adeguati al “non gioco” di padroni di casa. In quell’occasione, cosiccome contro il Napoli, si era verificato, alla distanza, un certo risvglio, che invece è mancato nell’ultimo match.

Quali giustificazioni addurre davatnti a queto scempio? Non certo il caos societario, che legittimamente allarma i tifosi, timorosi di conseguenze esiziali, ma non certo i giocatori, sinora pagati con regolarità e generalemnte insensibili verso tutto quanto accade amche vicino a loro ma non li tocca direttamente. Magari un club più stabile e orgnizzato cercherebbe di trasmettere fiducia alla squadra, ma si tratta di inezie.

A livello puramente tecnico possiamo anche rimarcare l’assenza di Ekdal, insostitubile equilibratore del centrocampo, autentica guida per compagni allo sbando, ma se una squadra prescinde da un solo giocatore che pur importante  non è Cristiano Ronaldo, Lukaku o Ibrahimovic, stiamo freschi.

Siamo sinceri: quest’organico è poca cosa e manca della qualità necessaria per restare a galla. Detto di Ekdal, contro i viola si è avvertita pure la giornataccia dell’altro talento di casa, Ramirez, che se incoccia in una giornata di nervosismo, si rivela solo un peso.

Del resto che dire? In difesa si sono viste voragini anche quando la Fiorentina era ormai paga del successo. Nessun gendarme doriano su è avvicinato alla sufficienza, ma Colley si è superato con le tre clamorose palle-gol sciupate in area toscana: errori imperonbili anche se commessi da un calciatore poco avvezzo a certe giocate. In mezzo al campo, Bertolacci, preferito a Vieira, è miseramente affondato, ma con l’inglese nell’undici di partenza non è che la situazione sarebbe cambiata di molto.

Disastrosi pure i due attaccanti, vittime di una crescente abulìa, e l’inzuccata vincente, sullo 0-5, di Gabbiadini è solo servita a spezzare il suo annoso digiuno in fatto di colpi di testa vincenti. Lui e Quagliarella sono stati malamente assistiti di compgni, ma – di grazia – si sono mai proposti in maniera puntuale?

In fondo all’anaisi mettiamoci, poi, carenze caratteriali conclamate: un difetto vecchio di anni, riemerso ed accentuato dai nuovi sviluppi di classifica. La forza d’animo conta meno della qualità tecnica, ma spesso aiuta a superare certi ostacoli: quando manca, sopraggiunge le scoramento.

Mai come nel prossimo futuro (alle porte c’è la trasferta in casa di un’arrabbiatissima Inter, da affrontare senza gli squalificati Murru e Ramirez) Claudio Ranieri sarà costretto a prendersi sulle spalle il basto della rinascita. Il testaccino offre l’immagine di uomo solo nella bufera, senza una società a supportarlo e con un gruppo di subordinati poveri di personalità. Se non altro, i tifosi, indirizzando ogni strale verso il Viperetta e riservando ai giocatori solo un tenue invito a… tirar fuori gli attributi, non potranno essere accusati di volontà distruttiva. Ma siamo così sicuri che quest’atteggiamento molle e benevolo nei confronti della squadra non sia deleterio?

Pierluigi Gambino

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