Restyling invernale chiave della svolta

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Mettiamola così: il gruppo delle pericolanti si è notevolmente allargato. Ma è la sola conseguenza felice di un formidabile mini-periodo, che ha fruttato al Genoa 8 punti in quattro partite, tre delle quali fuori mura. In altre circostanze, tale bottino avrebbe permesso di uscire dal baratro e iniziare a mirare una posizione più tranquilla. Invece l’exploit del Lecce e la distanza siderale in classifica accusata prima dell’accelerata ha consentito ai rossoblù soltanto di non perdere ulteriori posizioni.

Esaurita la premessa paradossale, c’è solo da felicitarsi con una squadra che a gennaio non ha subito un semplice maquillage ma si è sottoposta ad un restyling completo, tanto da diventare felicemente irriconoscibile rispetto al passato.

Per illustrare la metamorfosi, basti elencare gli undici scesi inizialmente in campo a Bologna. Perin è arrivato lo scorso mese al pari di Soumaoro, Masiello e Behrami, Sturaro è uscito di recente dall’infermeria, Biraschi e Sanabria sno stati rilanciati dal nuovo tecnico dopo mesi di naftalina. I… superstiti di gestioni fallimentari, alla fin fine, sono capitan Criscito, Pandev (titolare ormai conclamato dopo che per mesi entrava a gara in corso) e la coppia formata da Radovanovic e Arnesen, che sarebbero partiti dalla panca in presenza dei titolari Schone e Ghiglione.

In pratica il Genoa è stato rifatto di sana pianta, e nella rivoluzione invernale non possiamo non comprendere l’innesto di Davide Nicola, probabilmente il pezzo da novanta del mercato, il primario artefice di questo cambio di marcia. Il mister torinese non è un mago, ma ha saputo incidere contemporaneamente in due elementi fondamentali: la psicologia e la tattica. Quando subentrò al disastroso Thiago Motta, la squadra era demoralizzata, avvilita, sfiduciata: a lui si deve il nuovo atteggiamento. In fatto di scelte singole e di schieramento, regnava il caos e, soprattutto, non si scorgeva un minimo equilibrio. Difetti che si riflettevano in una fase difensiva pessima (con record di reti subite), in un gioco farraginoso e in una produzione offensiva scarsissima. I numeri recenti, specchio fedele della realtà, parlano di due soli gol incassati nelle quattro ultine esibizioni, che hanno fruttato sei gol all’attivo.

Il Genoa attuale è legato alla zona retrocessione solo per colpe… passate, che non lo chiamano in causa, ed ha tutto il tempo di risalire la china lasciandosi dietro altre avversarie, oltre alle malandate Brescia e Spal. A Bologna ha pure sfruttato l’incompletezza dei rossoblù di Mihajlovic, ma certe qualità messe in mostra prescindono dal valore contingente degli avversari. La difesa, adesso, è una roccaforte pressoché inespugnabile grazie soprattutto allo straordinario apporto di Soumaoro, di gran lunga il miglior acquisto invernale, capace di attirare a sé decine di palloni e di conferire sicurezza al reparto. Da non sottovalutare, però, il contributo di Masiello, innesto ben calibrato, che in un’Atalanta stellare faceva panchina ed invece a Genova è un puntello.

A Nicola si seve, poi, l’insistenza su Sanabria, che sembrava perso alla causa ed è stato per qualche settimana in odor di “taglio”: al Dall’Ara la sua discesa “coast to coast” conclusa a bersaglio è stata un capolavoro, da inserirsi nelle migliori segnature dell’intero campionato.

Cosa manca per un Genoa in tutto competitivo? Forse un terzino destro, ma questa lacuna potrebbe essere colmata con l’allargamento di Biraschi e il ritorno di Romero tra i titolari; sicuramente un centravanti che “veda” la porta. E qui il discorso è ben più complicato: Pinamonti, l’attuale prescelto, si batte come un leone per la squadra ma non è mai insidioso in zona gol, mentre Favilli continua a patire acciacchi più o meno gravi ed è tornato ai margini. Ci sarebbe anche Destro, prima punta conclamata, di cui si attende il ritorno ad una condizione accettabile. Potrebbe essere lui, la sola carta non ancora calata sul tavolo della serie A, l’aggiustatore di cui si avverte la mancanza.

Pierluigi Gambino

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