Successo strameritato a Torino, difesa da rivedere

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“Non è possibile!” – hanno urlato all’unisono migliaia di tifosi blucerchiati quando la palla, dapprima lisciata clamorosamente da Colley e poi colpita di striscio da Verdi si stava infilando lemme lemme nella porta di Audero. Già, pareva assurdo trovarsi sotto di fronte ad un Torino assolutamente inguardabile, una nullità assoluta. Come successo col Napoli dopo lo 0-2, lo schiaffone incassato ha svegliato di colpo la Sampdoria, finalmente decisa ad imporre la propria superiorità e a ribaltare il punteggio.

Successo strameritato, data la differenza – nei 90 minuti – tra granata e blucerchiati. Un risultato che, tra l’altro, ha avvicinato notevolmente in classifica la banda di Ranieri a quella granata. Pareva il suggello ad una salvezza ormai ipotecata ed invece, la giornata successiva, è successo l’imponderabile. E se la vittoria dei “cugini” contro il Cagliari poteva anche essere preventivata, l’impresa del Lecce a Fuorigrotta ha nuovamente immerso la Samp in un contesto dal quale pensava di essere sfuggita definitivamente. Il vantaggio sul Grifone terz’ultimo è rassicurante, ma non troppo, almeno sin quando i blucerchiati non passassero indenni l’ostacolo infido del derby di ritorno.

La gara di Torino ha comunque confermato una tendenza ormai chiara: di fronte alle compagini di pari grado e a quelle inferiori, Ekdal e compagni difficilmente tradiscono le attese. Di riffe o di raffe, rispettano sempre il pronostico, restando ai margini, ma non all’interno, della zona caldissima. Un andamento regolare che riflette le idee pragmatiche e razionali di mister Ranieri, abilissimo nel proporre inizialmente una tattica attendistica in ttesa di colpire d’incontro gli avversari alla distanza. Era successo in altre felici circostanze, sempre in trasferta, a riprova di un modus operandi efficace e tranquillizzante.

Certo neppure in Piemonte s’è ammirata per lunga pezza una Samp travolgente, ma sono bastate la brillantezza di un Ramirez incontenibile e la scaltrezza di un ritrovato Quagliarella a fare la differenza. L’uruguagio si sta sempre più ruvelando l’uomo salvezza. Prima era atteso al varco per la sua proverbiale incostanza: è sempre stato capace di vincere le partite da solo ma anche di farla da spettatore non pagante. Negli ultimi mesi ha preso per mano la squdra e la sta spingendo alla salvezza a suon di prodezze. La punizione dell’1-1 è stata l’ennesima chicca di un periodo felicissimo sotto l’aspetto personale, come se l’ex bolognese si fosse reso conto che senza le sue magìe sarebbe dura scongiurare il peggio.

Ranieri, che ha il pregio di correggere in corsa certi errori di valutazione, lo ha tolto due partite fa dallo scomdo ruolo di esterno destro riportandolo al… centro del villaggio, nella posizione naturale di rifinitore, ricevendo in cambio giocate decisive.

Peccato davvero che la vecchia, mai guarita tendenza a farsi ammonire obblighi Ramirez a guardare, domenica prossima, la sfida contro la Fiorentina dalla panca. Un’assenza pesantissima, anche considerando che ilr rimpiazzo naturale, Maroni, è ancora un corpo estraneo e il solo centrocampista adattabile a fatica nelle mansioni è Bertolacci, non certo nel momento più fulgido della carriera.

La squalifica di Gaston s’abbina a quella, altrettanto dolorosa, di Ekdal, che sta gradamente tornando ad essere il faro indiscusso della manovra doriana. Sommando le due assenze, è agevole sostenere che la Samp ha perso almeno il 30 per cento del proprio potenziale in un match delicatissimo, che sarebbe stato d’uomo tentare di vincere che, visti gli sviluppi disciplinari, sarebbe già fondamentale non perdere.

A chi affidarsi in mancanza dei due uomini più dotati di classe? Al sempiterno Quagliarella, che nelle ultime due partite è apparso  ritemprato. Rispetto a un anno fa, tocca meno palloni e si concede qualche pausa in più, ma al momento topico risponde “presente”, dando piena ragione a Ranieri, che lo considera indispensabile.

Domenica, finalmente, dovrebbe toccare a Yoshida, stanti le ripetute prestazioni insufficienti di Colley, ormai abbonato alle reti regalate agli avversari. Il ragazzo è disattento, insicuro, superficiale: probabilmente ha bisogno di una guida che lo diriga, ma evidentemente Tonelli non è adattissimo alla bisogna, al pari di Chabot. Urge intervenire massicciamente nel settore, poiché non sempre l’antagonista di turno si rivelerà scombiccherato e… latitante come l’ultimo Toro.

Pierluigi Gambino

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