Buon pari a Firenze, serve la cooperativa del gol

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FERRARA, ITALY - NOVEMBER 25: Domenico Criscito of Genoa CFC looks on during the Serie A match between SPAL and Genoa CFC at Stadio Paolo Mazza on November 25, 2019 in Ferrara, Italy. (Photo by Alessandro Sabattini/Getty Images)

C’è chi passa disinvoltamente dalla cinquina al settebello e chi non riesce mai a calare una “buona da tre”. All’Atalanta succede spesso di dilagare, ma è capitato pure di perdere inopinatamente ad opera della modestissima Spal. E, ad una manciata di giorni dalla terribile traferta a Bergamo, è proprio questa la considerazione maturata nel cervello dei tifosi genoani: ogni tanto, la macchina da gol gasperiniana s’inceppa, ma bisogna saperne approfittare.

Il Grifo, fedele al suo incrollabile cliché, a Firenze non ha saputo imitare gli spallini, raggranellando un punticino che rappresenta un bottino miserrimo, quasi umiliante data la qualità della prestazione offerta. La verità è che la tendenza a fare regali non muore, quale che sia l’occupante della panca genoana. Quando ai rossoblù riesce l’impresa di chiudere le maglie difensive, ecco che tocca ai bomber designati fallire l’appuntamento. Ben vengano prova eccellente e pareggio al Franchi – obiettivo accettabile alla vigilia – ma se non si capitalizzano certe opportunità di fare bottino pieno, è doveroso compiere mille riflessioni.

In fondo alla graduatoria il gruppetto è esiguo e alla resa dei conti un’impresa in meno o in più potrebbe fare la differenza. Con i semplici pareggi senza mai un colpo in trasferta – evento ormai atteso da un anno…. –  non ci si salva, anche considerando che ogni tanto sfuggono risultati che ci si sente già in tasca. Fuor di metafora, occorre raccogliere pure contro gli squadroni e sbancare qualche terreno di gioco, oltre – naturalmente – al Ferraris.

Il lavoro di Nicola sta offrendo i primi frutti, Finalmente la squadra è organizzata e riesce a linitare i pericoli difensivi, proponendosi pure in vanti con una certa pericolosità. Non basta, però, l’ottimo lavoro del mister quando si commettono errori individuali con questa frequenza. Contro la Roma i tre gol al passivo furono altrettanti cadeaux e a Firenze la tendenza alla… genersotità si è spostata nell’area avversaria. E se ci può stare il primo sbaglio in carriera di capitan Criscito dagli undici metri – anche i fuoriclasse sono inciampati dal dischetto – non è giustificabile lo spreco finale di Pinamonti. Vero che il ragazzino trentino sta attraversando un periodo di sfiducia montante, ma un bomber vero (ad esempio un Petagna, tanto per restare nel campo delle pericolanti) avrebbe certamente sfruttato quell’opportunità: dopo tutto, lo scavetto non era un’esecuzione tecnicamente proibitiva, e neppure lo era la soluzione di scartare sulla propria sinistra il portiere per poi segnare a porta vuota o, mal che vada, procurarsi un sacrosanto penalty:

In attesa che la concretezza faccia irruzione in casa Genoa, plaudiamo ai progressi nel gioco, per nulla occasionali ma figli di scelte ben precise a livello di formazione. Mister Nicola, sabato scorso, aveva rimarcato in conferenza stampa i passi avanti rimrchevoli nella condizione fisica di due elementi base da ricostruire sotto quest’aspetto: Behrami e Sturaro. Con questa coppia al fianco a fare legna, anche Schone è risorto, iniziando ad illuminare il gioco da par suo. Una metamorfosi, quella del danese, dovuta al lavaggio di cervello prodotto dal nuovo allenatore, da un cambio della preparazione atletica, ma soprattutto dai suoi nuovi compagni di reparto, capaci di far pesare esperienza, cattiveria agonistica e attaccamento ai colori. Un doppio innesto – rispetto ai tempi grigi dei mesi scorsi – che ha radicalmente mutato almeno la fase difensiva della squadra.

Certo, non bastano ancor questi miglioramenti per uscire dalla crisi. Il Genoa appare ancora poverissimo di bocche da fuoco. Favilli – altro recupero importantissimo – sarà probabilmente il centravanti titolare sino a maggio (sperando che i suoi muscoli di seta reggano…), ma i gol della salvezza non potranno giungere solo da lui. Serve come l’aria da respirare un altro attaccante che sappia contribuire fattivamente al bottino: prima o seconda punta, poco importa. Tocca alla società colmare l’ultima lacuna, così da evitare che a maggio fioriscano rimpianti assortiti.

Al resto dovranno pensare gli altri giocatori, con un auspicabile contributo di una o due reti a testa: Schone (magari su calcio fermo, la sua specialità, almeno negli anni olandesi), Sturaro (bravo negli inserimenti improvvisi in area), i difensori (sui calci d’angolo), ma anche i vari Barreca, Ghiglione, Behrami (oltre a Pandev e Sanabria, che pur sempre attaccanti sono). Mancando il bomber principe, serve una… cooperativa del gol, da istituire subito, senza perdere altro tempo.

Pierluigi Gambino

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