Approccio sbagliato, troppe voragini in difesa

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12-08-18 SAMPDORIA-VITERBESE CASTRENSE COPPA ITALIA 18-19 OMAR COLLEY

Parafrasando Boskov, il professore di tutti noi, si potrebbe scrivere: “Meglio perdere una volta 5-1 che cinque volte 1-0”. Parole sante, che si abbinano ad un’altra considerazione spicciola: la Lazio attuale è un rullo compressore, capace di schiacciare qualsiasi avversario. Non pesa, dunque, il risultato dell’Olimpico, ma suscitano allarme e preocupazione il punteggio della contesa e la prestazione incolore della Sampdoria, dominata in lungo e in largo.
Nelle due ultime gare, pur con esiti così differenti, è affiorata a costante: l’infelice approccio dei blucerchiati.

Il Brescia, compagine modestissima, si è trovata in vantaggio quasi senza accorgersene e per mezzo tempo ha controllato da par suo gli avversari prima di subire un’autentica gragnuola di palle gol e di segnature. La Lazio, che rispetto alle rondinelle pratica… un altro sport, è subito dilagata, aprendo non piccole brecce ma voragini nella fragilissima retroguardia di Ranieri. Chiunque s’interesse di calcio sa che i biancazzurri vanno a nozze se si concede loro il contropiede: ebbene, la Samp è stata subito punita in ripartenza e, non paga del pasticciaccio iniziale, ha beccato altri dispiaceri sempre su campo aperto.

La sensazione è che abbia giocato un ruolo decisivo la psicologia: evidentemente appagata dalla manita inflitta al Brescia, la compagine blucerciata ha affrontato la sfida romana con atteggiamento rassegnato, come se si trattasse di un impegno da archiviare col minor danno possibile i attesa di… dare la paga al Sassuolo la domenica successiva ed avvicinarsi ulteriormente al centroclassifica. Invece il re si è scoperto nudo. L’estrema deblezza della dfesa sta insinuando timori assortiti in un ambiente che – complice il risveglio di Brescia e Lecce – è tornato a guardarsi con ansia alle spalle.

In tema di reparto difensivo, si è accesa la spia dell’allarme rosso, e non solo per l’inevitabile squalifica del disastroso Chabot. Ha ragione da vendere il testaccino a pretendere non uno ma due rnforzi per il settore, così da colmare e lacune sul centro-destra. Arriverà – confidando che il farsesco tiramolla finisca una buona volta – il cavallo di ritorno Tonelli, che offre garanzie fisiche non eccezionali ma è pur sempre uno specialista del ruolo. Meglio di nulla, ma non può bastare, e la necessità assoluta di schierarlo titolare già con i neroverdi, tanto da evitare l’impiego dell’ennesimo mancino, Regini, è motivo di preoccupazione.

Si guarda anche alla formazione Primavera e in particolare al promettente Rocha, ma la classifica in cui versa la Samp è piuttosto delicata e non consiglia azzardi: occorrono giocatori “finiti”, autentiche sicurezze per mettersi a vento. E qui non si può evitare un collegamento con il nebuloso quadro societario. E’ già una fortuna che l’Atalanta abbia acconsentito ad anticipare i denari per il riscatto di Zapata, ma questa novità, se da una parte conforta e tranquillizza, dall’altra segnala ulteriormente la delicatissima situazione finanziaria del club. Ranieri giustamente ha posto dei paletti alla paventata partenza di Caprari, tra i giocatori più adgevolmente vendibili, ma pensare che i dirigenti riescano a fare cassa con quest’operazione colmando la fresca lacuna in organico con un innesto forte almeno quanto il partente significa illudersi.

Chi vivrà vedrà, ed è anche possibile che l’umiliazione patita all’Olimpico si riveli utile come scossone, sia per i giocatori, sia soprattutto – per una società obbligata a darsi una mossa. Due sono le considerazioni finali, di opposto tenore: quella negativa si riflette nella scarsa preparazione psicologica del gruppo a lottare per un obiettivo come la salvezza e quella positiva trae spunto dalla tradizione, che vuole la Samp quasi sempre brava a battere, specialmente a Marassi, le avversarie dirette intascando i punti necessari per la sopravvivenza.

Pierluigi Gambino

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