La terapia d’urto di Ranieri funziona

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L’ultimo impegno del girone ascendente ha fornito la risposta più attesa ed auspicata: questa Samp non dovrà dannarsi l’anima per centrare quell’obiettivo che neppure due mesi orsono pareva utopistico: la salvezza. Invece la terapia d’urto del luminare Ranieri ha consentito ai blucerchiati non solo di distanziare il quartetto in coda ma anche di agganciare il Sassuolo e porre sul proprio mirino una Fiorentina ancora convalescente.

Si dirà: il Brescia, privo del miglior centrocampista (Tonali) e del difensore più efficace (Cistana), è apparso pochissima corsa, ma il 5-1 finale è pur sempre un punteggio roboante. Serviva, eccome, per raddrizzare definitivamente la graduatoria, ma anche per iniettare dosi da cavallo di fiducia in qualche giocatore che da tempo era piombato in crisi. Ed  ecco che una delle squadre meno prolifiche del campionato si è improvvisamente scatenata, non prima di aver sprecato tutto lo sprecabile, permettendo alle rondinelle un effimero volo sull’1-0. Qualsiasi intenditore di calcio, comunque, accoglieva quegli erroracci in zona gol con ottimismo e felice preveggenza: se la Samp, di riffe o di raffe, trova l’1 a 1, finisce per dilagare. Così è stato: una manita clamorosa, che ha confermato la felice predisposizione alla segnatura del troppo a lungo sottovalutato Linetty, fatto registrare un felice ritorno al passato di Jankto, ribadito la buona confidenza col gol di Caprari, e, soprattutto, la ritrovata verve di Quagliarella, dapprima spietato dal dischetto e poi autore di un delizioso pallonetto vincente. Vero che per un’oretta abbondante il bomberone aveva offerto scarsi segni di vita, meritandosi altri accenni per nulla simpatici alla sua carta d’identità, ma quel suo finale di partita rappresenta la novità più piacevole di un pomeriggio di gloria e baldoria.

Conoscendo Ranieri, neppure uno dei suoi giocatori si monterà la testa credendosi ormai fuori dal guado. Il testaccino è un mago nel richiamare gli atleti alla massima concentrazione: figuriamoci se non rimarcherà la distanza non ancor abissale dalla coda. Ma in cuor suo anche lui proverà quel sollievo che gli ultimi risultati hanno acceso in tutti i tifosi. Di sicuro per dimostrare di aver scacciato il mal di gol occorrerà qualche riprova, ma intanto la squadra ha mostrato un’accettabile tenuta difensiva, pur con qualche sbavatura di Regini, ammirevole per professionalità ed ancora un po’ arrugginito. Chabot ha ribadito doti eccelse ed anche i terzini hanno risposto alle attese.

Il salto di qualità però risiede principalmente in fase di contruzione. Ptivo ancora di Ekdal – schierato solo nel finale, a vittoria acquisita – il centrocampo doriano si è fatto forte sul senso geometrico di Vieira, sulla sagacia di Linetty e sull’onnipresenza di Thorsby, un giocatore che per mesi ha scaldato la panca bucerchiata ed è stato in predicato di partire prima che Ranieri lo togliesse dalla naftalina e ne sfruttasse il moto perpetuo. Anche senza Ekdal e Bertolacci, due uomini d qualità, la Samp, sta funzionando, e pazienza se la trama, invece di passare dal centro, si snoda principalmente sulle fasce e s’innerva di lanci in verticale verso le punte.. E’ cambiato il modo di giocare e l’efficacia è addirittura aumentata, come attesta la barcata di palle gol costruite.

Adesso, però, guai a mollare la presa sul mercato. Ranieri pretende un difensore destro naturale per completare il reparto, e sarebbe un peccato mortale non accontentarlo. Sul fronte offensivo, invece, ci si potrà arrangiare anche senza l’ausilio di un uomo d’area, più forte fisicamente degli attuali interpreti. Dopo tutto, basterebbe che Gabbiadini, dopo aver risolto da par suo la stracittadina, si rivegliasse dal successivo torpore. Col Brescia è mancato clamorosamente alle attese, esprimendosi in modo imbarazzante dal principio alla fine. Con le qualità di cui dispone, vien rabbia ad osservarlo così inconcludente.

Pierluigi Gambino

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