Gianni Rodari e l’Uisp: una storia di gioco e sport, partita dalla Liguria

Come si fa ad inventare le storie? Mentre ci prepariamo a festeggiare Gianni Rodari nel centenario della nascita che avverrà il prossimo anno, ricordiamo che proprio oggi, 23 ottobre, nasceva l’indimenticabile scrittore, pedagogista e giornalista che avrebbe formato molte generazioni di insegnanti ed educatori.

Anche l’Uisp ha un credito nei suoi confronti, in termini culturali e storici. Già, perché Rodari ha incontrato la storia dell’Uisp in varie occasioni, a cominciare dal 1950. Proprio in quell’anno, in quanto animatore della rivista “Il Pioniere” e dirigente dell’API-Associazione Pionieri Italiani, partecipò al Villaggio della Gioventù organizzato da Arrigo Diodati, uno dei fondatori dell’Uisp, sull’altopiano della Madonnetta, Cogoleto, poco fuori Genova. “Il campeggio di Cogoleto ebbe un grande successo e andò avanti per diversi anni – ricorda Diodati in uno dei suoi ultimi scritti  – Ci fu anche un’estate in cui furono ospitati dei giovani “pionieri”, che erano l’alternativa di sinistra dei boy scout. Attorno al fuoco, la sera, si radunavano ad ascoltare sbalorditi le prime ‘strane’ favole-non favole di un giovanissimo Gianni Rodari”.

Particolari che vengono confermati da Soledad Diodati, che ci risponde al telefono con la consueta cordialità: “Avevo dodici anni e me lo ricordo quel campeggio organizzato dall’Uisp e dall’associazione Cet-Campeggiatori Escursionisti Turisti, fondata da mio fratello Arrigo. Erano gli anni del dopoguerra e noi ragazzi avevamo tanto bisogno di tornare a respirare aria di spensieratezza e libertà. Ricordo che eravamo intorno al fuoco, alla sera, tra le tende che avevamo montato, frutto della donazione della Marina Militare. C’erano tanti giovani che venivano da tutta Europa, ragazze e ragazzi insieme. Una cosa che non si era mai vista prima. Ebbene, Gianni Rodari era con noi a sperimentare quel suo modo fantasioso di raccontare favole. E intanto ci trasmetteva i valori di libertà, antifascismo e solidarietà. Ricordo che con lui c’era anche Dina Rinaldi, direttrice del Pioniere, rossa di capelli e bellissima”.

Nella prima metà degli anni ’50 Rodari scriveva e inventava le pagine del Pioniere, che grazie all’Archivio dell’Associazione Ricerche il Pioniere sono tornate a brillare per originalità e inventiva. Uisp e Api in quegli anni lavoravano insieme, come testimonia questa tessera associativa congiunta degli anni ’50.

La storia dell’Uisp e quella di Rodari tornarono a incontrarsi negli anni ’70, gli anni della fusione tra Arci e Uisp. Rodari, che nel frattempo aveva seguito Pagliarini, fondatore di Arci Ragazzi, partecipò ad Assemblee e Congressi delle due associazioni che avevano dato vita ad un’unica grande organizzazione culturale e sportiva.

L’influenza dei suoi scritti è stata notevole su generazioni di insegnanti ed educatori dell’Uisp: l’utilizzo del gioco in maniera fantasiosa e intelligente. Come dimenticare che, ad esempio, tra i doveri” del giovane Pioniere c’era quello di “organizzare sport per sé e per gli altri”. Gianmario Missaglia, presidente Uisp negli anni ’90, con il suo “Ecorienteering-Un altro sport è possibile” (La Meridiana, 2002) ha ripercorso e reinterpretato sentieri rodariani.

Gianni Rodari nacque ad Omegna il 23 ottobre 1920. E’ stato uno scrittore, pedagogista, giornalista e poeta italiano, specializzato in letteratura per l’infanzia e tradotto in molte lingue. Unico vincitore italiano del prestigioso Premio Hans Christian Andersen, nel 1970. Collaborò con molte testate giornalistiche e dal 1973 tenne una fortunata rubrica quotidiana su Paese Sera, con lo pseudonimo Benelux. Morì il 14 aprile 1980, aveva appena 60 anni. Scrisse sull’Unità dove, essendo stato maestro, gli saranno affidate alcune rubriche per l’infanzia: “Ed ecco che un giorno il direttore del giornale decide di dedicare una pagina domenicale ai bambini. Chiesero a me di fare questo angolo per i bambini. Ero il solo ad aver fatto, anni addietro, il maestro di scuola e questo era l’unico titolo che suggeriva questa scelta. Avevo anche una certa predisposizione per i pezzi brillanti di fantasia o di umorismo. Cominciai così a pubblicare settimanalmente filastrocche e raccontini per i quali ritrovavo il mio gusto giovanile dei surrealisti francesi letti da studente in biblioteca”.

Ripeteva sempre, Gianni Rodari, agli amici insegnanti: “C’è sempre il bambino che domanda, per l’appunto: Come si fa a inventare le storie? E merita una risposta onesta”.

(Fonte: Ufficio Stampa e comunicazione Uisp Nazionale)

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