La lunga storia della Parigi-Roubaix

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Con ancora negli occhi la splendida cavalcata di Bettiol nel Fiandre di domenica scorsa, si correrà domenica l’edizione 117 della Parigi-Roubaix, la classica monumento del pavé, chiamata non a caso “l’inferno del Nord”. L’Italia non trionfa dal lontano 1999, quando Andrea Tafi vinse a braccia alzate un anno dopo il povero Franco Ballerini, primo l’anno precedente, che bissò il successo del 1995.

Una classica che vide tre vittorie consecutive di Francesco Moser, tra il 1978 ed il 1980, ed il successo di Felice Gimondi che fece centro al primo tentativo nel 1966; nella storia i primatisti di successi , con quattro primi posti, sono Roger De Vlaeminck e Tom Boonen, ritiratosi dalle corse al termine dell’edizione 2017, quella in cui vinse Van Avermaet, con Boonen e Cancellara (tre vittorie) monopolizzatori della corsa con sette successi tra il 2005 ed il 2013.

Duecentocinquantasette chilometri, di cui 55 in pavé, da Compeigne al mitico velodromo di Roubaix, dalla prima edizione del 1896 al 1965 la partenza era a Parigi, attualmente si parte a sessanta chilometri dalla capitale francese: la prima vittoria italiana fu quella del valdostano Maurice Garin, successivamente naturalizzato francese, che s’impose nel 1897 e nel 1898, annoveriamo anche un successo assegnato ex-aequo a Serse Coppi, fratello del “campionissimo” Fausto e André Mahé, caso unico nella storia insieme alla Liegi-Bastogne-Liegi del 1957..

Come dicevamo il pavé sarà il grande protagonista come sempre della classica, i quasi 55 chilometri sono divisi in ventinove tratti, con il primo passaggio cruciale a novantasei chilometri dal traguardo, con l’attraversamento della foresta di Aremberg, due chilometri e mezzo in lieve ascesa nel bosco, un tratto dove spesso in passato si sono verificate forature e guasti meccanici, con le ammiraglie a volte distanti per garantire la dovuta assistenza. Settore a cinque stelle quello della foresta, al pari di Mons en Pévéle ed il Carrefour de l’Arbre, due chilometri ad una ventina di chilometri dal traguardo, introdotto nel 1958 e sempre affrontato a partire dal 1980.

Non ci sarà Bettiol, così come Niki Terpstra, caduto al Fiandre di domenica scorsa; tra i favoriti il vincitore dello scorso anno, lo slovacco Peter Sagan, non in grande forma ma dotato di una classe capace di qualsiasi impresa, il belga Greg Van Avarmaet, con una squadra probabilmente non all’altezza e primo nel 2017, il norvegese Alexander Kristoff, vincitore della Gand-Wevelgem e terzo al Fiandre ed in grande spolvero, il ceco Zdenek Stybar, due volte secondo nel velodromo di Roubaix, l’altro fiammingo Oliver Naesen, afflitto da un problema bronchiale domenica scorsa e ripresosi per l’occasione, Wout Van Aert, un ciclocrossista che potrebbe fare l’impresa partendo da lontano. E poi John Degenkolb, primo nel 2015 e Tiesj Beenot, il danese Kasper Asgreen ed il tedesco Nils Politt, secondo e quinto nel giorno del trionfo di Bettiol, senza dimenticare il colombiano Fernando Gaviria, alla sua prima volta nell’inferno nordico.

Le nostre flebili speranze saranno riposte in Matteo Trentin, Gianni Moscon, quinto nel 2017 ma non in grande condizione e Sonny Colbrelli, domenica ci attende un altro grande spettacolo di sport e di folla, lungo il percorso ci sarà come sempre tanta gente e ci saranno anche tante maschere, le maschere di fatica, di polvere o di fango dei corridori, a seconda delle condizioni meteorologiche in cui verrà affrontata questa fantastica cavalcata nella campagna francese.

Marco Ferrera

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Redazione
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