Alberto Bettiol è l’eroe del Giro delle Fiandre

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“ Dietro sono tutti cotti, sono cotti!!! Vai Albertino , vai!!!” La voce del telecronista accompagna l’attacco di Alberto Bettiol, venticinque anni, toscano di Poggibonsi, lui con un cognome veneto, un cognome da ciclista. Entra nella storia, vincendo l’edizione numero 103 del Giro delle Fiandre, la “Ronde Van Vlaanderen”, una delle classiche monumento di questo sport, così bello, che regala emozioni uniche, lui che vince da campionissimo quando non era minimamente pronosticato da nessuno.

E vince su queste storiche pietre per la prima volta da professionista, dodici anni dopo Ballan, era il 2007, ed il suo nome resterà inciso sulla pietra come quello di Zandegù, Argentin, Bugno, Bartoli, Bortolami, Tafi, Ballan, come il nome di Fiorenzo Magni , il “leone delle Fiandre”, tripletta tra il 1949 ed il 1951, quando il ciclismo era eroico , con quelle foto seppiate che fanno parte della leggenda, Bettiol toscano come Magni, anche se con un cognome così veneto…

Ottocentomila , forse un milione, le Fiandre scendono in strada e si mobilitano in una grande festa, lungo i 267 chilometri da Anversa ad Oudenaarde, diciassette muri da affrontare ed Alberto che sul penultimo, il vecchio Kwaremont, attacca sulle pietre e pianta tutti in asso, tre secondi, cinque, sette, dieci, dodici, quindici… Non si volta, non si alza sui pedali, spinge un rapporto lungo, rimane seduto ed inizia a volare, dietro non c’è accordo, affronta a tutta il Paterberg, è l’ultimo muro e lì si capisce che quando scollina il sogno è possibile.

Per Alberto diventa una cronometro di quattordici chilometri, tutti in pianura, con il vento in faccia e la fatica nelle gambe, braccato da sedici campioni ma oggi Alberto è imbattibile e diventa campionissimo e vince a braccia alzate, con quattordici secondi sul secondo, il danese Asgreen, quattordici come i chilometri di pianura in cui Alberto volava, verso la gloria sportiva, con la consapevolezza di aver finalmente trovato un campione da corse di un giorno, un ragazzo forte a cronometro e sul passo e con tanta qualità tecnica, che dodici anni dopo quella domenica di Pasqua del 2007, quando vinse Ballan, era l’8 aprile, innalza di nuovo il tricolore in quei luoghi che trasudano due ruote, il Fiandre numero 103 è suo, è come un 110 e lode all’Università, come vincere un mondiale al Maracanà , trionfare a Wimbledon , battere tutti a Kitzbuhel…

Bravo Alberto , tutti in piedi, “chapeau” e splendida anche Marta Bastianelli, che completa questa giornata che profuma di Italia trionfando nella gara femminile.

MARCO FERRERA

 

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