Sampdoria: no Quagliarella no party

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Inserita in altri contesti temporali, la sconfitta col minimo scarto in casa della terza in graduatoria sarebbe stata considerata fisiologica. Registrata nel momento attuale, invece, si presta a più di un’amara riflessione. La prima riguarda la consistenza degli avversari: è vero che l’Inter, orfana di Icardi, non sbaglia un colpo, ma appare tutt’altro che irresistibile e invulnerabile da parte di una squadra non priva di sufficiente cinismo. La seconda constatazione si riflette nel recente curriculum dei blucerchiati, capaci di raccattare appena un punto nelle ultime quattro esibizioni, con una media da retrocessione sparata. Vero che nel calcio i momenti felici si alternano a quelli bui, ma qui si sta esagerando, e inizia a piangere non solo la classifica ma anche il raffronto con un anno fa alla stessa giornata di campionato. Il ritardo è di sei lunghezze: un’enormità per una squadra i cui dirigenti e giocatori in svariate circostanze avevano sbandierato obiettivi europei.

Cosa sta succedendo? L’analisi è improba ma non può prescindere da valutazioni inconfutabili. L’incoraggiante avvio di stagione aveva illuso tutti coloro che avevano cercato di rimuovere dalla mente le contemporanee partenze di due pezzi da novanta come Torreira e Zapata. Il paraguaiano tascabile era ben più di un undicesimo della Samp: rappresentava l’”anima”, il trascinatore, il recuperatore di palloni e l’ideale smistatore degli stessi: da solo, non si offendano i compagni, valeva mezza squadra. Il colombiano era il naturale sbocco offensivo, l’unico elemento in grado di piegare la resistenza di avversarie chiuse a riccio e atleticamente prestanti.

Torreira era assolutamente non sostituibile, e chi lo ha rilevato – vedi Ekdal – si è fatto ampiamente apprezzare, ma restando lungi dall’incidenza del suo predecessore. Il bomber è stato avvicendato solo a livello numerico, non certo sotto l’aspetto delle caratteristiche. Nessuno degli attaccanti attuali si avvicina minimamente a lui: ovvio che la potenzialità offensiva globale ne scapiti, e non di poco.

Bastano queste due differenze a giustificare il passo indietro, Mettiamoci poi la pervicacia con la quale mister Giampaolo prosegue nella sua idea di gioco, priva di qualsiasi variazione allo spartito. Ormai gli allenatori avversi lo hanno “sgamato”: sanno che condensa tutti i suoi giocatori nell’asse entrale e cercano di sorprenderlo sulle fasce, specialmente quella meno vicina al pallone.

Così succede quasi sempre che la Samp desti ammirazione per la qualità del suo gioco e per l’espressione del collettivo, ma pure che perda o al massimo pareggi. A San Siro, per esempio, tra i peggiori blucerchiati troviamo i due terzini, che di fronte ad attaccanti laterali di valore si sono smarriti: un po’ per i loro limiti, un po’ per la scarsa copertura ricevuta da parte dei compagni.

In avanti, invece, il  discorso è diverso. Purtroppo, continua il “no Quaglia, no party”: sarà un caso ma quando si ferma il bomber 36enne sono dolori, a maggior ragione se Giampaolo si ostina ad insistere su Defrel (impresentabile o quasi da mesi) a scapito di Gabbiadini, in gol all’esordio ma rispedito in panca subito dopo una prova incolore (sua e di tutta la squadra), per poi tornare alla segnatura da subentrante.

Al trainer un’attenuante va però riconosciuta: la mancanza di soluzioni alternative a centrocampo. I vari Praet, Linetty ed Ekdal non stanno incantando ed appaiono piuttosto stanchi. Se Barreto non fosse da mesi in infermeria, ecco che il turn.-over probabilmente produrrebbe risultati interessanti. Constatato il fallimento dell’operazione Jankto, almeno parzialmente previsto dagli addetti ai lavori, ecco che la Samp ha perso brillantezza. Mettiamoci poi la scarsissima propensione di questo trio alla conclusione vincente: altra lacuna costituzionale.

Così i conti non tornano, visto che nel football non basta produrre un gioco organizzato quando mancano gli stoccatori e le fasce laterali non sono presidiate a dovere. Al Meazza se n’è avuta l’ennesima riprova. Finché il fiato e le gambe hanno retto, i pericoli di capitolazione sono stati contenuti, ma appena le squadre di sono “allungate” e il pressing si è allentato, l’Inter ha fatto prevalere la superiore fisicità e anche una qualità individuale più elevata.

Resta il rammarico per quel gol di Nainggolan forse viziato in apertura di azione e sicuramente evitabile, ma non è in quell’episodio che la Samp ha perso la sfida, bensì in precedenza, quando ha sciupato diverse opportunità di passare in vantaggio. Purtroppo, con le esibizioni accademiche e poco altro, non si va avanti.

 Pierluigi Gambino

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