Un Criscito da 8 e un attacco più forte per l’esordio vincente

Parliamo di calcio? Massì, pur con un’infinita tristezza nel cuore, ma senza dimenticare lo struggente minuto 43 di Genoa-Empoli: struggente ed esemplare lo spettacolo di uno stadio intero ancora scosso da una tragedia immane.

Dunque, il Genoa passa subito all’incasso, regalandosi una gioia sportiva e salutando con un successo il ritorno a Marassi di Enrico Preziosi. Diciamolo: era giusto che il patron rientrasse e ponesse fine all’assurda anomalia di un volontario esilio che non aveva più ragione di proseguire.

Era fondamenatle partire con un “pieno” di punti. Missione compiuta a capo di una doppia partita – abissale il divario tra i due tempi – che tuttavia è bastata per offrire nitida la sensazione di una squadra rinforzata.

Certo, i paladini di un calcio iperoffensivo, caratterizzato da un costante comando delle operazioni in campo, dovranno ancora rassegnarsi. Non è colpa di Ballafdini se il settore nevralgiCo, quello centrale, non è stato potenziato a dovere pur con un notevole cambio di uomini. L’impressione è che che i rossoblù offriranno il meglio di sé quando lasceranno l’iniziativa agli avversari. Nel primo tempo, quello più convincente, i rossoblù hanno mostrato enormi potenzialità nella loro prerogativa massima, lo sfruttamento degli spazi. Una peculiarità che abbisogna, però, di una tenuta atletica di prim’ordine. Sin quando le gambe e il fiato hanno retto, ecco il Grifo proporsi in modo del tutto convincente e spettacolare.

Rispetto all’anno scorso, è cresciuto parecchio il potenziale offensivo. Piatek ha subito dimostrato che la serie A italiana non gli ha asciugato il talento di goleador da area di rigore e il suo compagno di reparto Kouame – in attesa che Favilli guarisca da un lieve infortunio – ha palesato apprezzabile concretezza nella manovra ed anche in zona gol, come confermato dallo spndido diagonale rasoterra che ha fruttato il raddoppio rossoblù. Almeno in area avversaria, rispetto ai tempi di Galabinov e Lapadula, i progressi sono sensibili.

I due bomber si sono avvalsi della collaborazione desisiva di un altro rinforzo da leccarsi i baffi: Mimmo Criscito. Suoi gli assist vincenti, a suggello di una prestazione da “8“ nel primo tempo e almeno da “6,5” nella ripresa. Scriviamolo chiaro: si tratta di un rinforzo di lusso, in tutto degno delle attenzioni di cui gode da parte del ct azzurro Mancini.

Di rilievo nche la recita di Romulo, jolly prezioso, che ha saputo indossare i panni del “regista” pur avendo altre caratteristiche. Sin quando i ritmi sono alti e si gioca a spron battuto, non si avverte l’assenza di un “facitore di gioco”, ma appena le gambe si appesantiscono e bisognerebbe congelare la palla per proteggere il vantaggio, ecco emergere gli antichi, irrisolti problemi di un centrocampo dalla qualità complessiva piuttosto scarsa. Senza contare che la scelta tattica ormai definitiva della difesa a tre protegge meglio il proprio portiere ma cagiona un’inferiorità nel reparto mediano. Inevitabile che anche la matricola Empoli, collettivo collaudato, nella ripresa schiacciasse il Grifo al limite dell’area e continuasse a buttare nel calderone decine di palloni. Nel fortino i vari Spolli, Zukanovic e Biraschi sono usi esaltarsi, ma se gli attaccanti toscani fossero stati più svegli, il gol al passivo sarebbe maturato ben prima dei tempi di recupero, col serio rischio di veder sfrumare una vittoria legittimata sino all’intervallo. Siamo schietti: rivedere tra i titolari fissi quel Lazovic raramente ammirato nei suoi primi anni genoani è la conferma che non tutto a metà campo funziona. Certo, quando rientrerà Sandro certi difetti saranno almeno parzialmente mascherati ma non ci si illuda di ammirare, anche a pieno organico, un Genoa in grado di dominare.

 

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