Dilemma Sampdoria: Giampaolo sì o Giampaolo no?

Il bilancio della stagione della Sampdoria e il futuro con la questione Giampaolo in prima piano. L’analisi di Gambino.

Solo ai tempi dell’ultima retrocessione l’ambiente Sampdoria era così surriscaldato. L’osservatore più superficiale potrebbe chiedersi, non a torto, cosa succederebbe se i blucerchiati fossero reduci da un campionato disastroso. Così non è ma è giunta sicuramente l’ora di approfonditi chiarimenti in seno ad un club che ha perso la tranquillità.

Sampdoria: il bilancio stagionale

Due parole sul piazzamento finale. E’ in linea con le aspettative di metà agosto (o appena sotto), che tenevano conto di una superiorità, sulla carta, di tutti i club giunti più in alto nella classifica. L’epilogo stride però con le valutazioni di metà campionato, che indicavano la squadra blucerchiata tra le protagoniste assolute e  le assegnavano il ruolo di rivelazione. Il calo nella seconda età dell’annata poteva essere previsto solo in parte e certo non si poteva preconizzare una discesa sino alla decima piazza. Ribadiamo che la risultanza stagionale è stata accettabile, ma la strada percorsa per giungervi è stata di gran lunga la peggiore. E siccome nella mente di ciascuno restano principalmente gli ultimi eventi, ecco spiegata un’amarezza diffusa, sfociata in un incontrollato malcontento che ha inasprito gli animi.

Chiaro che, senza il crollo dell’ultimo mese e mezzo, che ha allontanato la mente da molti tifosi dalle vicende di campo, quei cori di stampo razzistico contro il Napoli e la sua gente non si sarebbero ascoltati. Un atteggiamento deprecabile, al quale il patron Ferrero ha cercato di porre rimedio con coraggio, portandosi ai piedi della Sud per richiamare i tifosi ad un comportamento più consono. Quelle sue frasi successive, a mente più fredda, interpretate nel modo peggiore dal popolo blucerchiato, sono servite a misurare ulteriormente il distacco profondo della gente da un presidente mai amato per i suoi comportamenti, lontani anni luce dall’aplomb tradizionale dei reggenti sampdoriani. E qui sorge un interrogativo: un presidente va giudicato solo per quanto di concreto ha prodotto – specialmente sul fronte mercato – per la società e per la squadra o anche per il suo modo di porsi? Che il Viperetta debba cambiare atteggiamento è consigliabilissimo, ma certe prese di posizione – vedi comunicati ed assemblee pubbliche – appaiono francamente spropositati.

Giampaolo sì o no?

Chiuso il tema, veniamo all’altro argomento caldo: sì o no ad una conferma di mister Giampaolo? I suoi pregi e i suoi difetti sono arcinoti: inutile tornarci sopra. Lo sgonfiamento della squadra nel girone di ritorno gli ha inevitabilmente alienato un mare di simpatie, estendendo le falangi dei suoi contestatori. A lui, prima che ad ogni altro, va il merito di quella Sampdoria entusiasmante che per mezzo campionato ha lasciato a bocca aperta chiunque, ma era normale che la sequela infinita di rovesci esterni facesse scendere le quotazioni di un mister che nei due anni in cui è emersa questa carenza non ha mai saputo porre adeguati correttivi. Lui stesso, nell’ultima intervista, ha ribadito che la squadra ha bisogno assoluto del proprio pubblico per rendere al meglio. Indirettamente ha accusato di scarsa personalità sia i giocatori, sia se stesso, incapace di trasmettere determinazione e combattività. Nel bagaglio di un tecnico, purtroppo, non si deve trovare solo le nozioni tecnico-tattiche ma anche una certa dose di capacità psicologica.

Ai tifosi non è affatto piaciuta la sua ostinazione nell’elogiare sempre e comunque i suoi atleti, anche dopo clamorose sconfitte: qualche pubblica tirata di orecchie non sarebbe guastata. Gli stessi supporters avrebbero gradito un briciolo di umiltà in più, magari un “forse, in certi frangenti, anche il sottoscritto ha sbagliato”: invece, almeno nei colloqui con i giornalisti, mai una volta che si sia messo seriamente in discussione.

Cosa succederà nell’imminente colloquio tra il tecnico e il presidente? Giampaolo esige che la dirigenza, una volta completata la campagna estiva, esterni chiaramente i suoi obiettivi, così da assumersi precise responsabilità nei confronti della piazza. Ma lo stesso trainer pretende pure che i titosi stessi gli confermino piena fiducia. Richieste forse comprensibili, sassi nello stagno e nulla più. Per ora, sia da Napoli sia dalla Roma biancoceleste non gli sono giunte proposte ufficiali, e se la situazione non cambiasse, non crediamo proprio che lui, per ragioni morali o ambientali, dia un calcio ad un contratto scadenza 2020 rimanendo disoccupato.

Ferrero, dal canto suo, pur chiedendogli conto dei pessimi ultimi mesi, non ha alcun interesse a divorziare da un “mago” ineguagliabile nel regalargli corpose plusvalenze.

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