Milano-Sanremo: storia di una grande passione

Domani si correrà l’edizione numero 109 della Milano-Sanremo, la classica di primavera, che vedrà ai nastri di partenza 175 corridori per percorrere i 291 chilometri che dividono il capoluogo lombardo dalla città dei fiori. 

Si apre l’era della Var anche nel ciclismo , in una corsa che vede come favoriti Peter Sagan e Michal Kwiatowski, vincitore della recente Tirreno-Adriatico e primo lo scorso anno sul traguardo di Via Roma; tra gli italiani, che non vincono dal 2006 con Pozzato, le speranze sono riposte principalmente su Elia Viviani e Vincenzo Nibali.

Dallo sprint vincente di Pozzato su Petacchi e Paolini dodici anni fa si sono alternati solo successi stranieri, con lo spagnolo Freire vittorioso in due occasioni; nel 2013 la gara venne sospesa ad Ovada per una tempesta di neve e ghiaccio e venne ripresa ad Arenzano, nel giorno in cui trionfò il tedesco Ciolek.

Il primatista della corsa è il “cannibale” Eddie Merckx, capace di centrare il traguardo ben sette volte tra il 1966 ed il 1976, sei volte si è imposto il novese Costante Girardengo tra il 1918 ed il 1928; nell’albo d’oro figura per quattro volte il nome di Gino Bartali e per tre quello del “Campionissimo” Fausto Coppi, nelle cinquanta vittorie italiane la prima fu di Ganna nel 1909, mentre la prima edizione fu appannaggio del francese Petit Breton, pseudonimo di Lucien Mazen, che cambiò il suo nome perché il padre non voleva corresse in “velò”: quel giorno la partenza avvenne alle quattro e trenta del mattino, nel 1910 su 65 partenti arrivarono solo in 4….

L’attuale astinenza di successi italiani non è la più lunga: passarono ben diciassette anni dal successo di Petrucci nel 1953 prima che un corridore di casa nostra tagliasse per primo il traguardo, fu Michele Dancelli, bresciano di Castenedolo, a trionfare a braccia alzate in quell’indimenticabile pomeriggio del 1970.

Una volta quando si correva la Sanremo era sempre un giorno di festa, il 19 Marzo si festeggiava San Giuseppe , spesso i ciclisti si lasciavano alle spalle la pianura, con le sue nebbie e le sue brume ed arrivavano in un altro mondo, quello inondato dal sole e dalla luce di Liguria, con il giallo delle mimose, il verde delle agavi, il rosa dei primi alberi in fiore e l’azzurro del mare, un azzurro che alle porte delle primavera tende ancora al blu, quel mare che accompagnerà la carovana fino al Poggio, trampolino di lancio verso la mitica Via Roma, con le sue caratteristiche fontane a salutare l’epilogo di ogni edizione. I nostri ricordi ci portano all’attesa del passaggio della striscia colorata, un’attesa che svaniva in un amen, quando aspettavi il transito lungo la discesa del Turchino e cercavi di scorgere nel gruppo il tuo campione preferito e poi di corsa a casa, a seguire le fasi finali alla Tv, dove ti attendevano i “friscieu”, tipici di quella giornata che profumava di primavera, di cose buone e di…bicicletta!

Come detto quel giorno trionfò Dancelli e fu per lui il giorno più bello della carriera, come ci disse un giorno che lo intervistammo: come dimenticare le sue lacrime di gioia sul palco di fianco ad Adriano De Zan, la “voce” del ciclismo italiano?

“ Non ero il solo a piangere di gioia su quel palco” ricordava Dancelli “quel successo nacque alle porte di Novi Ligure, con il traguardo ancora molto lontano. Andammo in fuga in una quindicina, un gruppetto ben assortito , con presenze pesanti come Vittorio Adorni e uomini forti in volata come Roger ed Eric De Vlaeminck: mancavano i due fuoriclasse del lotto, Merckx e Gimondi, c’era invece il povero Carletto Chiappano, mio compagno nella Molteni (scomparso prematuramente in un incidente stradale nel 1981): lui era di Varzi, un paese del piacentino, quello famoso per il salame, correva quindi sulle strade di casa ed era l’unico a tirare.

Nessuno voleva prendere l’iniziativa e gran parte dell’azione fu sulle spalle di Chiappano, subito dopo Loano – ricordava il ciclista bresciano – approfittai di un piccolo strappo e mi lanciai all’attacco e feci il vuoto. Mi sentivo bene, il traguardo era ancora distante, ci fu un momento in cui Roger De Vlaeminck si avvicinò a quindici secondi ma strinsi i denti e riuscii a trionfare nella Città dei fiori!”.

E quando le telecamere fisse della Rai inquadrarono quelle fontane  e sul teleschermo si scorse in fondo la sagoma di un uomo solo al comando…” Michele Dancelli vince diciassette anni dopo Loretto Petrucci la Milano-Sanremo!” urlò con la voce rotta dalla commozione Adriano De Zan e fissò la pagina più indelebile per chi scrive della “Classicissima” grazie a Michele Dancelli.

Marco Ferrera 

    

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