Genoa: il problema è sempre l’attacco

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Per sapere come finiscono le partite del Genoa basta attendere il primo gol. Se segna per primo, il Grifone ha almeno 80 probabilità su cento di portarsi a casa i tre punti e se, per contro, vanno a bersaglio gli avversari, ci si può anticipatamente rassegnare alla sconfitta. Ovvio qualsiasi regola comporta eccezioni: ad esempio nell’Olimpico laziale i rossoblù, in vantaggio, subirono il pari, ma – guarda caso – trovarono la forza per riportarsi avanti ed imporsi.

Non meno rari – anzi – sono i casi in cui sia il team caro al Joker a risalire la china: l’ultimo è stato a Marassi con la Roma, ma più che merito dei padroni di casa fu colpa grave del giallorosso De Rossi. A Bologna il concetto di fondo è stato pienamente rispettato, con qualche piccola o grande differenza. Infatti, i petroniani sono passati doppiamente all’incasso quasi involontariamente e per responsabilità dei contendenti. In effetti, dobbiamo compiere uno sforzo di memoria per rammentare due errori così’ marchiani come quelli commessi da Rosi (addormentatosi letteralmente mentre i compagni di reparto aanzanvano per spedire Masina in fuorigioco) e Spolli (pasticcione in nell’agevole rilancio finito sil corpo proteso di un antagonista). Ci sta, per carità, di mollare gli ormeggi dopo tre successi di fila, accompagnati da prove splendide a livello di concentrazione, ma forse nei due gol felsinei ha inciso pure un vecchio difetto delle guardie scelte geoane: tutte insuperabili nella fortezza davanti a Perin ma assai più vulnerabili se affrontati su campo aperto.

L’altra particolarità, che differenzia questa recita geonana da altre recednti, è la pervicacia nella ricerca del pareggio. Stavolta i rossoblù liguri si sono distanziati dal vuoto pneumatico per loro abituale quando cercano di rimontare. Purtroppo, l’insistenza e lo spirito di iniziativa non possono cancellare le antiche, irresolute carenze di prolificità quando l’antagonista si chiude. In zona gol mancano freddezza, cattiveria, senso del piazzamento, precisione: qualità assenti nella conclusione telefonata di Lazovic verso il portiere Mirante e nel tentativo al volo di Spolli, finito otre la sbarra.

In tempi di carestia, ci si deve accontentare di aver asseragliato gli avversari nella propria area e prodotto qualche conclusione. Per ottenere di più, bisognerebbe che sui calci fermi i tre giganti della difesa facessero ogni tanto pesare la loro statura e, soprattutto, che i centravanti assolvessero al loro compito primario.

E qui s’innesta il sommo problema senza risoluzione. Nel momento di maggior pressione, al centro dell’attacco rossoblù c’era Lapadula, rivelatosi ancora una volta nullo. Concediamogli l’attenuante dell’ennesimo colpo al naso già martoriato in una gara precedente, ma per il resto, come giustificare la sua ennesima latitanza? I perdonisti continuano a credere alla tesi della jella, materializzatasi in un delicato infortunio che l’ha condizionato in fase di preparazione e forse continua a limitarlo. I più severi invitano a mostrare il suo curriculum di realizzatore, cje comprende sì una barcata di segnature, ma nelle categorie inferiori, dove i difensori rivali spesso ti favoriscono con interventi maldestri, In serie A si ascolta tutt’altra musica e si contano a decine gli attaccanti, dopo aver furoreggiato in cadetteria, all’impatto con la serie superiore non riescono più a mascherare i propri limiti tecnici. Lapadula, un pallino del presidente, è stato pagato una cifra esegerata, che obbligherà gli allenatori a concedergli chances ulteriori, allo scopo di rilanciarlo e di attenuare le minusvalenze legate ad una cessione: chissà che, alla lunga, l’italo-peruviano non torni ad esprimere quel fiuto del gol che l’aveva sospinto alla notorietà.

Con o senza Lapa, con o senza Pepito Rossi (pare pronto a rendersi disponibile dopo l’ennesma ricaduta, ma è consigliabile non illudersi più di tanto), il Genoa non può temere di ripiombare agli inferi, con quel po’ po’ di vantaggio sulla zona baratro e con l’opportunità di affrontare a Marassi tutte le pericolanti: scontri diretti in cui potrebbe bastare il pareggio. Ed è in quest’ottica che si deve preparare la sfida prandiale di domenica prossima col Cagliari, da sempre mansueto come un agnellino sul proprio campo ma insidiosissimo negli impegni esterni. Guai a concedere praterie ai sardi, perciò evviva la prudenza, che non va letta peraltro come assoluta rinuncia ad offendere.

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