Genoa: meritavi la vittoria ma l’attacco non va

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Pierluigi Gambino analizza il match tra Genoa e Atalanta. Il grifone perde punti che meritava contro l’ex Gasperini.

A cosa appigliarsi per giustificare una sconfitta cocente soprattutto per il Prez, che aveva chiesto al suo mister e – indirettamente – ai suoi ragazzi un impegno speciale e una prestazione super contro l’Atalanta del non più amato Gasperini? Ad un solo episodio, perdippiù non chiarissimo: ha o no commesso fallo Petagna su Zuakanovic in occasione del gol del pareggio ospite, firmato da Ilicic? Per il resto, nessuna scusante, e non serve aggiungere che ai punti il Grifo avrebbe abbondantemente legittimato un risultato utile. L’Inter, in questo campionato, è uscita dal campo al grido di “ladri, ladri” almeno in sette-otto circostanze, ma possiamo considerare casuale il suo primato? No di certo.

Genoa, qualcosa hai sbagliato anche tu

La qualità di qualsiasi squadra si misura anche soppesando il grado di cinismo e di attenzione dei suoi giocatori. Tu puoi anche tenere il campo dignitosamente, meritare applausi per l’abnegazione dimostrata, ma se fallisci un gol facile facile che avrebbe significato nuovo vantaggio (Pandev, a dire il vero, ha fallito due volte consecutive il tocco vincente) e poco più tardi ti distrai (vero Rigoni) permettendo ad un avversario la deviazione del 2-1, è normale che esca dal campo con le prive nel sacco.

Certo, è stata un’occasione persa, poiché i bergamaschi, forse saziati dalla recente qualificazione in Europa League, non hanno disputato una partita indimenticabile, compiendo il minimo indispensabile per condurre in porto il successo. I nerazzurri in trasferta da mesi giocano sottotono e perdono punti pesanti: ci voleva questo Genoa, brillante per 40 minuti e poi spentosi come uno zolfanello, per rilanciarli.

L’attacco è un problema

Al di là di una preparazione fisica non certo ottimale – e qui si deve chiaramente chiamare in causa Juric e i suoi collaboratori – pesa la scarsissima pericolosità offensiva dei rossoblù. Un difetto che ci si porta appresso come un basto insostenibile dall’inizio del campionato. Per qualche mese la squadra non si avvicinava neppure alla porta rivale, ma durante la gestione Ballardini le palle gol si sono materializzate nitidamente: sciupare tanto ben di Dio è un segno tangibile di impotenza offensiva. D’altronde, Pandev e Taarabt, apprezzabili finché si vuole fino alla trequarti, non sono mai stati goleador tremendi al pari di Galabinov, e i centrocampisti segnano col contagocce: a meno che Bertolacci, ieri sbloccatosi, non ritrovi le antiche prerogative.

Lapadula era stato ingaggiato proprio per risolvere questo problema, ma dopo quasi mezzo campionato continua ad essere fisicamente e atleticamente impresentabile, e non esistono alternative plausibili specialmente quando l’antagonista erige le barricate. Il Genoa paga anche una chiara inferiorità di statura e peso: altro fattore che pesa moltissimo nel calcio moderno.

Consoliamoci pensando al quintetto di teoriche antagoniste per la salvezza: sono talmente modeste che immaginare un Grifo impelagato sino alla fine nella zona calda è uno sforzo di fantasia. Bisognerebbe però che la società rossoblù osservasse e copiasse quanto di positivo sta producendo la dirigenza atalantina. Ok, è più semplice e meno dispendioso costruire un centro sportivo nella Bassa lombarda piuttosto che sulle colline del Genovesato, ma per il resto il Prez ha ben più del suo collega nerazzurro: più soldi dalle tv e più spettatori sugli spalti. Come giustificare questa differenza abissale sul campo di gioco e, probabilmente, anche nel bilancio economico?

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Nato a Genova nel 1985, appassionato di sport da sempre. Scrivo soprattutto di tiro con l'arco, grazie alla collaborazione con la Fitarco, e di pallanuoto nella sezione web dedicata de Il Secolo XIX. Negli scorsi anni sono stato uno degli speaker "sportivi" di Radio 19.