La Sampdoria ha trovato i suoi eroi: il gigante, la formica e il muro

La straordinaria vittoria con la Juve apre scenari importanti per la Sampdoria che può contare sui suoi gioielli per la rincorsa all’Europa.

Duvan Zapata: il gigante

Il gigante, la formica, il muro. Ecco i tre che stanno prendendo per mano la Sampdoria per condurla verso vette impensabili. Il gigante, ovviamente, è Duvan Zapata, l’uomo che da solo ha cambiato le prospettive di una squadra intera, passata dopo il suo acquisto da una pallida speranza nel decimo posto ad un’ambizione di conquista europea. Hanno un bel dire coloro che sottovalutano, nel calcio moderno, l’incidenza del fisico: senza la sua statura da corazziere, mai e poi mai il sudamericano sarebbe svettato di quel tanto da uccellare il portiere della Juventus, dando il “la” ad uno storico successo. Gli immancabili scettici insistevano nell’indicare il curriculum vitae del centravanti doriano come cannoniere puro: “E’ bravo, ma non vede la porta”. Intanto è già a quota cinque (metà del bottino conclusivo nello scorso campionato), ma gli faremmo un torto grande come un grattacielo se lo giudicassimo esclusivamente per un dato numerico. Duvan è giocatore “ a tutto campo”, si batte leoninamente per la squadra, recupera palloni e li difende ed ha pure il pregio di mandare in porta i compagni con deliziose imbeccate.

Torreira: la formica della Sampdoria

L’importanza del colombiano è addirittura superiore a quella, già ragguardevole, della “formica”, al secolo Lucas Torreira, che a 21 anni e messo rientra già tra i centrocampisti più incisivi dello scorso campionato. Se Zapata è il “braccio”, lui è l’”anima” di questa Sampdoria rampante. Prima era apprezzatore come cacciatore di palloni e come equilibratore, ma di recente l’uruguaiano tascabile si è pure scoperto una vena insaziabile di goleador. Forse, l’anno scorso e agli inizi  di questo campionato il ragazzo non credeva pienamente nelle sue potenzialità e non s’attentava a tirare, quasi dovesse restare fedele agli obblighi di gregariato. Ora ha capito di poter essere letale nelle conclusioni da fuori area e… ci ha preso gusto, colmando l’ultima lacuna in un repertorio completo. Ad onta del fisico minuscolo, è un “grande”, che ha margini di miglioramento enormi.

Matias Silvestre: il muro

Il terzo protagonista è un nome per nulla strombazzato, ma la sua importanza nell’ecomomia della Sampdoria è notevolissima. Ci riferiamo a Matias Silvestre, che alla bella età di 33 anni sta stupendo anche i suoi più accaniti estimatori a suon di prestazioni fantastiche. Domenica ha forse offerto la sua prova più convincente da quando indossa il blucerchiato: una fortezza inespugnabile, una roccia autentica contro la quale si sono infranti i tentativi degli avanti bianconeri. Robustezza, gagliardia, senso della posizione: l’argentino non si limita a guidare la retroguardia, è un baluardo insormpontabile oltreché un esempio per i compagni.

Nel gioco delle preferenze ne abbiamo indicato tre, ma non uno degli altri blucerchiati sta tradendo le attese. Merito della serietà dei singoli, ma anche del lavoro di mister Giampaolo, grandemente maturato rispetto ad un anno fa, partendo dalle conferenze stampa del pre e del dopo partita: mai banali, sempre ricche di significato e di concetti profondi. In campo, poi, la Samp applica alla lettera il suo credo, basato in primis su un pressing asfissiante che soffoca qualsiasi avversario. Ogni juventino in qualsiasi zona del campo, se riceveva palla, si trova circondato da un nugolo di blucerchiati, pronti a strappargli l’attrezzo del mestiere. Un capolavoro di organizzazione tattica che solo un allenatore con le idee chiare potrebbe realizzare.

In sovrappiù mettiamoci una concretezza che qualche mese fa neppure si sognava: merito dei calciatori, ma soprattutto di chi li comanda. L’evoluzione si misura con i risultati e con l’atteggiamento in campo: prima, quando l’ispirazione veniva a mancare, la squadra si smarriva. Ora la Sampdoria accetta di misurarsi con chiunque anche sul piano della battaglia pura, del calcio più spigoloso che spettacolare. Rispetto a prima, s’è perso un briciolo di vacua esteriorità, guadagnando però in efficacia, cinismo, autorità, padronanza del match: le qualità, a ben vedere, che differenziano una grande squadra da una dignitosa formazione. Spezzato il tabù contro le “grandi”, ora i blucerchiati puntano ad abbattere l’ultima paratia: quella delle gare in trasferta. E se all’en plein casalingo si riuscirà ad abbinare punti e vittorie anche lontano da Marassi, l’Europa League rischierà di diventare l’obiettivo minimo.

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