Sampdoria-Juventus 3-2: un pomeriggio da ricordare

Marco Ferrera analizza per noi Sampdoria-Juventus 3-2, un pomeriggio di quelli da ricordare, che entreranno nella memoria collettiva dei cuori blucerchiati.


Una di quelle giornate in cui poter dire “io c’ero”. Al termine di novantasette minuti visti, vinti e vissuti il gruppo di Giampaolo schianta i sei volte campioni d’Italia bianconeri ed ottiene la sesta vittoria consecutiva tra le mura amiche, la settima se consideriamo anche i tre punti contro il Genoa, in trasferta per calendario.

E’stata la vittoria del cuore, della tecnica e dell’organizzazione contro i presuntuosi pluri-scudettati, messi in campo da Allegri con una formazione studiata anche in previsione dell’imminente partita di Champions contro il Barcellona , che a gioco lungo hanno dovuto arrendersi al meccanismo perfetto che è la Samp attuale.

Sampdoria-Juventus: un primo tempo alla pari

Un primo tempo in cui i blucerchiati hanno giocato alla pari contro i quotati avversari, subito pericolosi con Higuain e poi vicinissimi al vantaggio a cavallo della mezz’ora con Cuadrado, con la Samp mai pericolosa dalle parti di Szczesny, se non con una girata a lato di Quagliarella: un primo tempo molto fisico, in cui Praet ha dovuto arrendersi alla brutta entrata di Lichsteiner sotto le tribune , nemmeno sanzionata dal direttore di gara , rilevato da uno scoppiettante Linetty e nel corso del quale Silvestre e Ferrari sono riusciti a limitare le giocate di quel grande centravanti che è Higuain, con Bereszynski che si è annullato contro uno spento Mandzukic e Strinic che ha pagato qualcosa in fase difensiva sui tagli di Cuadrado, spesso raddoppiato nelle giocate da Bernardeschi, che specie nella prima parte ha creato qualche problema nella tre quarti difensiva dei padroni di casa, per poi spegnersi alla distanza. In questa prima fase è risultato spesso avulso dal contesto Ramirez, poi cresciuto esponenzialmente nella seconda parte di gara, in cui si è vista un’altra partita.

Sampdoria-Juventus: l’apoteosi nella ripresa

Il match si è sbloccato grazie alla sospensione di quel grande attaccante che è lo Zapata attuale, capace in quarantotto ore di metabolizzare il viaggio transoceanico e di risultare assolutamente letale per la difesa bianconera, timida in Rugani e con Chiellini in costante difficoltà e quasi sempre perdente negli uno contro uno del “Long John” colombiano: un Chinaglia dei nostri giorni, un attaccante che incarna in sé tutte le doti e le qualità per infiammare le gente doriana. Quando al settimo della ripresa il numero novantuno si è catapultato sulla svirgolata di Bernardeschi per impattare di testa , travolgere Lichsteiner ed uccellare con una morbida parabola l’estremo bianconero, la Sud è esplosa come un tappo di champagne, anzi di buon spumante italiano, iniziando a pregustare un pomeriggio da poter raccontare in futuro. Subito dopo ancora Zapata si è fatto murare da Szczesny la palla del raddoppio, Allegri ha mandato in campo Dybala ma in questa fase della partita la Samp ha costruito il suo capolavoro, non rintanandosi in difesa del gol ma anzi ricercando , con il gioco e la manovra, la via del raddoppio. E quando Torreira con un chirurgico destro ha spolverato l’angolino basso della porta juventina, chiudendo una splendida azione rifinita dall’invito di Ramirez, si è capito che l’impresa da utopica poteva diventare possibile, per poi assumere il carattere di certezza otto minuti dopo: era il 34’ della ripresa quando Ferrari infilava la rete di un tre a zero da stropicciarsi gli occhi e a questo punto il pensiero della gente blucerchiata più anziana andava a passati trionfi contro la “Goeba”, a quel missile di Ermanno “Bisontino” Cristin a sancire il 2-0 nei primi anni settanta, vanamente inseguito da Morini, fresco ex , alla fuga di Mauro Ferroni e alla conclusione vincente in quel pazzesco 1-0 del settembre 82, contro i freschi campioni del mondo, a quei quattro gol in poco più di venti minuti negli anni ottanta firmati da Vialli, Mancini e Briegel , alle prodezze di Enrico Chiesa nella gestione Eriksson per arrivare all’ultima perla di Antonio Cassano, che uccellò Chimenti da oltre quaranta metri.

La Sampdoria è davvero una squadra

Le due reti bianconere nel recupero hanno solo cambiato il tabellino del confronto ma non la sostanza delle cose , rendendo meno pesante il passivo dei campioni d’Italia, schiantati nella ripresa dal meccanismo perfetto assemblato da Giampaolo. Difficile fare citazioni al termine di una vittoria come questa, tutti meritano un voto altissimo perché questa Sampdoria, al di là della qualità dei singoli, è davvero una squadra, come raramente abbiamo visto in passato, quando c’erano giocatori di qualità superiore , ma non ci sentiamo di fare un torto a nessuno se citiamo un giocatore per reparto: il primo è Matias Silvestre, il leader silenzioso , autore di una prestazione perfetta, sia dal punto di vista tecnico che di “garra”, quel Silvestre che non più tardi di un anno e mezzo fa mister Montella aveva accantonato e che sta inanellando prestazioni perfette e non è un caso che nel tempo prima Romagnoli, poi Skriniar ed attualmente Ferrari migliorino di partita in partita, giocando vicini ad un giocatore di questa capacità e qualità difensiva. Il secondo è come spesso accade Lucas Torreira, classe 96 (non dimentichiamolo mai…) che non finisce di stupire e che in questa stagione sta prendendo anche il “vizietto” del gol: è lui spesso e volentieri il dominatore a centrocampo, anche quando gli avversari si chiamano Pjanic e Khedira …. Il terzo, lo avrete capito, è Duvan Zapata, poco considerato e “scaricato” dal Napoli e che dal suo arrivo sta facendo le fortune della Samp, un’autentica forza della natura, un attaccante che accoppia forza fisica a tecnica e che anche contro Chiellini e compagni ha stravinto il duello, risultando determinante ed imprescindibile per la squadra di Giampaolo ed entrato nel cuore dei tifosi per la passione e la voglia che mette in ogni sua giocata, quella passione e voglia che si è impadronita prepotentemente della gente blucerchiata e di questo l’artefice numero uno, senza dimenticare la competenza e l’acume della società e la qualità dei singoli, risponde al nome di Marco Giampaolo, il vero e autentico fuoriclasse del giocattolo blucerchiato.

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