E’ la vittoria della Sampdoria non la sconfitta del Milan

La straordinaria vittoria contro il Milan della Sampdoria analizzata dal nostro Pierluigi Gambino.

“Domenica scorsa a Marassi ha perso il Milan”. Ennò cari signori, non possiamo associarci a organi di stampa e tv nazionali che hanno sminuito pazzescamente l’impresa della Samp. Vero che i rossoneri sono parsi pallidi pallidi e che il primo gol blucerchiato è stato favorito da una testa suicida dello Zapata… meneghino, ma l’impresa sportiva e la prestazione della Giampaolo Band avrebbero meritato ben altri suoni di fanfare.

Una Sampdoria stupenda

Complimenti sinceri, dunque, a Silvestre e compagni, capaci di riempire – all’ora di pranzo – la pancia dei loro tifosi ben più di una gigantesca raviolata. Il piatto calcistico uscito dalla cucina di mister Marco è stato succulento, forse il più apprezzato da qualche anno a questa parte. A posteriori, molto meglio che la Var abbia cancellato quel rigore affrettatamente concesso alla Samp: è scaturita così una vittoria senza il minimo appiglio per gli avversari, in tutto e per tutto legittima oltreché strameritata.
E’ stata la giornata della consacrazione per tecnico e società. Giampaolo, tuttora sottovalutato nel calcio che conta, ha stravinto la sfida con il predecessore Montella, dimostrando che la sua squadra è una macchina oleatissima in ogni reparto, compatta ed efficace: un capolavoro di organizzazione e di funzionalità, nel quale è emersa nitidamente l’impronta del trainer.

Il marchio di Giampaolo

Il lavoro di assemblaggio ed il cambio di mentalità iniziati lo scorso anno sono approdati ad un elevatissimo risultato, propiziato – vale rimarcarlo – dalle scelte avvedute della società in sede di potenziamento. Prima che al valore assoluto degli innesti si è badato alla professionalità dei candidati e alla loro adattabilità tattica. Occorreva colmare vecchie lacune in determinati ruoli e, fatta eccezione per il terzino destro, l’obiettivo è stato brillantemente centrato.

In tema di rinforzi, merita il primo posto Zapata, che non ha impiegato troppo tempo per far capire che il suo rendimento è e sarà di gran lunga più elevato rispetto a quello del discusso Muriel. Mai dovremo aspettarci dall’ex napoletano prodezze da fuoriclasse, ma neppure prolungate latitanze e atteggiamenti indisponenti. Raramente l’aitante Duvan meriterà un “8” pieno in pagella, ma quasi mai scenderà sotto un’ampia sufficienza.
Intanto, il suo bilancio in blucerchiato parla di due gol firmati e di un montante timbrato: niente male per un attaccante che si reputava utile al gioco di squadra ma scarsamente incline alle segnature. Il gigante colombiano nn si nasconde mai e in area di rigore fa pesare la sua presenza ingombrante: Muriel e Schick difficilmente sarebbero stati lì, nel cuore della difes rossonera, pronti ad approfittare di un eventuale regalo. Davvero alla Samp mancava un bomber con queste caratteristiche, capace di sprigionare forza fisica e muscolarità.

Se a Zapata aggiungiamo uno Strinic padrone della fascia sinistra ed un Ramirez robusto oltreché fantasioso e tecnicamente virtuoso, ecco che i conti tornano alla grande. Lo stesso Ferrari, immesso a sorpresa al centro della difesa, ha dimostrato di poter lottare sino alla fine con Regini per un posto al sole. Se teniamo conto che nel collettivo doriano pure Bereszinsky ha tutt’altro che sfigurato sull’out di destra, ecco che possiamo scrivere di una Samp completa in ogni settore e priva di punti deboli eclatanti.

Inevitabile che dopo l’esame-finestra col Milan, superato con lode, la fantasia dei tifosi corra sfrenata sin oltre i confini nazionali. L’Europa League non rientra nei programmi stagionali, ma se il Diavolo confermasse cammin facendo certi limiti costituzionali e se il Torino non guarisse dall’attuale incostanza di rendimento, il sogno potrebbe avverarsi. Di sicuro la nuova Samp ha i mezzi per salire ben oltre la decima piazza e per accallappiare il pur platonico titolo di “rivelazione” stagionale. Congratulazione al Viperetta, abile con i suoi valenti collaboratori ad irrobustire il proprio conto in banca e quello della società migliorando di gran lunga il valore dell’organico: un’impresa che solo il laziale Lotito pare abbia saputo imitare.

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