Genoa: gli applausi non bastano, quante occasioni perse!

Il Genoa migliora ma non raccoglie punti, Pierluigi Gambino analizza la sconfitta contro l’Inter.

 Fatta eccezione per la Fiorentina all’esordio, tutte le avversarie dell’Inter hanno fatto un figurone a prescindere dal risultato finale, quasi sempre sfavorevole. Non è stata perciò un’impresa quella del Genoa, che invece dei punti ha strappato meritatissimi applausi, elemento assolutamente inutile ai fini della classifica. Anche l’anno precedente i rossoblù di Juric avevano incantato a San Siro, rimediando non uno ma due gol al passivo: e pure in quella circostanza si erano ripetutamente divorati occasionissime di far male alla Beneamata.

Genoa: quante occasioni perse!

D’altronde, il Grifo aveva pure dominato nella ripresa a Reggio Emilia e, almeno a livello territoriale, in casa col Chievo. Se gioca Veloso, la circolazione della palla è garantita: non così la velocità di esecuzione e neppure le verticalizzazioni, indispensabili per arrecare insidie ai contendenti. Vero che, di riffe o di raffe, se escludiamo la gara col Sassuolo la porta di Perin non è mai rimasta inviolata, ma nel calcio d’oggi, con certe regole senz’altro vessatorie nei confronti dei difensori, un golletto a partita va messo in preventivo anche con antagoniste modeste. Basterebbe segnarne altrettanti e, in talune circostanze, uno in più: tanto per spiccare un salto triplo in graduatoria e liberarsi dagli affanni.

Peraltro, sia benvenuto il primo accenno di realismo e concretezza manifestato da Juric, finalmente convintosi ad irrobustire l’asse centrale con uno o più mediani di ruolo. Con una squadra più equilibrata, se non altro, si rischia minormente di incassare reti. Ma non basta questa metamorfosi tattica a moltiplicare la pericolosità offensiva, che resta il vero tallone d’Achille. Ovvio, si avverte parecchio l’assenza, in area di rigore, di uno specialista come Lapadula, ma è meglio non illudersi che il suo rientro cancelli d’acchito ogni stento e trasformi il Genoa in una gioiosa macchina da gol.

Se ci si mette anche la sfortuna….

Innegabile, poi, che il destino sia cinico e baro: coe spiegare altrimenti la rete presa in zona Cesarini, gli infortuni a Veloso e Laxalt e le espulsioni a carico di Omeonga e Taarabt, favorite da un arbitraggio severo solo con la squadra ospite e permissivo verso l’Inter? Anche la rete nerazzurra, come quella dell’Udinese, è scaturita da un calcio fermo ingiustamente concesso: altro segno che non ne va bene mezza.

Sarebbe però ingiusto concedere troppi alibi alla squadra e soprattutto alla società. Se il Grifo uscito dall’ultimo mercato fosse valso il decimo posto, il successivo accanirsi della jella avrebbe spinto la squadra sino alla tredicesima piazza, ma siccome il Genoa attuale vale qualche punticino più della salvezza, ecco che il destino avverso rischia di procurare sofferenze indicibili e addirittura qualche rischio di sopravvivenza.

Dopo due pari e quattro sconfitte, sarebbe assurdo non porsi domande in merito alla conduzione tecnica. Ovvio che il match col Bologna rappresenti già un bivio della sorte per Juric, obbligato tassativamente a fare risultato più che a mostrare un gioco gradevole. Le assenze che si prospettano nell’undici base costituiscono un’attenuante di cui tener conto ed un altro punto a favore del croato è la mancanza di un’alternativa realmente soddisfacente. Si parla insistentemente di Oddo, altro mister che, al pari di Ivan, ha un debito di riconoscenza verso Preziosi. Ma le sue idee di modulo sono in tutto similari a quelle del trainer attuale. Senza contare che non pare adattissimo a battere i pugni sul tavolo per imporre rinforzi di valore in sede di mercato di riparazione.

Il dilemma-allenatore esiste eccome e va ad aggiungersi all’annosa incertezza riguardo ai destini societari. La speranza è che entro qualche ora affiori, in un senso o nell’altro, l’epilogo della telenovela, ma in caso di fallimento della trattativa attendiamoci un sollecito inasprirsi della contestazione, sinora zittita solo dalla prospettiva di un cambio al vertice.

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