Francesca Mangiapane: l’addio al volley dopo una vita sotto rete

La Capitana della Normac Avb Francesca Mangiapane

Francesca Mangiapane ha chiuso una carriera lunga e ricca di soddisfazioni, vissuta tutta nella Normac Altavalbisagno. La pallavolista genovese è stata un punto di forza e riferimento speciale per la società presieduta dal padre Carlo. È il momento dei bilancio, dei ricordi, delle tante emozioni.

L’ultima gara la immaginavi così ?
“Sono arrivata all’ultima partita della mia vita nella totale serenità di aver dato tutto quello che potevo, soprattutto fisicamente. A 34 anni il fisico ci mette troppo tempo a recuperare e io con due ernie ce ne metto ancora di piu. Sono ovviamente dispiaciuta che il mio “tempo” sia scaduto ma sono assolutamente felice della decisione che ho preso”.

Ti ricordi il primo giorno di volley ?
“Me lo ricordo perfettamente. La mia allenatrice era maria Teresa Maragliano ai Capannoni di Prato. Ho iniziato a giocare a pallavolo perché volevo diventare come Mila (la protagonista del cartone animato ndr) e il nuoto mi annoiava da morire”.

Allenatori, dirigenti, compagne. Hai condiviso tante storie. Ringraziamenti ?
“Non basterebbe tutto il giornale per citarli tutti. Un nome però lo faccio: Carlo Noceti. E’ stato un allenatore severo, poi un padre, un amico e ora un fratello. L’ultima di campionato ero talmente agitata che fra i ringraziamenti che ho fatto mi son completamente dimenticata di ringraziare due persone che sono alla base del mio “successo”: Mario Barigione che mi ha trasformato da una giocatrice di pallavolo ad un’atleta pretendendo sempre il massimo e Fulvio Crisafulli che in questi anni mi ha accompagnato e si è preso carico del mio recupero sia fisico che psicologico”.

Hai raggiunto gli obiettivi che sognavi?
“Non avrei potuto chiedere di meglio. Li ho raggiunti anche grazie a mio padre che ha preso la mia passione e l’ha fatta sua e mi ha aiutato a realizzare quel sogno di poter fare pallavolo di un certo livello “a casa”, sogno che mi è stato trasmesso dalla passione e dall’amore che ci hanno messo Lino Maragliano e Francesco Dellepiane. Giocare in una società dove i tuoi dirigenti ti vogliono bene come a una figlia non ha prezzo”.

Come hai vissuto il fatto di essere figlia del presidente ?
“Il rapporto con mio padre è stato un po’ difficile finché non ho raggiunto una certa maturità. Non è semplicissimo non sapere mai con chi stai parlando, se col papà, col datore di lavoro o col presidente. Poi ho capito che potevamo “vestirci” come volevamo ma alla fine davanti avevo sempre un papà e lui una figlia. La pallavolo fra noi due credo che a questo punto la ami più lui…

Hai già pensato al futuro ?
“La pallavolo richiede un impegno di tempo che a lungo andare logora. Mi prenderò un po’ di tempo per riposare e non avere impegni di nessun tipo. Mi piacerebbe anche fare un figlio. Chissà magari poi andrò in palestra per accompagnare lui o lei…”.

Che idea ti sei fatta della pallavolo genovese e ligure?
“Negli anni ho visto un’evoluzione allucinante. Ad oggi la Normac è ben strutturata e ha uno staff che non ha nulla da invidiare alle grandi piemontesi e lombarde nonostante si sappia bene che investire nello sport non sia proprio una delle priorità dei genovesi, purtroppo !”.

Sei stata tanti anni capitana. Cosa hai insegnato alle tante giovani che sono cresciute al tuo fianco ?
“Ho cercato di far capire che il lavoro paga sempre. Finché si gioca per se stessi si può essere forti ma non leader. Bilamour e Montinaro sono il futuro della società. Sono forti e negli anni son diventate leader. Grazie a loro so di aver lasciato la squadra in buone mani”.

C’è mai stata una giocatrice idolo un esempio per te?
“Alessandra Ragone e Valentina Panno che mi hanno insegnato quando ero una 16enne che pensava d’essere forte cosa voleva dire stare in palestra. Ricordo ancora quando una mi disse “ti ricordo che non stai guardando le vetrine della Coin”. Prima le ho odiate poi ho capito e le ho amate per tutta la vita. I miei idoli sono loro”.

Flash della serata di commiato ?
“Auguro a chiunque nella vita di poter provare anche solo per un secondo le emozioni che ho provato io quell’ultima sera. Porterò nel cuore le lacrime di Andrea Barabino, l’abbraccio con Carletto, il selfie con Roberto Maragliano e Francesco Dellepiane. Porterò nel cuore le mie amiche sedute in campo e gli sguardi di incoraggiamento quando dovevo iniziare a parlare e l’orgoglio di mio papà nel dire “auguro a tutti di avere una figlia come lei”.

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