Sampdoria: il professor Giampaolo sale in cattedra a San Siro

Nella pregiata aula magna dell’università di San Siro, ecco la seconda “lectio magistralis” di un docente sempre più apprezzato: Marco Giampaolo.

Dopo quella inflitta al Milan, il mister abruzzese si è ripetuto a danno della strombazzatissima Inter, galleria di campioni o presunti tali che però giocano per se stessi più che per la squadra.

 La Samp invece è un collettivo perfetto, in grado di imporsi sulle individualità. Merito indiscutibile di un tecnico la cui impronta si staglia chiara e inconfondibile. Impossibile discordare da Quagliarella che al termine dell’impresa al Meazza ha dichiarato papale: “Solo il Napoli gioca meglio di noi”. Non è un caso che Giampaolo sia l’allievo prediletto di Sarri, dal quale ha tratto una filosofia di calcio convincente sotto ogni aspetto. Ieri l’Inter, nella ripresa, è stata irrisa dai blucerchiati, capaci di nascondere la palla agli avversari e di proporsi pericolosamente nei paraggi di Handanovic. Successo limpido, senza macchie, ancorché favorito da due erroracci in conclusione di Candreva e Icardi e dal raptus di Brozovic in occasione del rigore decisivo. Ma può ritenersi fortunata una squadra che ai due gol ha aggiunto altrettanti legni clamorosamente colpiti?

 Sampdoria: a San Siro hai dominato

 Al di là degli episodi, comunque, il dominio doriano è stato nettissimo e costituisce la piacevole risultante di un lavoro iniziato in estate e rifinito a mano a mano sino all’attuale sublimazione. Gli eterni scontenti ora manifestano il rammarico. “Se ci fossimo svegliati un mesetto prima, potremmo essere a ridosso dell’Atalanta” – affermano, dimenticandosi che Giampaolo a luglio ha ricevuto dalla società una squadra infarcita di “promesse” tutte da scoprire e valutare e un organico altamente rivoluzionato rispetto all’anno precedente. Un’opera di ricostruzione che solo un tecnico di qualità elevatissime avrebbe potuto compiere nel giro di mezzo campionato.

 Questa Samp, poi, ha caratteristiche ben delineate. Passare in svantaggio nel primo tempo è quasi un’abitudine, ma invece di abbattersi i blucerchiati si caricano come molle e nell’intervallo cambiano connotati alla partita, facendola propria. Certo, a centrocampo e in avanti non esistono calciatori ricchissimi di fisicità: come nel Napoli, il gol scaturisce quasi sempre da trame ben congegnate ed è il frutto di un martellamento ai fianchi dovuto non a particolare vigoria ma da tecnica sopraffina e funzionalità di squadra. Appena gli avversari rallentano e mostrano i primi segni di stanchezza, ecco la Samp dilagare, forte di una felice preparazione atletica ma soprattutto di una padronanza di gioco assoluta, senza limiti. Per la perfezione serve solo un pizzo di cinismo in più in zona gol: una carenza che a Milano ha impedito di chiudere il match anzitempo.

Sampdoria: positivi anche Dodò e Alvarez

Nei commenti del post partita la eco mediatica si indirizza principalmente verso Schick (in nerazzurro approderà quasi certamente tra due estati, però intanto godiamocelo a Genova), ma possiamo forse trascurare la prestazione monstre di Skriniar (appena macchiata dalla fortuita deviazione sul gol nerazzurro), la sicurezza di Silvestre (uomo-assist, inoltre, a pro del ceko), le giocate ripetute di Torreira (imprendibile per gli straniti centrocampisti meneghini), l’apporto sostanzioso di Quagliarella (al di là del penalty trasformato)?

Merita applausi persino uno dei tanti ex di giornata, Alvarez, propiziatore del rigore. E dire che al suo ingresso in campo migliaia di tifosi doriani avevano urlato a tutta voce un “No!!!!!” di rabbia e sconforto. Lo stesso stringatissimo commento che aveva accompagnato l’annuncio della presenza in formazione di Dodò, altro nerazzurro del passato. Per carità, il brasiliano si è battuto per quanto possibile ad onta di uno stato fisico non ottimale, ma ha altresì regalato alla sua vecchia squadra valanghe di calci d’angolo, compreso quello da cui si è originato l’1-0. Una mossa ardita, il suo impiego, che forse costituisce il solo neo delle scelte di Giampaolo, poi rinfrancato dall’inserimento di Regini, prezioso baluardo nei minuti conclusivi.

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