Sampdoria: e se Praet fosse stato sopravvalutato?

Pierluigi Gambino analizza la situazione in casa blucerchiata ponendo l’attenzione su Praet, pagato in estate 10 milioni da Ferrero.

Chissà se la gara di Palermo avrà regalato a mister Giampaolo parecchie delle risposte che andava cercando. Di sicuro ha evidenziato concetti ormai rigidi e inequivocabili. In primis: Schick, spesso travolgente quando subentra a gara in corso, si trasforma in un mansueto agnellino se impiegato dal primo minuto. Siccome non possiamo paragonarci al tecnico doriano, il quale sostiene di avere sempre ragione, trascorrendo (contrariamente a noi) ore ed ore con i suoi giocatori e misurandone costantemente grado di forma e umori, non abbiamo alcuna interpretazione scientifica a questo fenomeno. E’ semplicemente la statistica a suggerirci che il Van Basten slovacco cambia radicalmente rendimento a seconda dei tempi di utilizzo.

Simile, quasi coincidente, la situazione di Fernandes, che alla Favorita, come subentrante, ha contribuito da par suo al cambiamento di ritmo di una squadra accesasi improvvisamente dopo un’ora abbondante di torpore. Anche lui continua ad essere una preziosa carta da calare in corso d’opera.

Sampdoria: dieci milioni sono troppi per Praet

Praet, centrocampista della Sampdoria
Praet, centrocampista della Sampdoria

Terza considerazione: Praet è stato probabilmente sopravvalutato in sede di campagna acquisti. Vero che continua ad essere sballottato da una posizione all’altra, ma da lui ci aspetta ancora la giocata vincente, un segno di concretezza che interrompa uno stucchevole tran-tran.

Quarta notazione: Djuricic come mezz’ala non fa la differenza e sarà bene riportarlo all’antico ruolo di rifinitore, ma al di là della collocazione tattica, ci si attende da lui un briciolo di costanza in più.

Esaurita la disamina dei singoli, non si può negare che la Samp vista al Barbera sia apparsa molle e sconclusionata. Accettabili i primi venti minuti, veementi gli ultimi sette-otto che hanno condotto ad un naturale pareggio, ma il resto è stato bassa accademia, ricerca dello svolazzo più che della sostanza, monotono possesso palla condotto a ritmi dopolavoristici. Giampaolo, che ha ammesso di puntare all’analisi dei suoi ragazzi (ovviamente in vista del futuro meno prossimo) più che al risultato, è stato ricompensato da una prova asfittica e senza senso.

E qui si innesta la mera filosofia. Indubbio che la salvezza sia già in saccoccia e che per l’Europa occorra un cannocchiale potentissimo, ma vincendo a Palermo la Samp avrebbe scalzato il Toro dalla nona piazza, pur sempre di discreto prestigio e sarebbe giunta a soli quattro punti dalla Fiorentina, apparsa – anche nel posticipo coi granata – in caduta libera e frequentata da polemiche striscianti. L’ottavo posto finale regalerebbe altri soldini – mai sgraditi – al Viperetta, sgraverebbe da un turno della prossima Coppa Italia e garantirebbe un segno di eccellenza al campionato di una squadra che l’anno scorso aveva chiuso a due sole lunghezze dal baratro. Beninteso, la rimonta su granata e viola è ancora possibile, ma a patto di non sprecare più certe occasioni.

Palermo-Sampdoria: Quagliarella poteva cambiare la partita

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Quagliarella, attaccante della Sampdoria

Scegliendo la critica più benevola, si potrebbe sostenere che se Quagliarella non avesse sciupato l’opportunità sesquipedale capitatagli in apertura, potremmo parlare quasi certamente di uno squillante successo blucerchiato (magari irrobustito da qualche contropiede vincente), ma anche questa – Bologna docet – è una caratteristica della Sampdoria, troppo spesso scialacquatrice nei minuti iniziali e poi costretta a rimontare lo 0-1. Se non altro, si è aggiustato in extremis l’ennesimo match, a conferma che questa squadra non si arrende mai e alla distanza può piegare qualsiasi avversario.

Anche in terra sicula la Sampdoria ha dilagato nel finale quando l’antagonista non ne aveva più e si trascinava per il campo. Gli spazi si sono improvvisamente aperti e i velocisti doriani ne hanno approfittato. In precedenza, sin quando i rosanero avevano energie in serbo, l’undici di Giampaolo non ha combinato nulla, e qui ci sentiamo di avanzare una motivazione. Quando il contendente si raggruma in difesa, esiste solo una strada per abbattere il bunker: aggirarlo dalle fasce, allargando la muraglia avversaria e creando spazi in orizzontale. Peccato che l’accoppiata Ferrero-Osti (Pradè non era ancora arrivato) abbia imbottito l’organico di trequartisti sguarnendo totalmente il parco esterni. Anche domenica, sui corridoi prossimi alla linea laterale poteva crescere… una foresta almeno sin quando Regini, un terzino dalle dubbie capacità balistiche, è avanzato di cinquanta metri trasformandosi in ala improvvisata. D’altronde, Giampaolo fa di necessità virtù: la rosa a disposizione non gli consente variazioni sostanziali. Ma la prossima estate è in quel settore che la dirigenza blucerchiata dovrà intervenire massicciamente.

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