Schick e tutti gli altri: la meglio gioventù trascina la Sampdoria

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Hanno poco più di vent’anni e già trascinano la Sampdoria. Schick e i suoi fratelli sono il futuro e il presente dei blucerchiati.

Linetty, classe 95, Praet 94, Torreira 96, Fernandes 94: questi i centrocampisti schierati inizialmente da mister Giampaolo a San Siro. Una media età bassissima, con l’entusiasmo e le qualità tecniche dei singoli in grado di sopperire alla mancanza di esperienza. Ad essi aggiungiamo un difensore centrale come Skriniar, classe ’95, un rilievo in attacco come Schick classe ’96. Al loro confronto, i 24 anni di Bereszinski, i 25 appena compiuti di Djuricic e il 26 scarsi di Muriel offrono un senso di… vecchiume.

Sampdoria: la politica dei giovani funziona

Massimo Ferrero, presidente della Sampdoria
Massimo Ferrero, presidente della Sampdoria

Battute a parte, basta osservare la carta d’identità per capire che l’attuale decimo posto non è che l’inizio, una cambiale da esigere presto per nuovi traguardi di classifica. Se l’Atalanta i suoi giovani li costruisce per la gran parte in casa, la Sampdoria – in attesa che il centro giovanile appena varato inizi a dare i suoi frutti – i suoi campioncini li pesca altrove, specialmente all’estero, ma il prodotto finale è simile, al pari dell’ammirazione e dell’apprezzamento che meritano le rispettive dirigenze.

Il Viperetta dev’essere assolutamente censurato per certi comportamenti inaccettabili per volgarità e cattivo gusto, ma a livello di condizione societaria è inappuntabile. Pradé, responsabile dell’area tecnica, è stato un ottimo acquisto, ma anche il direttore sportivo Osti è perfettamente in linea col progetto e il talent scout Pecini è un autentico fuoriclasse del ruolo. L’assegnazione delle verie mansioni a persone competenti costituisce la base di un club che guarda al domani e al dopodomani con occhio lungo.

Chi partirà in estate?

Certo, la prossima estate uno o due gioielli partiranno per altri lidi, ma la base resterà solidissima e funzionale ai programmi. In attesa del mercato di luglio, a gennaio non è stato sacrirficato alcun “uadro” (per usare la metafora mantovaniana) e anche la cessione di Pereira, che a molti (noi compresi) appariva un azzardo si sta rivelando un affarone: sia per le doti del suo sostituto Bereszinski, sia per la contropartita, vale a dire il cartellino di Djuricic, che domenica ha spaccato la partita col Milan e, se “lavorato” adeguatamente da Giampaolo, potrebbe rivelarsi un talento luminosissimo e il definitivo vincitore dell’annosa riffa tra i millanta rifinitori in organico.

Una società con idee chiarissime, dunque, ma è doveroso elogiare pure un allenatore che per mesi abbiamo posto sulla graticola con critiche non campate in aria. Giampaolo ci ha zittito tutti non tanto per aver bastonato in sequenza Roma e Milan, ma per la sua metamorfosi mentale.

Giampaolo cambia e la Sampdoria vince

Marco Giampaolo, allenatore della Sampdoria
Marco Giampaolo, allenatore della Sampdoria

Finalmente il vecchio e abusato 4-3-1-2 è stato sottoposto, a gara in corso, a modifiche importanti, ma al di là del modulo, il mister ha finalmente dato una lezione di concretezza e realismo. Per mesi la sua Samp pareva limitarsi ad interpretare fedelmente il compitino prescritto; nelle ultime due gare, invece, ha accantonato un’interpretazione troppo accademica del match per individuare i punti deboli dell’avversario di turno e e cercare di colpirlo. Forse, l’espressione di gioco è lievemente calata, in cambio di ben altra efficacia. Meno possesso palla e più manovra negli spazi concessi: non è catenaccio, ma proficuo attendismo, esaltato dalle qualità naturali dei calciatori.

Una Samp finalmente matura, che ha ritrovato un portiere saracinesca come Viviano e confermato una solidità difensiva a prova di bomba. La classifica inizia ad arridere: il nono posto di un declinante Toro è a due passi e anche il Diavolo sbertucciato a domicilio non è più così lontano. Al resto sta provvedendo la sorte, per mesi nemica acerrima dei blucerchiati, che avevano lasciato per strada punti su punti immeritatamente. Con la Roma un paio di decisioni arbitrali favorevoli e al Meazza un montante provvidenziale hanno contribuito alla doppia impresa. L’auspicio è che anche questo tipo di vento mantenga la direzione.

Il doppio impegno casalingo che ora attende i blucerchiati costituisce un ulteriore motivo di speranza, ma anche l’ennesimo bivio del destino. La Samp sarà costretta dal copione a “fare” la partita e potrebbe trovare più difficoltà di quelle affiorate contro le “grandi”. Si profila un altro “step”, forse l’ultimo, verso la definitiva consacrazione.

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