Genoa: un mercato movimentato per una squadra più debole

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L’analisi del mercato di gennaio del Genoa affidata a Pierluigi Gambino. Il Grifone no si è rafforzato.

Impossibile dare torto al malcapitato Juric, il quale domenica scorsa, a Firenze, ha alzato la voce per chiarire che lui con quest’assurdo mercato di gennaio condotto dalla società rossoblù, c’entrava pochissimo, quasi nulla. Intendiamoci, gli infortuni a Veloso, Perin e Rigoni non sono imputabili al Prez e ai suoi collaboratori, ma l’ennesima movimentata compravendita invernale va attribuita esclusivamente a loro.

La Genova rossoblù, eterno porto di mare, ha visto parecchi elementi con le valigie: un andirivieni che qualsiasi allenatore avrebbe evitato volentieri. Di sicuro, molte mosse hanno creato sconcerto e malcontento in una tifoseria che ha sempre contestato la precarietà assoluta di un organico rivoluzionato ad ogni sessione.

Genoa: le cessioni di Pavoletti e Rincon si faranno sentire

Pavoletti ha lasciato il Genoa nel mercato di gennaio
Pavoletti ha lasciato il Genoa nel mercato di gennaio

Le cessione di Pavoletti e Rincon bastano ed avanzano per ammettere che il Grifone non si è rafforzato. Tra le due partenze, però, occorre un distinguo. Il bomber livornese sarebbe ancora servito alla causa, ma la sua presenza probabilmente avrebbe impedito il “boom” di Simeone, fulgido talento, capace di raggiungere la doppia cifra in un tempo da record per un esordiente nel nostro campionato. Non tutti i mali, insomma, vengono per nuocere, anche se per l’argentino – riscattato di fresco dal Genoa – si profila già una cessione al Milan in estate: tanto per cambiare.

Discorso diverso va fatto per Rincon, che era l’anima, il collante dell’intera squadra: di sicuro l’elemento più strategico e meno sostituibile in assoluto. Considerati l’età anagrafica e la situazione contrattuale, oltre ad una classifica abbastanza tranquillizzante (pur se nient’affatto soddisfacente), l’addio del venezuelano poteva anche essere metabolizzato, ma a patto di reperire un sostituto all’altezza. E qui cade l’asino: un mese abbondante è trascorso senza che la società trovasse un mediano autentico. Un fatto inconcepibile se inquadrato in un calcio globalizzato come quello attuale: possibile che in giro per il mondo non ci fosse un giocatore dal prezzo abbordabile con certe caratteristiche?

Sono arrivati Cataldi e Hiljemark, mezze ali vere e proprie, non certo adatti a mordere le caviglie degli avversari e recuperare palloni. Così Juric sarà costretto a riutilizzare frequentemente Izzo (un difensore puro) a centrocampo o a confermare a denti stretti la fiducia a Cofie, sempre più inviso al pubblico e, come Calimero, incolpato di ogni malefatta quando invece le responsabilità sono di chi lo ha impiegato nel ruolo non suo di costruttore di gioco. Se non altro, lo svedese prelevato a Palermo è abbastanza giovane e, sulla carta, un investimento: ovvio che il patron confidi in una sua definitiva affermazione per realizzare a tempi medi un’altra plusvalenza.

Il Genoa e il mercato: anche in estate fu un flop

Il presidente del Genoa Enrico Preziosi
Il presidente del Genoa Enrico Preziosi

Le ultime mosse hanno ribadito un’altra scomoda realtà: con l’eccezione del formidabile Simeone, il mercato estivo è stato un pazzesco “flop”. Infatti, Orban ha destato più perplessità che consensi al pi dell’ex laziale Gentiletti, mentre il più promettente Biraschi non è mai stato preso in seria considerazione dal tecnico. Peggiore il destino del mancino di centrocampo Brivio, rimasto in rossoblù dopo aver rifiutato il trasferimento alla Spal. Appena accettabile ma non entusiasmante il ritorno di Edenilson, che non ha mutato le prospettive del centrocampo.

Preziosi aveva puntato parecchio su due giovani esterni stranieri, progressivamente ridimensionati dalle loro altalenanti prestazioni. Ninkovic, partito benino, è finito col questionare con il tecnico, che tuttavia ne ha bloccato la partenza in extremis. Differente il destino di Ocampos, finito al Milan perché già bocciato a livello di riscatto del cartellino (sarebbe stato assurdo sborsare gli 8 milioni pattuiti) ma anche per i suoi rapporti ormai compromessi col mister).

La piazza, poi, continua ad essere divisa riguardo ad altri arrivi in prima linea. Pinilla, tutto sommato, è un rientro gradito, in grado di avvicendare con profitto Simeone ma non di giocargli al fianco. Anche un Palladino rappresenta un cavallo di ritorno: usato sicuro, uomo spogliatoio, capace di accettare il ruolo di ricambio senza fiatare. Infine Taarabt, prestito secco dal Benfica: carattere balzano, precedenti contraddittori, ma anche classe e talento,già esibiti domenica scorsa nell’esordio a Firenze. Giusto porsi un quesito: che razza di programmazione è quella di ingaggiare due giocatori di 33 anni ed un’assoluta scommessa.

Vero, il Prez ha pensato al futuro meno immediato prelevando Morosini dal Brescia e Beghetto dalla Spal: giovani sì, ma non così imberbi da non giustificare la riluttanza di Juric a farli debuttare nel massimo campionato. In attesa di vederli all’opera, comunque, l’intento della società non può essere oggetto di critica.
Juric ha pregato in ginocchio i dirigenti affinché smagrissero un organico pletorico. Le partenze di Gakpé e Cissokho rispondono in parte a quest’esigenza, ma è chiaro che sono rimasti in rosa numerosissimi calciatori ormai lontani da qualsiasi prospettiva futura in rossoblù.

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