Sampdoria: l’integralismo di Giampaolo è un problema

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Le scelte integraliste di Giampaolo sono uno dei problemi della Sampdoria secondo il nostro opinionista Pierluigi Gambino.

Verissimo, la Samp in due o tre circostanze sarebbe potuta passare all’incasso lasciando a zero l’Empoli, ma solo critici assai superficiali, in caso di striminzito successo, avrebbero potuto stravolgere il giudizio di fondo. Mister Giampaolo ha difeso a spada tratta la prestazione dei suoi e indirettamente il proprio lavoro, ma limitarsi a dichiarare che “è stata una gara difficile per merito dell’Empoli” è piuttosto riduttivo. Anche in passato i blucerchiati sono incorsi in inciampi totali o parziali a livello di risultato, ma i censori non hanno mai risparmiato elogi al gioco della squadra. Stavolta la Samp si è espressa sottotraccia guadagnandosi qualche critica e inducendo i tifosi a congedarsi dal Ferraris con qualche fischio più o meno indebito.

Ribadito che a Napoli Torreira e C. avevano incantato meritando ben altro risultato che la sconfitta più beffarda di sempre, è doveroso riconoscere un certo calo nel rendimento globale di un team che non sembra più conoscere il dolce gusto della vittoria.
Verissimo che il trend delle cenerentole ha ucciso anche i residui stimoli di classifica, ed è pur vero che l’età media assai bassa della formazione doriana può rappresentare in certi casi un limite, ma ci si poteva ugualmente attendere una resa maggiore ed anche un piazzamento in graduatoria più lusinghiero. Di sicuro, gara dopo gara, certi equivoci si manifestano con chiarezza disarmante. Manca, per esempio, un difensore centrale che possa sostituirsi ai titolari Silvestre e Skriniar (coppia da leccarsi i baffi) in caso di infortunio o squalifica. Palombo, al di là dell’episodio del rigore, si è confermato un ripiego: massimo rispetto per questo professionista a tutto tondo, adattatosi a giostrare fuori ruolo, ma la lacuna in organico resta. E qui si apre un alto motivo di discussione: valutando la scarsa pericolosità dell’esterno destro empolese, non poteva essere impiegato Dodò sul corridoio di sinistra con Regini accentrato?Altra domanda correlata: è proprio impresentabile Pavlovic, prima infortunato e poi mai preso in considerazione?

Sampdoria: Giampaolo a volte è un problema

Giampaolo, da solido integralista, sceglie una strada e non l’abbandona più. Difficile dargli torto quando rimarca le carenze fisiche dei giovani centrocampisti blucerchiati, ma pensare che Alvarez, sistematicamente nullo in fase di possesso e di conclusione, sia indispensabile è una tesi abbastanza ardita.
Capitolo attacco. A Napoli, con spazi sterminati a disposizione, Muriel ha frequentato a lungo la panca, a pro di Quagliarella, con l’Empoli rimasto inizialmente fuori. Non sarebbe stato preferibile invertire le scelte sulla base delle diverse caratteristiche dei match? Se non altro, Schick si è guadagnato forse definitivamente un posto al sole: giusto così, a patto di non giudicarlo un autentico sfondatore, razza estinta nel panorama offensivo sampdoriano.

In molti considerano Giampaolo un ostinato fautore del 4-3-1-2, che nella versione da lui impostata prevede terzini parecchio bloccati in retrovia. Ergo: la manovra è quasi sempre imbottigliata per vie centrali, mentre sulle fasce si potrebbe piantare il basilico come cent’anni fa sulle sponde del Bisagno. In effetti, questo modulo fisso, monocorde inizia a diventare un limite: una certa alternanza di ordine tattico potrebbe rivelarsi più insidiosa per gli avversari. Poi, gratta gratta, ci si accorge che la rosa doriana è poverissima di esterni – di centrocampo e di attacco – e, in compenso, straricca di rifinitori, tenuti a garantire qualche golletto ma anche quei passaggi smarcanti di cui la squadra continua ad avvertire il bisogno. Sinora, non è che gli attaccanti abbiano goduto di “assistenze” particolarmente ghiotte. E anche qui si insinua un interrogativo: è davvero così sprovveduto Duricic per non meritare mai una chance dal primo minuto?

Il tempo sarà galantuomo, ma di sicuro Giampaolo si aspetta qualche segno di risveglio da Praet: e se quei nove milioni sborsati per lui da Ferrero gli pesassero come un masso da due tonnellate? Di certo le sue prove autorizzano un raffronto impietoso: una cosa è fare la differenza nel campionato belga e un’altra è calarsi nel nostro calcio, non più all’avanguardia in Europa ma tuttora il più complicato, specialmente per chi proviene dall’estero.

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