Dopo Crotone è sempre più la Sampdoria delle rimonte

L’analisi del momento della Sampdoria dopo il Crotone: da dove nascono le rimonte? e perchè Alvarez è spesso titolare ai danni di Fernandes?

Concedeteci un’innocente provocazione. Visto che Bruno Fernandes segna e offre ottime prestazioni da subentrante e, per contro, delude spesso se impiegato nell’undici di partenza, consiglieremmo a mister Giampaolo di iniziare anche le prossime gare senza il portoghese, immettendolo però dopo non più di 4-5 minuti… Semplice iperbole, la nostra, tanto per sdrammatizzare, ma è indubbio che la pertinacia con la quale il tecnico abruzzese insiste nel riproporre tra i titolari quell’Alvarez inviso (tecnicamente , s’intende) al 95 per cento di tifoseria e critica, suscita ormai più dispetto che ammirazione. Sull’altare dei presunti equilibri tattici si sacrifica sempre la concretezza offensiva: scelta che non sempre paga e risulta rischiosa anche politicamente.

Ciò premesso, la storia di questo campionato insegna che alla Samp riescono spesso e volentieri le rimonte. Segno che il carattere, la voglia di reagire non mancano assolutamente, ma pure che la squadra ha una carburazione troppo lenta se finisce sovente ad inseguire nel punteggio. E qui si ritorna a certe discutibili scelte iniziali, ma anche ad un approccio infelice, che prescinde da chi è in campo e chi no.

La Sampdoria delle rimonte

Muriel in rete con il Sassuolo
Muriel in rete con il Sassuolo

Giampaolo, alla vigilia della trasferta in Calabria, aveva ammonito i suoi a non sottovalutare l’impegno. Un avvertimento figlio di una situazione ambientale non invidiabile (l’Ezio Scida è campo caliente da sempre), dei progressi evidenziati di recente dai rossoblù di Nicola e, soprattutto, del timore che inconsciamente la truppa doriana, dopo la storica impresa a danno del Sassuolo, potesse alzare la cresta e sentirsi di un’altra categoria. Il mister, alla prova dei fatti, non aveva torto ma deve affiancarsi ai suoi giocatori per identificare la causa degli stenti provati contro le pericolanti. Non può essere solo casualità il fatto che la Samp si sia imposta esclusivamente sull’Empoli (allora sterile e inconcludente) impattando contro Palermo (ko interno sventato in extremis), Pescara e  Crotone e tornando con le pive nel sacco dalla trasferta a Cagliari. La sensazione che certi avversari, almeno inizialmente, vengano sottovalutati non è campata in aria e chiama forse in causa l’immaturità di una ciurma non priva di navigati nocchieri (vedi lo stratosferico Silvestre di quest’annata, l’affidabile Barreto, l’esemplare Quagliarella) ma anche ricca di ragazzotti alle prime e alle seconde armi. I giovani, per natura, non hanno nella continuità una prerogativa: attendiamoci dunque prestazioni gagliarde intervallate da altre più flemmatiche e rendimenti diversi nei vari periodi di uno stesso match. Basilare sarà solo non perdere il filo del gioco impostato da Giampaolo, ben più bravo dei predecessori a conferire una precisa impronta al gioco della squadra.

Il confronto col Toro, prossimo rivale di campionato, si annuncia già come una cartina tornasole per questa Samp ormai lontanissima dal baratro e ancora indefinibile quanto a vera forza e obiettivi. Le potenzialità per confermarsi nella col onna mancina della classifica esistono, ma senza perdere di vista la realtà e con la comprensibile speranza che il Viperetta, a gennaio, non privi il tecnico del suo attaccante principe. E, magari, cedendo i parecchi elementi ormai esclusi dal progetto, reperisca quel paio di difensori (un centrale ed un esterno) in grado di seppellire le lacune finora emerse.

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