Storie olimpiche: Monaco 1972 non fu solo l’Olimpiade del terrore

La cerimonia di apertura di Monaco 1972

I Giochi Olimpici di Monaco di Baviera del 1972 resteranno purtroppo indissolubilmente legati a quanto avvenne il  5 Settembre , quando un commando di Settembre nero,  formato da otto terroristi palestinesi,  penetrò nel villaggio , uccidendo subito due atleti e prendendo in ostaggi altri nove israeliani, che vennero anche violentati prima di essere uccisi. Nel conflitto a fuoco con la polizia tedesca,  cinque di loro morirono mentre tre vennero arrestati. I Giochi si fermarono solo un giorno, provocando molte polemiche per la mancata sospensione.

La pagina nera del  5 Settembre 1972 offuscò in parte le imprese di quei giorni, che noi ragazzi seguimmo per tutta la loro durata dal 26 Agosto al 11 Settembre: un’Olimpiade televisiva, forse la prima con una copertura così capillare, che ci fece conoscere atleti e storie che rimarranno negli annali dello sport. Fu l’Olimpiade di un ragazzo californiano ventiduenne, Mark Spitz, che vinse sette gare, con sette primati del mondo annessi, dopo che nell’Olimpiade precedente a Città del Messico aveva profondamente deluso. Il nuotatore con i baffi più famoso della storia si ritirò dopo quelle imprese ed il suo record venne battuto solo nel 2008  a Pechino, quando Michael Phelps conquistò otto medaglie d’oro.

Restiamo in piscina con i prodigi di Roland “Sughero” Matthes, così chiamato per la sua straordinaria capacità di galleggiare sull’acqua. Imbattuto dal 1967 al 1974, il tedesco dell’est sbaragliò il campo nel dorso. Ma per noi italiani arrivarono le prime medaglie della storia in piscina grazie ad un’esile ragazza padovana, Novella Calligaris, che vinse uno straordinario argento nel 400 stile libero battuta solo dalla fuoriclasse Shane Gould e due bronzi negli ottocento stile e nei 400 misti. E per rimanere in vasca, come dimenticare le imprese dell’angelo biondo di Bolzano, al secolo Klaus Dibiasi, il re della piattaforma, che confermò l’oro di quattro anni prima a Città del Messico (vinse anche nel 76 a Montreal)? Era un’Italia che dominava nei tuffi, con Giorgio Cagnotto , papà di Tania, che andò a medaglia sia nella piattaforma, con un bronzo, che nel trampolino, la sua specialità, conquistando l’argento.

Furono le Olimpiadi della minuscola ginnasta sovietica, quando ancora sulla tuta c’era scritto CCCP, Olga Korbut, che rivoluzionò il mondo della ginnastica artistica, eseguendo per la prima volta nella storia il salto mortale all’indietro nelle parallele assimetriche: la non ancora diciasettenne russa incantò il mondo , vincendo tre ori ed un argento e rimane , insieme alla rumena Nadia Comaneci, che si imporrà nell’edizione successiva, la ginnasta più famosa di sempre.

Nell’atletica , la regina dei giochi, ritornano alla mente la doppietta del russo Valery Borzov, il re della velocità, che sbaragliò gli statunitensi, con una doppietta storica nei 100 e nei 200, quando stava sorgendo l’astro di Mennea, medaglia di bronzo sulla doppia distanza.

E poi i finlandesi Pekka Vasala e Lasse Viren che dominarono fondo e mezzofondo e il grande primato mondiale di un ugandese semi sconosciuto, John Akii-Bua che con 47” e 82 centesimi ottenne il primo oro nella storia del suo paese ad un’ Olimpiade. Tagliato il traguardo uno spettatore gli passò una bandiera e lui rifece il giro di pista con la bandiera sulle spalle, saltando nuovamente le barriere: un trionfo presto dimenticato per questo ventiduenne che, tornato in patria, venne arrestato dalla dittatura vigente, che non gradì le troppe attenzioni ricevute a livello internazionale. Una triste storia quella di questo atleta africano, che non partecipò ai giochi successivi a causa del boicottaggio dei paesi africani e rischiò la condanna a morte, tanto da essere costretto ad emigrare in Germania fino alla caduta del regime di Amin Dada. Morì dopo una lunga malattia e vedovo a 48 anni, lasciando undici figli e gli furono tributati i funerali di Stato.

E nel basket furono i Giochi della vittoria per 51 a 50 dell’Urss sugli Stati Uniti, imbattuti da sempre sul parquet, con 63 vittorie e 7 ori consecutivi. Furono i tre secondi che cambiarono la storia di questo sport, con gli Usa che completarono la rimonta, portandosi sul 50 a 49 grazie a due tiri liberi proprio sul filo di lana. Suonò la sirena, nazionale a stelle e strisce che festeggia… partita finita? Nemmeno per sogno, errore nel cronometro, ci sono da giocare ancora tre secondi, russi che chiedono un time-out, si riprende ed Aleksandr Belov realizza un incredibile canestro che ribalta il punteggio, dopo una clamorosa infrazione di passi. Quel giorno gli statunitensi si rifiutarono di salire sul podio a ritirare l’argento…

Marco Ferrera

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