Dal derby al derby: com’è cambiata la Samp

Com’è cambiata la Sampdoria di Montella rispetto alla vittoria nel derby di andata, di sicuro la più grande (se non l’unica) vera gioia per i tifosi blucerchiati in una stagione totalmente da dimenticare? Le differenze sono tante sotto molti aspetti.

Dal derby al derby. Di mezzo un mercato di gennaio che ha consegnato a Montella una squadra molto rinnovata e con parecchi nuovi interpreti. Eder, Zukanovic e Regini hanno salutato la Genova blucerchiata per approdare nelle grandi squadre italiane (Inter, Roma e Napoli), ottenendo però pessimi risultati. A fare le valigie, anche i giovani Bonazzoli e Rocca, destinazione Serie B; stesso discorso per il meno giovane Coda. Di contro, a Bogliasco si sono visti i volti nuovi di Ricky Alvarez, Ranocchia, Dodò, Sala, Skriniar, Diakité e Fabio Quagliarella.

Nell’arco di 17 partite, Vincenzo Montella ha dovuto riassemblare quasi da capo una squadra che proprio al derby di andata aveva trovato il suo smalto migliore, incontrando via via numerose difficoltà forse inaspettate, al di là di ogni più nera previsione. Esperimenti, cambi di modulo, ma soprattutto di interpreti, in una effetto finale di confusione e spaesamento che si è poi riflesso nei risultati: 17 punti in 17 gare, media (retrocessione) di un punto a partita.

Il derby di andata

La Sampdoria arrivava a quel 5 gennaio 2016 forte della bella vittoria ottenuta in casa contro il Palermo (un 2-0 restituito pochi giorni fa al Renzo Barbera), aveva ritrovato la compattezza grazie al gol dell’1-1 all’Olimpico contro la Lazio con la punizioni in extremis di Zukanovic ed era definitivamente uscita da una crisi di 4 sconfitte consecutive che erano state il biglietto da visita con cui si era presentato Montella dopo il suo avvento al posto di Zenga (artefice del primo dei 4 k.o. consecutivi). Morale alto dunque, 20 punti e zona bassa di una classifica che era però cortissima fino all’ottavo posto e che dava quindi notevoli speranze di risalita.

Al Ferraris rossoblù, Montella schierò la migliore formazione con un offensivo 4-3-3: De Silvestri e Regini sulle fasce, Moisander e Zukanovic centrali, Fernando con Soriano e Barreto a centrocampo e un tridente atipico composto da Cassano falso nove, Eder a sinistra e Carbonero a destra. I primi 60′ furono davvero esaltanti: Carbonero arava la fascia dalla difesa all’attacco unendo fisicità e tecnica, lo stesso Eder che firmò il 2-0, Regini si rese protagonista di coraggiose sgroppate offensive che fruttarono il gol del 3-0, ma soprattutto Cassano e Soriano mostrarono un’intesa stupenda che valse due gol spettacolari. Poi il ritorno d’orgoglio del Genoa, gli ingressi di Muriel e Correa e il rischio di subire il pari fino all’ultimo minuto, anche se la traversa colta da Barreto nel finale trema ancora.

Il derby di ritorno

Oggi la Samp ha addosso tutta la delusione dell’annata fallimentare, in cui il tecnico Montella non ha saputo trovare il giusto assetto, puntando forse sui cavalli sbagliati. E’ vero, Eder e Carbonero, pedine fondamentali, non ci sono più e Alvarez e Quagliarella non sono riusciti a incidere come avrebbe voluto, tanto che a 2 gare dal termine la salvezza non è ancora matematica e il rischio di retrocedere, seppur remoto, è ancora presente.

Abbandonato da Bologna in poi il 4-3-3, Montella ha varato da tempo un 3-4-2-1 criticato da più fronti, in cui, rispetto al derby di andata sono cambiati tanti interpreti. Solo Viviano, Fernando, Soriano, De Silvestri e forse Barreto ci saranno ancora, mentre 6/7 giocatori assaporeranno per la prima volta il Derby della Lanterna. Ranocchia (purtroppo), Diakitè e Cassani saranno probabilmente i prescelti per la difesa a tre: tutti nuovi. Dodò l’altalenante padrone della fascia sinistra, Alvarez dovrà fare il Cassano (che entrerà presumibilmente e inspiegabilmente nella ripresa) e Quagliarella sarà l’unica punta chiamata a non far rimpiangere Eder. Fernando, il migliore tra i blucerchiati, è ancora in dubbio, le uniche sicurezze si chiamano Soriano, capocannoniere della Samp e autore di una doppietta all’andata e Viviano, molto migliorato durante la stagione. Se a far tremare i tifosi all’andata c’erano gli svarioni di Moisander, ora ci sono invece le folli amnesie di Ranocchia, così come poco è cambiato tra l’onesto mestiere di Zukanovic e quello di Diakitè.

Nella vittoria dell’andata, la Samp diede l’impressione di essere una squadra e di poter costruire un percorso competitivo. A 18 gare di distanza, possiamo dire che quella notte pre Befana, fu solo una bella illusione, un’ingannevole epifania. Forse solo l’ultimo lampo di genio di Cassano e l’ultimo scatto di orgoglio di capitan Soriano prima di lasciare la Samp, potranno rendere possibile la ripetizione di una simile impresa.

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