Visto da Gambino – Il solito, apatico, Genoa da trasferta

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Secondo il nostro Pierluigi Gambino, per il Genoa è stata l’ennesima domenica da incubo. A far sorridere il Grifone sono solo i risultati delle altre concorrenti alla corsa salvezza.

Magari ci potesse permettere di ignorare i risultati delle avversarie dirette. Il Genoa non può esimersi e proprio da questi verdetti trae l’unico sollievo dell’ennesima domenica da incubi. Il trio di retrocedende ha raccolto appena un punto – casalingo e di rigore, ospite un’Atalanta in crisi – con il Carpi, sicché la sconfitta del Grifo al Bentegodi non ha rovinato la prospettive stagionali.

I motivi di speranza finiscono qui. Il resto è un buco nero, un altro patatrac di una squadra incapace di mettere assieme una serie anche breve di risultati utili. Onestamente, resistere a un Chievo appannato e inerme in avanti non appariva un’impresa da inserire negli annali, ma il Grifone non c’è riuscito, al termine di novanta minuti senza capo né coda, dove è proibitivo salvare qualcuno e qualcosa. La gara di Verona ha ripetuto pari pari il cliché di decine di altre gare esterne, caratterizzate da una preoccupante apatia generale. Anche a San Siro i rossoblù avevano giocato a questi livelli, ma si scrisse che contro quel Milan in salute sarebbe stato arduo fare di più. A distanza di due settimane, con il morale risollevato dal successo rocambolesco sull’Udinese, Burdisso e C. sono ripiombati nell’antico atteggiamento, così frequente lontano da Marassi. Per un certo periodo i rossoblù hanno giochicchiato accademicamente, ma al primo affondo degli scaligeri sono andati sotto. C’era tempo sufficiente per mettere in atto una reazione orgogliosa e concreta, ma – per contro – la Gasperini Band si è ulteriormente involuta e dai cambi in corsa non ha tratto giovamento, anzi ha rimediato ulteriori danni.

GENOA, IL PROBLEMA E’ IL GOL

pavolettiIeri Burdisso ha bucato” il cross decisivo e Perin non si è coperto di gloria, tuffandosi goffamente ben oltre la linea bianca invece di uscire per intercettare il pallone. Se anche i pilastri scricchiolano, addio speranze, visto che dal resto del gruppo non si è notato il minimo segno di vita. Una rete al passivo si può beccare da chiunque, ma non si può restare passivamente sul colpo, come un pugile suonato.

La verità è che il Genoa non è affatto guarito da un mal di gol. Difetto grave, emerso anche con la Lazio (neppure un brivido in area ospite) e due domeniche fa, quando il pareggio è stato raggiunto con fatica improba e solo grazie al raptus di un difensore dell’Udinese sotto forma di manata galeotta in piena area. Altrimenti sarebbe stata durissima risalire la corrente nonostante una superiorità territoriale schiacciante.

Gasperini le sta provando tutte – meno l’impiego tra i titolari di Tachtsidis, non certo a proprio agio nelle recite da subentrante – ma il materiale umano che la società gli ha messo a disposizione è modestissimo, almeno dalla cintola in su. Certo, con Pavoletti al centro dell’attacco la musica è spesso più soave, ma neppure lui – atteso al rientro fra non meno di tre settimane – potrebbe compiere miracoli quando i compagni sono così parchi di palloni giocabili al suo indirizzo.

Il suo sostituto, Matavz, aveva offerto una prova incoraggiante contro l’Udinese, ma a Verona è stato nullo dall’inizio alla fine. Anche lui avrebbe bisogno di duettare con colleghi più vicini, ma di suo dovrebbe garantire ben altro approccio. Non si pretende che spacchi le reti, ma che ogni tanto – come ogni centravanti che si rispetti – vada al tiro, impegni il portiere avversari e risponda “presente”.

Ed ora prepariamoci ad altre due domeniche passione, se non altro con l’appoggio costante del popolo amico. L’Empoli ha un gioco collaudato e il Toro è in chiara ascesa, ma non c’è discorso che tenga: per scorgere all’orizzonte la salvezza occorrono almeno quattro punti, di riffe o di raffe.

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