Visto da Gambino – Sampdoria senza anima

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Il momento della Sampdoria fotografato da Pierluigi Gambino nella sua consueta rubrica settimanale.

Non una Sampdoria disprezzabile, non un’armata brancaleone, ma una squadra senz’anima, priva di quel sacro fuoco che occorre per trasformare le buone intenzioni in concretezza. Anche con l’Atalanta i blucerchiati si sono limitati al compitino, a non uscire dalle righe quando invece avrebbero dovuto forzare certe situazioni, assumersi anche individualmente qualche iniziativa in più, esprimere in zona gol quella cattiveria necessaria per passare all’incasso.

Non tutto è stato da buttare in questa Sampdoria, partendo da un assetto difensivo in netto progresso, parallelamente ai passi avanti del gendarme più rappresentativo, quel Ranocchia che da fonte di perplessità si sta tramutando passo dopo passo in baluardo. La difesa non è più allo sbando, anche se dovrà essere esaminata al vaglio di antagonisti più insidiosi.
Montella_ Samp-AtalantaIl timore di incorrere in frequenti imbarcate, insomma, si sta dissolvendo, anche se Montella ha dovuto pagare il dazio di un assetto più prudente, con tre centrali, a scapito della manovra offensiva. Mossa indifferibile, ma è chiaro che nell’avvio dell’azione lentezza e imbarazzo accompagnano i tentativi dello stesso Ranocchia e, in particolare, dei suoi colleghi Cassani e Silvestre. E il rientro imminente di Moisander non dovrebbe cambiare le carte in tavola.
Vincenzino ha già risolto almeno in parte il problema delle fasce grazie ad un Ivan meritevolissimo di un posto al sole per lucidità ed equilibrio tattico e ad un Dodò ficcante, imprevedibile, propositivo: il brasiliano non diventerà mai un interdittore roccioso, ma nelle partite casalinghe potrebbe risultare determinante. Peserà, purtroppo, l’assenza per un mese di Carbonero, sottoposto a meniscectomia, ma quali squadre, in questo momento della stagione, non patiscono almeno un corposo forfait?

Le prossime gare diranno se lo stop alle sfide consecutive condite da almeno un gol all’attivo sarà stato un episodio o un segno stabile di involuzione. Nella Sampdoria, almeno a sentire critica e tifoseria, i migliori attaccanti sono sempre gli esclusi. Montella può alternare la coppia verde Correa-Muriel e il duo di veterani Cassano-Quagliarella, provare a mischiare gli abbinamenti, ma la manovra non attinge mai ad alter vette di pericolosità e resta ancorata all’iniziativa del singolo, perdippiù infrequente. Quando Soriano (e aggiungiamoci Fantantonio) è in giornata dispari, ecco che trionfa l’ovvio, lo scontato. Lo stesso Quagliarella, decoroso mestierante, è un adattato nel ruolo di prima punta, sguarnito da diverse stagioni: un altro limite cui la società non ha efficacemente ovviato a gennaio.

La gente doriana è disorientata. A settembre si facevano discorsi europei, presto annegati in un mare di considerazioni assai meno lusinghiere. E qui, memori dell’ultima annata nera, costata un campionato di purgatorio, in molti iniziano a paventare una primavera travagliata, figlia soprattutto della disassuefazione di giocatori e tecnico a sputar sangue dal primo al novantesimo, con l’atteggiamento indispensabile per sfangarsela. Verissimo, basterebbe rubacchiare, a Marassi o in altra sede, una vittoriuccia magari favorita da un colpo di sorte amica per cambiare radicalmente umori e prospettive, ma intanto ci si industri per porre le premesse ideali a certe conquiste. Come? Gettando il cuore oltre l’ostacolo e bandendo gli atteggiamenti troppo flemmatici.

PIERLUIGI GAMBINO

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