Verso Rapallo-Bogliasco: parla Elisa Casanova

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Sabato alle 18 derby ligure in serie A1 femminile. Si sfidano Rapallo e Bogliasco, Elisa Casanova presenta l’incontro.

La sveglia in casa di Elisa Casanova suona presto, la mattina; poi, via in ufficio per un’intensa giornata di lavoro. Nel tardo pomeriggio si stacca. Tempo del meritato relax? Nemmeno per idea. L’ex capitano del Setterosa, classe ’73 e oggi centroboa del Rapallo Pallanuoto sale in auto e imbocca l’autostrada, direzione Rapallo, per la seduta di allenamento. Ed è proprio durante il tragitto per raggiungere la piscina del Poggiolino, con il cellulare in modalità vivavoce, che raggiungiamo Elisa.

Un bel tour de force quotidiano, il tuo…

«In effetti lo è. Ma faccio quello che mi piace, sia dal lato professionale, sia da quello sportivo. Quindi non mi lamento: va benissimo così».

Concentriamoci sul versante pallanuoto. Siamo al giro di boa di metà campionato, sabato si riprende ed è derby con il Bogliasco. Che partita sarà anche in base ai segnali emersi dall’ultimo confronto in Coppa Italia?

«Sia nel match di andata sia in quello di ritorno contro le biancazzurre non siamo riuscite ad esprimere al meglio il nostro gioco. Sicuramente ha pesato l’assenza di Cotti e Tankeeva, due giocatrici importanti, che giocano per quattro tempi. Fare a meno di loro non è semplice. Per contro, c’è stata possibilità di dare spazio alle giovani, in linea con il progetto del Rapallo».

A proposito di giovani. Quali differenze noti tra le nuove leve della pallanuoto femminile e gli anni in cui la giovane promessa eri tu?

«Diciamo che dai vent’anni e all’incirca fino ai trenta, per motivi di studio (è laureata in Economia e Commercio) e di lavoro (già ai tempi dell’università aiutava mamma e fratello nelle rispettive attività), la pallanuoto era puro divertimento: mi allenavo la sera a Savona e andavo quando riuscivo e se non ero troppo stanca. Ho iniziato a prenderla seriamente negli anni successivi (quelli che l’anno vista protagonista a Varese, Firenze, Imperia e naturalmente con la calottina azzurra). Prima dei vent’anni, invece, praticavo il nuoto ed ero maniacale».

In che senso?

«Nel senso che quando frequentavo le scuole medie facevo già doppio allenamento per tre volte a settimana. Il che voleva dire sveglia alle 5 di mattina e via in piscina accompagnata da mia mamma per il primo allenamento di giornata. Poi, di corsa a scuola. I professori, quando mi vedevano arrivare con la sacca mi chiedevano: “Casanova, di nuovo in piscina? Te lo ordina il medico?”. Non me lo aveva ordinato nessuno, lo facevo perché era la mia grande passione. Quella che ora non vedo o vedo sono in parte nelle giovani. Da un lato le giustifico perché oggi le distrazioni sono tante: computer, smartphone, tablet, le uscite serali con gli amici… Difficile canalizzare gli interessi in un’unica passione. Senza contare che ormai anche i bambini escono da scuola nel tardo pomeriggio e il tempo per lo sport è sempre più ridotto, per non dire azzerato. Purtroppo da questo punto di vista l’Italia è molto indietro rispetto ad altri Paesi, la cultura sportiva è carente. Ed è un peccato, perché chi non pratica sport agonistico perde molto anche dal punto di vista dei valori».

Prima parte di stagione archiviata: impressioni?

«L’assenza di Cotti per buona parte del girone di andata ci ha penalizzate, lei è una trascinatrice ed è uno sprone anche per le giovani. Diciamo che con un po’ di attenzione in più avremmo potuto chiudere l’andata con qualche punticino in più, vedi la partita contro l’Orizzonte. Dobbiamo imparare a tenere alta la concentrazione per tutta la partita. A Cosenza ci sono stati segnali positivi in questo senso».

Scena di qualche settimanale fa, durante un match casalingo: tu che ti liberi dalla marcatura al centro e vai a segno e commento di una persona a bordo vasca: “E’ sempre il più forte centroboa che l’Italia abbia mai avuto”. Condividi?

«Si vede che chi lo ha detto era una persona anziana, nel rispetto di un’altra persona anziana (scherza Elisa con la consueta simpatia). Chiaramente a livello internazionale non riuscirei più a reggere i ritmi, nemmeno in fase preparatoria. A livello campionato italiano posso dire ancora la mia, anche se non posso giocare quattro tempi consecutivi. Per quanto riguarda le esperienze passate, non ho nessun rimpianto: ho sempre fatto il possibile per dare il massimo».

Dove può arrivare questo Rapallo in campionato e in Coppa Italia?

«In Coppa Italia abbiamo conquistato la Final Six ed era uno degli obiettivi di stagione. In campionato molto dipenderà dalla crescita delle giovani. Come ho già detto anche a loro, ce ne sono alcune nella rosa gialloblu che possono ambire a togliersi grandi soddisfazioni anche a livello internazionale. L’importante è avere la giusta mentalità e crederci fino in fondo»

E il tuo Genoa?

«Il calciomercato come al solito ci destabilizza, ma continuo a seguire il Grifone. Del resto per me conta la maglia, a prescindere da chi la indossi. Quando il Genoa è retrocesso in serie C sono stata tra i primi a rinnovare l’abbonamento. Per quest’anno…speriamo in bene!»

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Nato a Genova nel 1985, appassionato di sport da sempre. Scrivo soprattutto di tiro con l'arco, grazie alla collaborazione con la Fitarco, e di pallanuoto nella sezione web dedicata de Il Secolo XIX. Negli scorsi anni sono stato uno degli speaker "sportivi" di Radio 19.